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Il settore della carne bovina in Europa e in Italia: i risultati di un'indagine campionaria sull'industria italiana di macellazione

Informazioni tesi

  Autore: Luca Camanzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Paolo De Castro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

L’evoluzione è certamente da considerare il filo conduttore che lega il settore agricolo al terzo millennio. Evoluzione che riguarda le caratteristiche strutturali delle imprese e dei sistemi produttivi locali, i mercati nelle loro dimensioni, caratteristiche e regole e, soprattutto, evoluzione delle politiche - nazionali e comunitarie - sia rispetto alle implicazioni economiche dell’agricoltura che al nuovo ruolo multifunzionale del mondo rurale nel suo complesso.
In tale ambito si colloca la zootecnia bovina da carne, un settore che - forse più di altri comparti zootecnici - ha subito gli stimoli ed i vincoli di adattamento imposti sia a livello di mercato che di assetti normativi e politica di settore. La dimensione geografica dei mercati, con l’incremento della concorrenza esercitata da imprese di paesi europei ed extraeuropei, ha portato all’esplosione delle importazioni ed al peggioramento del disavanzo commerciale in Italia.
Di conseguenza, l’intera filiera ha assunto nuovi connotati, guidata da un processo di rapida ''industrializzazione'' del modello di riferimento, e mantenendo diverse ed importanti relazioni che lo rendono strategico nell’ambito dello scacchiere agroalimentare nazionale.
La crisi della BSE, meglio nota come ''mucca pazza'', nel 1996 si è scaricata in maniera tanto inattesa quanto dannosa sulla filiera carni bovine, una realtà molto complessa e di grande importanza economica, ma già da anni in fase di profonda ristrutturazione anche per effetto della sostanziale maturità del ciclo evolutivo dei consumi finali.
Una filiera che, inoltre, appare ''dimenticata'' per le debolezze italiane in sede comunitaria del passato, soffocata a livello zootecnico bovino dal clamore delle vicende recenti del comparto lattiero e, infine, sottovalutata anche nel confronto con le altre filiere agroalimentari nazionali.
Ma, d’altro canto, si tratta di una filiera spesso dimenticata anche perché poco conosciuta; infatti le stesse statistiche ufficiali nazionali non consentono di inquadrare nel dettaglio tale realtà produttiva ed imprenditoriale. Una filiera che, nel suo complesso, raggiunge i 14.000 miliardi di consumi finali e coinvolge quasi 330.000 occupati.
Di fronte a tale contesto, si viene ad inserire l’importante fase evolutiva che porterà l’intera agricoltura nel nuovo millennio e che, per la carne bovina, passa dalla delicata fase di ridefinizione dell’OCM in sede comunitaria. Già la riforma del 1992 ha dimostrato limiti e introdotto penalizzazioni per la zootecnia bovina da carne nazionale.
Alla luce delle importanti considerazioni richiamate, la presente tesi intende fornire un contributo conoscitivo specifico ed originale di questa realtà ''strategica'' per il sistema agroalimentare italiano.
L’analisi che segue verrà dunque svolta considerando gli elementi caratterizzanti il settore, nei vari ambiti, internazionale, comunitario ed, infine, nazionale.
L’obiettivo del primo capitolo è infatti quello di delineare i tratti evolutivi e strutturali del contesto mondiale ed europeo in cui si inserisce il comparto della carne bovina.
Nel secondo capitolo, invece, verranno affrontate le specifiche problematiche inerenti all’organizzazione comunitaria di mercato, attraverso un esame sia degli strumenti di politica agraria attualmente in vigore e dei loro effetti sul mercato, sia dell’ultima proposta di riforma presentata dalla Commissione europea nello scorso mese di Marzo.
Infine, l’analisi della realtà italiana sarà svolta considerando dapprima l’intera filiera bovina da carne (capitolo 3) ed in seguito le peculiarità dell’industria di macellazione nazionale così come sono emerse mediante la realizzazione di una originale indagine campionaria (capitolo 4).

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8 INTRODUZIONE L’evoluzione è certamente da considerare il filo conduttore che lega il settore agricolo al terzo millennio. Evoluzione che riguarda le caratteristiche strutturali delle imprese e dei sistemi produttivi locali, i mercati nelle loro dimensioni, caratteristiche e regole e, soprattutto, evoluzione delle politiche - nazionali e comunitarie - sia rispetto alle implicazioni economiche dell’agricoltura che al nuovo ruolo multifunzionale del mondo rurale nel suo complesso. In tale ambito si colloca la zootecnia bovina da carne, un settore che - forse più di altri comparti zootecnici - ha subito gli stimoli ed i vincoli di adattamento imposti sia a livello di mercato che di assetti normativi e politica di settore. La dimensione geografica dei mercati, con l’incremento della concorrenza esercitata da imprese di paesi europei ed extraeuropei, ha portato all’esplosione delle importazioni ed al peggioramento del disavanzo commerciale in Italia. Di conseguenza, l’intera filiera ha assunto nuovi connotati, guidata da un processo di rapida "industrializzazione" del modello di riferimento, e mantenendo diverse ed importanti relazioni che lo rendono strategico nell’ambito dello scacchiere agroalimentare nazionale. La crisi della BSE, meglio nota come "mucca pazza", nel 1996 si è scaricata in maniera tanto inattesa quanto dannosa sulla filiera carni bovine, una realtà molto complessa e di grande importanza economica, ma già da anni in fase di profonda ristrutturazione anche per effetto della sostanziale maturità del ciclo evolutivo dei consumi finali.

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