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La Politica estera del secondo governo Berlusconi ed il suo sostegno a Washington. Il punto di vista della stampa francese

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bafundi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Leopoldo Nuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

La politica estera del secondo governo Berlusconi ed il suo sostegno a Washington. Il punto di vista della stampa francese

Gli obiettivi

L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di individuare gli elementi di continuità e quelli di novità nella conduzione della politica estera da parte del secondo governo Berlusconi rispetto ai governi italiani che lo hanno preceduto nel corso degli anni ’90, ovvero dopo la fine della Guerra Fredda.
Questo esecutivo, rispetto ai governi italiani del passato, è stato caratterizzato da un contesto interno ed internazionale del tutto originale. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, infatti, sono pervenuti al governo, in modo stabile, dei gruppi politici le cui idee e la cui provenienza erano quasi del tutto diverse rispetto a quelli che avevano fino ad allora guidato il Paese. Inoltre, essendo arrivato al potere nel giugno del 2001, ovvero pochi mesi prima dei sanguinosi attentati dell’11 settembre al World Trade Center di New York e al Pentagono di Washington, l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi si è trovato ad operare in un contesto internazionale radicalmente mutato rispetto al passato. Un contesto fortemente caratterizzato dalla ferma volontà americana di condurre una strenua lotta nei confronti del terrorismo internazionale di matrice islamica, se necessario anche al di fuori delle tradizionali istituzioni di cooperazione multilaterale.
L’Italia si è dunque improvvisamente trovata di fronte al problema, di non facile soluzione, di dover scegliere tra la fedeltà all’alleato americano e l’appoggio alle istituzioni internazionali, come l’Onu.
Il vigoroso dibattito politico che ha accompagnato la più controversa delle operazioni militari contro il terrorismo, l’invasione dell’Iraq condotta dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti nel corso della primavera del 2003, ha portato gli Stati europei, che pure in blocco avevano appoggiato la campagna militare americana in Afghanistan all’indomani degli attentati del 2001, a dividersi rigidamente tra fautori ed oppositori dell’intervento in Iraq.
Nel contesto europeo marcate sono state le differenze che hanno segnato le prese di posizione di Italia e Francia. Nonostante entrambe abbiano adottato, al momento dell’intervento americano, decisioni molto simili, permettendo il diritto di sorvolo ai mezzi militari statunitensi e scegliendo di non prendere parte al conflitto, almeno inizialmente, esse si sono presentate in profonda contrapposizione. L’Italia ha infatti giustificato politicamente l’ineluttabilità dell’intervento militare, mentre la Francia ha contrastato con forza le iniziative diplomatiche americane tese alla ricerca di una risoluzione dell’Onu che appoggiasse l’intervento.
Comprendere quanto la composizione del Governo ed il contesto internazionale abbiano condizionato la politica estera dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi tradizionali partner europei, in modo particolare la Francia, è stato la principale finalità della Tesi.

La struttura e le fonti

La tesi è stata strutturata in due parti differenti curate in momenti diversi, oltre all’introduzione e alle conclusioni. La prima parte è uno studio sulla politica estera italiana del governo Berlusconi, attraverso le analisi presentate da riviste pubblicate in lingua italiana, inglese e francese specializzate in affari internazionali, nonché da alcuni libri prodotti sull’argomento.
Ho scritto questa parte in Italia, attraverso un lavoro di consultazione delle riviste specializzate, in particolare tra queste Affari Esteri, The International Spectator, La comunità Internazionale e Politique Étrangère, svolto presso la Biblioteca della Camera dei Deputati e presso la Biblioteca dell’Istituto Affari Internazionali. Inoltre numerosi spunti di riflessione mi sono stati forniti dalla lettura delle edizioni del 2003 e del 2004 de “La politica internazionale e l’Italia” edita da Il Mulino, nonché da un interessante lavoro di Roberto di Quirico, pubblicato per Notre Europe, sulla Presidenza italiana dell’Unione, e di alcuni altri libri come “Parigi Berlino Mosca. La via dell’indipendenza e della pace” di Henri De Grossouver e “L’Italie aujourd’hui”, una guida alla lettura per francesi dell’Italia degli anni ’90.

Nella seconda parte ho invece cercato di evidenziare il punto di vista dei mass media francesi attraverso un lavoro di indagine svolto “sul campo” mentre mi trovavo a studiare in Francia, basato principalmente sullo studio comparato degli articoli trovati negli archivi delle biblioteche dell’Università e del Municipio di Nantes. Lo studio ha riguardato i maggiori quotidiani francesi che si occupano di questioni internazionali; la scelta è quindi ricaduta, in un accorto bilanciamento delle aree politiche di maggior interesse, su Le Monde, Le Figaro, Libération e Les Échos.

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2 INTRODUZIONE Ritornato al potere nel giugno 2001, dopo cinque anni dalla formazione del suo primo governo, Silvio Berlusconi ha guidato la Casa delle libertà nella conduzione di una politica estera italiana fortemente condizionata dal nuovo contesto internazionale. I sanguinosi attentati al Word Trade Center di New York ed al Pentagono di Washington dell’11 settembre 2001, pochi mesi dopo la vittoria politica del centro-destra italiano, hanno portato Berlusconi a schierare con convinzione l’Italia al fianco degli Stati Uniti nella lotta da loro intrapresa contro il terrorismo internazionale di matrice islamica. Il vigoroso dibattito politico che ha accompagnato la più controversa delle operazioni militari contro il terrorismo, l’invasione dell’Iraq condotta dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti nel corso della primavera del 2003, ha spinto i Governi di tutto il mondo ad assumere posizioni divergenti rispetto al giudizio sulla liceità e l’ineluttibilità dell’intervento stesso. Soprattutto per gli aspetti connessi al diverso riconoscimento del ruolo dell’Onu nella soluzione della crisi irachena. In questo contesto sono state marcate le distanze che hanno caratterizzato le posizioni dei Paesi Europei, che pure in blocco avavano solidarizzato con gli americani all’indomani degli attentati dell’11 settembre. Di particolare evidenza sono risultate le differenze che hanno segnato la Francia e l’Italia rispetto all’appoggio politico e militare fornito agli Usa nella soluzione della crisi irachena. Il secondo governo Berlusconi ha incontrato nella conduzione della sua azione l’ostilità di una parte della stampa estera. Le più forti segnalazioni critiche, comparse in modo particolare sui giornali francesi, oltre che l’intervento militare in Iraq, hanno riguardato l’impegno assunto dal governo italiano nei confronti del

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