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Effetti delle zeoliti naturali sul processo di phytoremediation di terreni contaminati da zinco e piombo

La ricerca ha avuto come obiettivo quello di verificare se l’utilizzo delle zeoliti come agenti ammendanti in un processo di fitostabilizzazione possa alleviare gli effetti di tossicità sulle piante dei metalli pesanti presenti nel terreno, con particolare riferimento a zinco e piombo, e ridurne la biodisponibilità e il rischio di diffusione. Si è voluto verificare inoltre l’effetto delle zeoliti caricate con ammonio, rispetto a quelle non caricate, sullo sviluppo delle piante e sul processo complessivo di immobilizzazione. La specie vegetale utilizzata per questo esperimento è la Mirabilis Jalapa.
Sono state utilizzate due differenti dosi di zeolite, 50 e 100 g/kg, su due terreni contaminati artificialmente con circa 4.000 ppm di zinco e di piombo rispettivamente. Gli esperimenti sono stati condotti in doppio ed i risultati confrontati con gli stessi terreni ugualmente contaminati ma senza aggiunta di zeoliti (prove di controllo). Si è osservata un’influenza in generale positiva delle zeoliti (cariche e non) sullo sviluppo delle piante, in particolare nei vasi contaminati da Pb, sulla concentrazione dei metalli nei tessuti vegetali (in particolare nelle radici) e sulla rimozione dei metalli dal terreno (più marcata per lo Zn).

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1 Introduzione I metalli pesanti sono naturalmente presenti nelle rocce e nei suoli, ma per lo più in forme non disponibili per gli organismi viventi (Shu e Xia, 2003). L’inquinamento del suolo dovuto all’accumulo di metalli è nella gran parte dei casi conseguenza delle attività umane. Principali cause di contaminazione sono vari processi industriali, le centrali termoelettriche, lo sfruttamento e la successiva dismissione delle miniere, il traffico motorizzato, l’accumulo di rifiuti urbani e il loro incenerimento, l’utilizzo di fertilizzanti. Questo tipo di inquinamento è uno dei maggiori problemi ambientali nei paesi industrializzati ed in via di sviluppo, con potenziali gravi conseguenze sulla salute umana e per l’ambiente (Bregante et al., 2001). La decontaminazione di suoli inquinati da metalli è un problema estremamente difficile da trattare. I processi di tipo meccanico e chimico-fisico, infatti, sono molto costosi e tendono ad alterare l’attività biologica e le proprietà del suolo, modificandone le caratteristiche intrinseche. L’utilizzo delle tecniche della phytoremediation per la bonifica di suoli inquinati da metalli pesanti è considerata una soluzione innovativa, economica ed ecologicamente compatibile (Shu e Xia, 2003). Tra le diverse tecniche di phytoremediation, una è la fitostabilizzazione, che sfrutta la capacità di alcune specie vegetali tolleranti ad elevate concentrazioni di contaminanti di produrre composti chimici in grado di immobilizzare i contaminanti stessi all’interfaccia tra le radici e il suolo per mezzo di meccanismi fisici quali assorbimento, adsorbimento, precipitazione, complessazione, ma anche mediante legami chimici con le sostanze prodotte dalle radici. In questo modo viene rallentata o inibita la migrazione verticale del contaminante dal suolo alla falda e la sua dispersione per effetto dei meccanismi di erosione e dilavamento. Per il trattamento dei suoli contaminati da metalli pesanti, in particolare, è possibile addizionare al terreno prodotti ammendanti e/o fertilizzanti, facilmente reperibili e poco costosi, che migliorano le proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno e favoriscono il processo di immobilizzazione (Martella et al., 2002). Possono essere utilizzati a questo scopo materiali derivanti da minerali naturali o da scarti di produzione, quali calce, fosfati, sostanze organiche, zeoliti, apatite, ossidi di ferro.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Ingegneria

Autore: Federico Congiu Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.