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Evoluzione del rapporto mente-cervello nel pensiero di K.R. Popper e J.C. Eccles

Lo svolgimento di questa tesi ha costituito per me un’intensa e difficoltosa avventura intellettuale, offrendomi intanto la possibilità di misurarmi con un approccio alla ricerca che vuole essere scevro da pregiudizi, ma soprattutto mi ha consentito di operare delle riflessioni su quello che è sicuramente il più grande mistero con cui l’uomo deve convivere e cioè la comparsa della coscienza.
Da sempre infatti, una delle preoccupazioni fondamentali dell’uomo è stata la ricerca delle proprie origini e l’elaborazione di ipotesi sulle modalità attraverso cui la specie si è sviluppata e sulle peculiarità che la caratterizzano. Già l’uomo di Neandertal verso la fine della propria esistenza raccoglieva fossili e pietre, in quello che può definirsi un primo rudimentale approccio metafisico al problema.
Il panorama esplicativo offertoci dalla filosofia della mente è immenso, da qui è stata inevitabile la scelta tra autori, scelta non casuale naturalmente.
Uno degli obiettivi della tesi è infatti quello di proporre un approccio interdisciplinare al problema. Ciò non significa parlare un po’ di tutto, né parlare di un solo personaggio da diversi punti di vista. Questo perché, come ci insegna Popper, si effettua un lavoro interdisciplinare quando nella soluzione di un particolare problema tipico di una disciplina (intesa come un’insieme di teorie “tentativi”) ci si serve di strumenti teorici e pratici presi da altre discipline.
Ho scelto quindi 2 autori l’uno filosofo e l’altro neurofisiologo i quali cercano di colmare (sempre provvisoriamente) le lacune e le dimenticanze attribuibili ad altri studiosi. È frequente infatti che alcuni osservino il panorama della mente dalla cima di una montagna mentre altri preferiscono armeggiare solo nella sala macchine. Per dirla in termini popperiani, non sono certa, ma è vero che l’uno ha scalato la montagna mentre l’altro abilmente ha eseguito la discesa per addentrarsi nella sala macchine.
Dalla pluralità di prospettive, dall’incontro tra l’approccio umanistico e neuroscientifico, può derivare una comprensione più ricca dei mondi che non rinunci ad aspetti fondamentali della stessa.
Quanto al metodo, merito principale di Popper ed Eccles è quello di aver illuminato nel loro reciproco approccio gli oscuri vincoli del dogmatismo e di aver elaborato una concezione che richiama la fallibilità dell’uomo e alla conseguente società pluralistica nella quale nessuna teoria si presenta con la pretesa di essere assoluta per maggior grado di verità o di adattabilità alla situazione. Entrambi propongono quindi una società aperta priva di imposizioni nella quale il libero scambio e flusso di teorie renda queste ultime semplici e provvisori tentativi di risoluzione dei problemi.
Nella tesi non intendo affermare alcuna superiorità, in quanto tutte le ipotesi sono utili se non per arrivare a una soluzione comune, per offrire spunti di riflessione, ossia stimoli per proseguire tale indagine.

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4 Introduzione Da sempre una delle preoccupazioni fondamentali dell’uomo è stata la ricerca delle proprie origini e l’elaborazione di ipotesi sulle modalità attraverso cui la specie si è sviluppata e sulle peculiarità che la caratterizzano. La ricerca sul mistero delle origini e i sentimenti che da essa scaturiscono si è intrecciata con la volontà di operare una ri- flessione capace di portare l’uomo oltre il semplice stupore e la semplice ammirazione. Già l’uomo di Neandertal verso la fine della propria esistenza, raccoglieva fossili e pietre in quel- lo che può definirsi un primo, rudimentale, approccio metafi- sico al problema.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Patrizia Puggioni Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.