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Ai confini del banner - Da risorsa economica a risorsa paratestuale e ritorno

La tesi si prefigge l'obbiettivo di trattare un oggetto sincretico come il banner in modo altamente multidisciplinare ed integrato, seguendolo nel proprio percorso di sviluppo e mutazione. Ne vengono infatti esposti ed analizzati gli aspetti legati al fattore economico, testuale, produttivo, ricettivo, tecnologico e così via, nel tentativo di tracciarne un profilo a più dimensioni, necessario per individuarne reali caratteristiche, capacità e mutazioni occorse dalla sua origine.
Fino a poco tempo fa considerato un potentissimo strumento di marketing, il banner è oggi spesso ignorato al punto che la riconversione in corso delle sue funzioni e del suo ruolo nella rete sta avvenendo quasi inosservata. Da quando il banner non è più il solo mezzo di sostentamento di Internet, è stato infatti costretto a rinegoziare la propria collocazione e utilità nel contesto del web, con risultati a volte soprendenti.
Nella prima parte della tesi tratto la storia del banner dalla sua nascita alle sue ultime declinazioni tecnologiche e di marketing, nonchè tutti i fattori relativi al suo sfruttamento economico e relativi risultati conseguiti. Successivamente dedico la mia attenzione all'analisi della sua routine produttiva e ricettiva, utlizzando strumenti diversi. Passo poi ad utilizzare come sono stati fino ad ora utlizzati gli strumenti semiotici nell'analisi del banner, per concludere con una corposa analisi dell'uso dei banner da parte dei siti di informazione, in special modo durante l'ultima guerra del golfo, per verificarne flessibilità ed opportunità. In questo contesto ho individuato un genere di banner che definisco “di competenza” e che costituisce un esempio lampante di come il banner possa in effetti essere un forte elemento paratestuale, rafforzandosi nel legame con il contesto e rafforzando il contenuto stesso del sito attraverso la propria mediazione. Uno spazio di questo tipo potrà dunque essere in tal modo rivalorizzato ed eventualmente, ma non solo, restituito nel pieno delle proprie funzioni all'ambiente pubblicitario dal quale proviene.

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1. Premessa 1.1 Il banner pubblicitario da Sant’Anselmo al rogo pubblico Il rapporto annuale dell’Interactive Advertising Bureau1 del 2001 si faceva notare immediatamente (oltre che per le solite splendide copertine) per il primo articolo, che, immediatamente dopo il sommario nel quale già si smentiva “la morte del banner”, si apriva con il titolo “Una nuova vita per il “vecchio” banner” seguito subito sotto dall’affermazione “Non è vero che l’Internet advertising sia un flop”. Un curioso incipit, per una rivista rivolta a chi doveva investire nell’on-line advertising, che inevitabilmente finiva per confermare ciò che avrebbe voluto negare. Quantomeno rendeva noto, a quei pochi che ancora non se ne fossero accorti, che qualcosa doveva essere andato storto se solo due anni prima nella medesima pubblicazione il banner era magnificato come la perfetta sintesi tra affissione, coupon e numero verde oltre a possedere caratteristiche nuove e tutte speciali come “l’interattività; la capacità di fondere advertising tradizionale e marketing diretto; la misurabilità dei contatti”2. Cosa era andato storto? O meglio, qualcosa era davvero andato storto? Comunque fosse, la piccola gaffe del rapporto annuale dello IAB non dovette essere così evidente agli investitori (dopotutto gli autori erano pur sempre pubblicitari) se nei tre anni che ci separano da quella data il volume di denaro spostato dalla 1 La principale e più autorevole associazione nel campo della pubblicità on-line. Riunisce numerose società italiane e internazionali interessate alla e dalla pubblicità on line oltre a studiare e promuovere lo sviluppo della stessa. 2 Giampiero Di Carlo, “Non solo banner. La creatività in rete”, in Pubblicità su Internet. Cos’è, come si fa, quanto serve e chi la fa, Iab Italia 1999, allegato a Prima Comunicazione, Ottobre 1999, p. 20.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giacomo Natali Contatta »

Composta da 169 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.