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La valutazione degli impatti ambientali e sociali nelle politiche e nei progetti della Banca Mondiale. Tematiche specifiche relative alla biodiversità

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Malvasi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Ambientale
  Relatore: Giulio Querini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

Il mio lavoro ha posto l’enfasi sulle modalità con cui la World Bank, nelle Valutazioni d’impatto ambientale e sociale, affronta le problematiche che emergono quando un progetto di sviluppo deve essere realizzato in aree di rilevante interesse naturalistico (in particolare in aree forestali, ricche di biodiversità) in cui vi sia una stretta interconnessione tra ambiente biofisico e ambiente socio-economico e sulle procedure con cui cerca di internalizzare i costi e i benefici esterni generati dall’opera/intervento. A causa dei links che si vengono a creare tra ambiente bio-fisico e organizzazione della società in termini di economie e diseconomie esterne, le modifiche che i progetti di sviluppo provocano all’ambiente e al territorio sotto forma di impatti, si ripercuotono inevitabilmente sulle strutture socioeconomiche che poggiano su di esso. Tra i vari possibili impatti sull’ambiente ho focalizzato su quelli che un progetto di sviluppo può arrecare alla biodiversità e alle risorse biologiche e sulle conseguenze sociali che ricadono sulle comunità che utilizzano tali risorse. Le risorse biologiche e la biodiversità sono alla base, in molte parti del mondo sottosviluppato, del tessuto sociale ed economico oltre che culturale delle popolazioni che, attraverso i secoli, sono giunte grazie alle conoscenze tradizionali (Indigenous Knowledge (IK)), all’applicazione di un trade-off ottimale tra utilizzo e conservazione delle risorse naturali. Tali sistemi, grazie alle economie di scopo e alle continue interazioni tra gli individui che compongono le comunità e l’ambiente sono in equilibrio stabile da un punto di vista economico-istituzionale poiché si crea una rete di esternalità che tiene conto dei processi di retroazione (feedback). A tal fine ho esaminato le politiche, le procedure e le direttive della World Bank in tema di Environmental Assessment e Social Assessment per vedere in che modo essa cerca (e se cerca) di evitare che un progetto concepito secondo la logica della private-sector-led-growth vada a causare uno shock sui sistemi esistenti in cui si pongono in essere pratiche sostenibili di gestione collettiva delle risorse naturali. Le Operational Policies della World Bank infatti le conferiscono un ruolo di primo piano all’interno dello scenario globale perché mostrano la sensibilità con cui percepisce la trasversalità delle questioni ambientali e sociali. La World Bank, con l’Environmental Assessment Sourcebook e gli Updates, richiede che costi e benefici ambientali siano “apprezzati” per incorporare nelle CBA almeno una parte di quei valori (sociali, culturali, d’uso, d’esistenza, di opzione) di quei processi di retroazione che legano l’ambiente naturale all’ambiente umano, che altrimenti non peserebbero nella scelta di progetti alternativi. A tal fine ho analizzato il grado effettivo di ricorso alla Environmental Valuation per verificare se, in maniera più o meno consapevole, si disattende a ciò che richiedono manuali e guidelines della World Bank e in caso negativo ci si è soffermati sul perché non sono stati valutati. Due sono stati i progetti analizzati: il Mizoram State Roads Project (ristrutturazione, ammodernamento e ampliamento della rete stradale del nord-est dell’India) e il Chad-Cameroon Petroleum Development and Pipeline Project (sfruttamento petrolifero e costruzione del relativo oleodotto). A corroborare la necessità della valutazione degli impatti sociali e ambientali nelle analisi economiche si sono analizzati i punti di vista e le critiche (positive e negative) di alcune organizzazioni non governative (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Environmental Defence Fund, Forest People Programme, ecc.) che hanno seguito in modo diretto o indiretto quest’ultimo progetto e dell’Inspection Panel della World Bank. Non si può prescindere, quindi, dalla considerazione delle conseguenze sociali e culturali oltre che economiche degli impatti ambientali. Se da un lato, infatti, risalta che nell’implementazione di progetti di sviluppo si deve porre attenzione ai links che si vengono a creare tra ambiente biofisico e organizzazione della società in termini di economie e diseconomie esterne, dall’altro bisogna assicurarsi che l’opera, il piano o la politica - così come vengono concepiti - devono impattare il meno possibile sui sistemi di gestione collettiva esistenti onde evitare di causare shock che comportino elevati costi di riconversione. In questo modo si è potuto mettere in evidenza un quadro abbastanza significativo dello stato di avanzamento cui è giunta la ricerca in questo campo, sulla spinta del crescente interesse di Paesi sviluppati e in via di sviluppo alla salvaguardia dei loro patrimoni forestali e alla loro valorizzazione come assets su cui puntare per lo sviluppo, non solo del turismo, ma anche delle comunità che da essi dipendono, non ultima, la comunità globale.

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3 Capitolo 1 L’utilizzo dell’analisi economica per la tutela ambientale. Strategia e procedure della Banca Mondiale 1.1 Sviluppo economico e tutela ambientale. Metodologie a confronto Dal 1972, anno della Conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano, la coscienza ambientale internazionale è andata sempre più sviluppandosi. Considerare la salvaguardia ambientale come un valore porta alla modifica dei prezzi relativi (le idee pesano) 1 e ciò ha contribuito a far rientrare i beni ambientali nel concetto di risorse scarse. Nel 1992 il World Development Report della Banca Mondiale pose l’attenzione sui links tra sviluppo e ambiente e sottolineò la possibilità di implemetare politiche “win-win” ossia capaci di costruire un circolo virtuoso che potesse riflettersi positivamente sia sullo sviluppo economico che sull’ambiente 2 . Da anni, quindi, tale istituzione finanziaria riveste un ruolo di primo piano all’interno dello scenario globale, grazie all’enfasi posta sull’esigenza di una sempre più stretta integrazione tra V.I.A. (o meglio E.A., Environmental Assessment) e analisi economica dei progetti di investimento. Le informazioni contenute nelle V.I.A. concernenti la identificazione, la descrizione e la quantificazione degli impatti ambientali positivi e negativi, devono essere adeguatamente convertite in valori economici (costi e benefici) attraverso la Environmental Valuation 3 . Solo attraverso tale strumento è possibile omogeneizzare i valori ambientali e quelli economico-monetari ed effettuare una più corretta ponderazione dei vari progetti da finanziare in maniera conforme alla essenza della logica economica, cioè ispirandosi a criteri di razionalità 4 . 1 North, D.C., (1994): Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell’ economia, Il Mulino, Bologna, traduzione di W. Santagata. Edizione originale: Institutions, Institutional Change and Economic Performance, Cambridge University Press, Cambridge, 1990, pagg. 124-125. 2 Dixon, J.A., Scura, L.F., Carpenter, R.A. e Sherman, P.B., (1994): Economic analysis of Environmental Impacts, Second Edition, Earthscan Publications Ltd, London, pagg. 4-5. 3 Silva, P. e Pagiola, S., (2003): A Review of the Valuation of Environmental Costs and Benefits in World Bank Projects, in “Environmental Economics Series”, Paper no. 94, The World Bank, Washington D.C.. 4 Querini, G., (2000): La politica ambientale della Unione Europea, Seconda Edizione, Edizioni Kappa, Roma, pag. 96.

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