Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

''Il mestiere delle Armi'' di Ermanno Olmi: Forma, enunciazione, rappresentazione della morte

L’interesse principale di Olmi è lo spettatore, a “lui” vuole dare una prospettiva nuova per vedere, e interrogarsi; nella nostra società è segno di profondo anticonformismo.Entro le coordinate della corte del '500 con la volontà di adeguazione ai codici d’onore, alla tecnica di governo, alla ragion di stato, alle leggi di cavalleria nel Mestiere delle Armi possiamo riconoscere una struttura dualistica: una conflittualità fatta di spinte e contro-spinte, riflesso di una intera epoca, e della crisi di identità che attraversò il passaggio dal Medioevo al Rinascimento. Olmi si rivolge direttamente allo spettatore attraverso lo sguardo e le parole in macchina, invita in maniera diretta a prendere parte alla vicenda, Casetti definisce questa modalità d’espressione una INTERPELLAZIONE: l’autore chiama in causa lo spettatore come interlocutore immediato. Il Maestro cattura l’attenzione dello spettatore attraverso l’ esibizione della natura “artificiale” del mezzo, trasporta il destinatario in un mondo lontano fornendo gli strumenti per il “viaggio” cioè il senso critico nei confronti della realtà.
Riferimento letterario importante, che focalizza l’aspetto politico- militare del film, è il brano del Machiavelli, letto dall’ Aretino a Joanni. Il brano è tratto da L’arte della guerra: nel trattato vengono toccati gli aspetti significativi della tecnica militare, esaminati, naturalmente, secondo le convinzioni dell’ autore e dei suoi tempi.L’importanza dell’opera sta nella lucida individuazione dello stretto nesso tra fattore militare e politico.Tre gli aspetti che caratterizzano le scelte della messa in scena: l’utilizzo della struttura circolare del flashback, l’impiego della luce fedele all’illuminazione dell’epoca, e il richiamo alla pittura cinquecentesca.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 è un regista un po’ con l’andamento di un fiume carsico che ogni tanto sparisce in quei luoghi che a lui piacciono, che vive ai margini del cinema ufficiale… 1 Ermanno Olmi lavora nascostamente, il suo “fiume” trova nuove strade, riemerge con un nuovo impeto narra con immagini parlanti e grandi silenzi, storie lontane: è spiazzante nel ritrarre la semplicità della vita, interroga l’uomo, lo smaschera, mostra l’alienazione ed il suo confine; il mondo si uniforma e “il maestro” mette in discussione. E’ un cinema fuori dagli schemi, la sua è la cultura del neorealismo una visione vera della realtà dove l’uomo viene messo di fronte a se stesso: la solitudine, l’amore, la morte, la sacralità e il mistero accompagnano le rappresentazioni svelando le verità dell’animo umano, cosciente delle proprie debolezze. Per questa “etica dello sguardo” 2 spesso si è trovato in conflitto con il Cinema ufficiale, lontano da certi ambienti intellettuali che, a suo avviso, hanno perso il contatto con l’uomo della contemporaneità, la culla della cultura si è smarrita quando si è innamorata di sé. 1 Aldo Vigano,Olmi “scomparso”, in Elisa Allegretti e Giancarlo Giraud (a cura di), Ermanno Olmi L’esperienza di ipotesi cinema, 2001 Le Mani p. 25 2 Luca Finatti, Stupore e mistero nel cinema di Ermanno Olmi, ANCCI 2000, p. 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emma Minelli Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3689 click dal 28/12/2004.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.