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Ciclicità dell'economia e Rischio di Credito: una verifica empirica sul periodo 1985-2002

Informazioni tesi

  Autore: Simone Daparma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Roberto Barontini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 289

L’analisi empirica effettuata in questa tesi, esposta nel capitolo 4, cerca di individuare quali siano le variabili macroeconomiche in grado di spiegare i differenti tassi d’insolvenza delle imprese italiane nelle differenti fasi del ciclo economico: in pratica si sono stimati i coefficienti di elasticità (β) fra variabili macroeconomiche e gruppi omogenei di prestito. Per effettuare questa analisi empirica si sono utilizzati le seguenti quattro serie storiche (di fonte Banca d’Italia) relative all’intero sistema creditizio:
• tassi di decadimento annuali dal 1985 al 2000 delle imprese non finanziarie suddivise in 15 branche di attività economica (più il totale branche) e 5 aree geografiche (più il totale dell’Italia); quindi, si è effettuata l’analisi empirica utilizzando il massimo grado di disaggregazione dei prestiti, ottenendo 96 gruppi di prestito (cluster).
• Tassi di decadimento trimestrali dal 1990 al 2002 delle imprese non finanziarie suddivise in 15 branche di attività economica (più il totale branche) e 5 aree geografiche (più il totale dell’Italia); si è effettuata l’analisi empirica utilizzando il massimo grado di disaggregazione dei prestiti, ottenendo 96 gruppi di prestito (cluster).
• Tassi di decadimento annuali (calcolati sui tassi trimestrali del punto precedente) dal 1990 al 2002 delle imprese non finanziarie suddivise in 15 branche di attività economica (più il totale branche) e 5 aree geografiche (più il totale dell’Italia); anche in questo caso si è effettuata l’analisi empirica utilizzando il massimo grado di disaggregazione dei prestiti, ottenendo 96 gruppi di prestito (cluster).
• Tassi di decadimento trimestrali dal 1990 al 2002 delle imprese non finanziarie e famiglie produttrici (insieme) suddivise in 15 branche di attività economica (più il totale branche), in 5 aree geografiche (più il totale dell’Italia) e in 3 classi di grandezza del fido; si è effettuata l’analisi empirica utilizzando il massimo grado di disaggregazione dei prestiti, ottenendo 288 gruppi di prestito (cluster).
Per i tassi di decadimento annuali si era pensato di effettuare un’analisi aggregando le due fonti di dati per ottenere un periodo di riferimento più ampio: cioè aggregare ai dati dal 1985 al 2000 i tassi di decadimento dell’anno 2001 e 2002; purtroppo a causa di incongruenze fra le due serie storiche si è deciso di effettuare due analisi separate al fine di evitare distorsioni nella stima delle correlazioni fra tassi di default e fattori sistematici.
Le serie storiche relative alle variabili macroeconomiche sono state raccolte da 3 fonti differenti: dal sito internet dell’Istat sono state prese, in particolare, variabili relative all’economia reale, da DataStream variabili relative ai mercati finanziari e dal sito internet di Confindustria sia variabili relative all’economia reale, sia ai mercati finanziari; successivamente sono state eliminate le serie storiche che coprivano periodi limitati di tempo e sono state eliminate anche alcune serie storiche ridondanti, cioè che presentavano una elevata correlazione rispetto ad altre serie storiche. Alla fine di tutti questi processi di selezione sono state utilizzate nell’analisi empirica 327 serie storiche di variabili macroeconomiche.

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6 INTRODUZIONE A partire dai primi anni ’90 sono mutati profondamente i comportamenti e le funzioni dei mercati e degli intermediari finanziari; anche per effetto della caduta degli “steccati” operativi e regolamentari che separavano le diverse figure degli intermediari finanziari 1 , della liberalizzazione su scala mondiale dei movimenti di capitale e dello sviluppo della tecnologia nei computer e nelle telecomunicazioni. Questa fase di profonda evoluzione sta portando notevoli cambiamenti alla gestione dei rischi bancari. Nel corso dell’ultimo decennio il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria è intervenuto nel 1996 su alcuni aspetti dell’Accordo sul Capitale (1988), per aggiornare la regolamentazione sulla determinazione dei requisiti patrimoniali a fronte dei rischi di mercato del portafoglio non immobilizzato delle banche; inoltre, a partire dal 1999 il Comitato di Basilea ha pubblicato diversi documenti 2 , ai fini consultivi, per delineare il Nuovo Accordo sul Capitale per la determinazione dei requisiti patrimoniale a fronte del rischio operativo e del rischio di credito di una banca. Obiettivo fondamentale della revisione dell’Accordo sul Capitale del 1988 è migliorare la correlazione fra il requisito patrimoniale e i rischi effettivamente assunti dalle banche. A giustificare l’esigenza di una revisione delle regole vi sono ormai un’abbondante evidenza empirica ed un’ampia letteratura sull’arbitraggio regolamentare, un fenomeno che, con il procedere dell’innovazione finanziaria e dello sviluppo dei mercati, ha via via compromesso l’efficacia dei coefficienti patrimoniali nel misurare la rischiosità degli attivi bancari e nel disciplinare il gioco competitivo fra banche. 1 Ad esempio non vi è più la distinzione fra operatività a breve termine e operatività a medio/lungo termine, non vi è più quella separazione fra assicurazioni e banche; in generale agli intermediari finanziari è stato reso possibile svolgere una ampia gamma di operazioni finanziarie, a patto che sia rispettata le norme di vigilanza prudenziale. 2 Cfr. Comitato di Basilea (luglio 1999), Comitato di Basilea (gennaio 2001) e Comitato di Basilea (aprile 2003); si veda, inoltre, il documento definitivo Comitato di Basilea (giugno 2004).

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