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La politica estera del Portogallo e l'Europa

L’adattamento del Portogallo alla vita comunitaria si è realizzato senza troppi traumi, non avendo esso sollevato riserve di principio sull’ideale dell’integrazione europea, anzi la sua partecipazione ha incoraggiato innovazioni nella struttura della Comunità. L’integrazione è stata considerata dai vari governi degli ultimi quindici anni come un traguardo dello sviluppo economico e sociale e vista come obiettivo di politica interna ed estera. Lo sforzo del Portogallo è stato coronato dal successo: il paese ha centrato i requisiti posti dal Trattato di Maastricht per entrare nell’Unione Monetaria Europea e quindi, al termine del Consiglio dei ministri della Comunità, il 3 maggio 1998, esso è stato inserito, senza sorprese, tra gli undici paesi ammessi alla nuova area monetaria e adotterà anch’esso l’euro come propria moneta corrente. In questo lavoro affronto la questione di come il paese ha superato le tappe storiche che lo hanno condotto verso questo traguardo.

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2 Capitolo primo Il Portogallo nel primo Novecento: uno sguardo d’insieme Nel Portogallo dei primi anni del ventesimo secolo, come anche nella vicina Spagna, la società era profondamente permeata dei valori religiosi custoditi dalla onnipresente Chiesa e dai suoi ordini, tra cui spiccava la Compagnia di Gesù. I gesuiti avevano, nel Portogallo di allora, un enorme potere; essi organizzavano l’insegnamento in scuole più qualificate di quelle statali, dirigevano centri di ricerca e disponevano di mezzi di informazione. Inoltre, la Chiesa possedeva beni immobiliari ovunque, partecipava ad attività commerciali e finanziarie. Fu contro la permissività della Chiesa e anche contro la monarchia che, all’inizio del 1908, iniziarono delle sommosse di militanti operai armati le quali, seppur prive della guida delle organizzazioni sindacali, ebbero successo nel minare le fondamenta della monarchia (De Sousa, 1972:17). Le elezioni municipali tenutesi nel novembre dello stesso anno videro la supremazia del partito repubblicano nelle maggiori città, ma non nelle campagne, dove la monarchia aveva ancora grande seguito (Pabón, 1945:379). Per sedare queste ribellioni, il re Carlos I riesumò una vecchia legge che prevedeva la deportazione per i rei di delitti politici. Poco tempo dopo, il 1/2/1908, l’impopolare re e il principe ereditario Luis Felipe vennero assassinati da congiurati repubblicani che probabilmente godevano dell’appoggio di dissidenti monarchici (Albonico, 1977:33). Inoltre, la borghesia nazionalista

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Fulvio Papouchado Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2201 click dal 26/10/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.