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Il professionista intellettuale e la legge antitrust 287/90

Informazioni tesi

  Autore: Ivana Convertini
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Legislazione per l'Impresa
  Relatore: Antonio Maria Leozappa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 422

Tra le linee di innovazione portate dall’esperienza comunitaria negli ultimi anni, quella che ha avuto il maggior impatto sulla disciplina delle professioni intellettuali è stata l’elaborazione della nozione comunitaria di impresa ed i riflessi che essa ha prodotto sulla disciplina della concorrenza. La disciplina sulla concorrenza in ambito comunitario comprende gli artt. 85-94 del Trattato CEE. La sezione I (artt. 85-90), che comprende l’art. 85 che è quello che vieta le intese anticoncorrenziali è significativamente rubricato “Regole applicabili alle imprese”. Presupposto quindi perché si possano applicare i divieti di cui all’art. 85 del Trattato CEE è l’esistenza di un’attività qualificabile “d’impresa”.
Nel nostro Paese la legge esclude esplicitamente che l’attività dei professionisti intellettuali possa essere così qualificabile. Infatti, contro l’assimilazione dell’attività professionale all’attività di impresa e più in generale, a favore della sottrazione delle attività professionali all’applicazione delle regole della concorrenza, viene tradizionalmente sostenuto che l’operare dei meccanismi di mercato nel settore delle professioni non garantirebbe la massimizzazione del benessere sociale, il cui perseguimento giustificherebbe invece l’introduzione di svariati strumenti di regolamentazione. Giova invece osservare come l’assimilazione dell’attività svolta dai professionisti intellettuali all’attività di impresa rappresenta un principio ormai consolidato nel diritto comunitario della concorrenza. Al riguardo le ripetute iniziative intraprese dalla Comunità, a livello normativo e giurisprudenziale, ispirate al principio dell’applicabilità delle norme antitrust anche al settore delle libere professioni appaiono senz’altro costituire, in ambito nazionale, un imprescindibile punto di riferimento. Come è noto, tali iniziative trovano il loro presupposto nell’ampia nozione di impresa adottata a livello comunitario, secondo la quale, nel contesto del diritto della concorrenza, si qualifica come impresa qualsiasi entità che esercita un’attività economica a prescindere dal suo stato giuridico e dalle sue modalità di finanziamento. Nell’esaminare il complesso argomento dell’applicabilità delle norme antitrust alle professioni intellettuali, appare utile soffermarsi, in particolare, su alcuni recenti orientamenti espressi in materia dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la quale ha avviato un’indagine conoscitiva su tutti gli ordini e collegi professionali, volta ad accertare le possibili distorsioni della concorrenza o del corretto funzionamento del mercato indotte dalla regolamentazione professionale, in primis quella che attribuisce all’Ordine o Collegio il potere esclusivo di riconoscere e tutelare non solo il possesso di un certo titolo di studio, ma pure lo svolgimento delle relative attività professionali. Dopo aver riconosciuto che il rispetto di suddetta normativa è necessaria per garantire la qualità e la competenza del professionista, nonché per mantenere un adeguato livello qualitativo delle prestazioni professionali, l’Autorità garante ha tuttavia rilevato che tale regolamentazione, “anche per il lungo tempo trascorso dalla sua origine ed i profondi mutamenti intervenuti nella realtà economica, non appare totalmente giustificata dall’esigenza di garantire la qualità del professionista e della prestazione ed anzi risultare idonea a restringere o addirittura ad impedire il libero svolgersi della concorrenza”.
In Italia le professioni intellettuali sono soggette ad una consistente regolamentazione, riguardante sia le condizioni di accesso al mercato che le modalità di svolgimento dell’attività. L’accesso al mercato resta condizionato al possesso dei requisiti prescritti, che vanno dal semplice titolo di studio, al tirocinio, all’esame di Stato, all’iscrizione in un albo professionale. Per i notai e i farmacisti, vige inoltre un regime di predeterminazione del numero dei soggetti ammessi ad operare sul mercato e di esclusive territoriali a beneficio di ciascuno di essi.
La regolamentazione delle condizioni di esercizio della professione comprende la determinazione per legge, con varie modalità, delle tariffe minime delle prestazioni, restrizioni all’utilizzo della pubblicità, limitazioni all’organizzazione dell’attività. Una legge del 1939 che vietava l’esercizio in forma societaria dell’attività professionale è stato faticosamente abrogata nel 1997, con delega al ministero della giustizia di fissare con proprio decreto le condizioni per l’esercizio dell’attività in forma societaria. Ad oggi, tuttavia, il decreto non è stato ancora emanato e la definizione di una disciplina in materia appare legata alla discussione sulla più ampia ipotesi di riforma degli ordinamenti professionali attualmente all’esame del Senato.

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1 Introduzione Fino agli anni 80 nell’ordinamento comunitario la politica di tutela della concorrenza costituiva essenzialmente uno strumento per favorire la realizzazione di un mercato comune europeo; com’è noto, invece, negli ultimi anni, con maggiore decisione che in passato, la promozione della concorrenza, in seguito ad importanti cambiamenti del quadro istituzionale e del modo di intendere il ruolo dello stesso diritto della concorrenza, ha assunto preminenza fra gli obiettivi comunitari, tant’è vero che le istituzioni comunitarie hanno esteso quanto più possibile l’applicazione della normativa antitrust anche a settori tradizionalmente trascurati. In particolare, il Parlamento Europeo nella XIX e XX Relazione sulla politica della concorrenza ha invitato la Commissione a promuovere la concorrenza nell’ambito delle professioni liberali, partendo da una seria ricognizione delle legislazioni nazionali che nel settore in esame producono vere e proprie barriere per l’accesso delle attività economiche relative. La Commissione, da parte sua, proprio di recente ha sottolineato la necessità, visto che il principio del mutuo riconoscimento si è rilevato nei fatti insufficiente per

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Parole chiave

antitrust
concorrenza
impresa comunitaria
limiti all'accesso
norme deontologiche
ordini professionali
professionista intellettuale
sentenze
società tra professionisti
tariffe professionali

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