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Gli elefanti del Tarangire. Uso dell'habitat e modelli di aggregazione nella stagione delle piogge

Informazioni tesi

  Autore: Simona Dogà
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Gilberto Gandolfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

Nella stagione delle piogge 2002 si nota da parte degli elefanti una notevole differenziazione dell’uso dei diversi habitat. I motivi di tale distribuzione sono stati da noi imputati principalmente alla diversità tra gli habitat. Gli habitat che costeggiano il fiume Tarangire, e quelli con specie arboree come Commiphora o Markhamia, sono fortemente selezionati dagli elefanti. Altri, principalmente quelli dove vi è una presenza importante di una determinata specie arborea: Combretum, vengono fortemente evitati. Dal momento che gli elefanti sono i massimi generalisti tra i vegetariani, il fatto che evitino gli habitat costituiti prevalentemente da Combretum, fa supporre che questa pianta non sia la causa primaria dell’evitamento. Si suppone pertanto che tali habitat siano evitati essenzialmente a causa della presenza infestante delle mosche tse-tse. Più precisamente è stata riscontrata una correlazione diretta (altamente significativa) con la densità di tse-tse. Il fatto che anche i dati, riguardanti gli habitat a palude, anch’essi ricchi di mosche tse-tse, ma anche di acqua e quindi di foraggio, importante specialmente nella stagione secca e con un IKA basso di elefanti possono fornire parziale conferma a tale ipotesi. Indubbiamente sarebbe necessario approfondire tali studi appurando se in habitat (ipotetici) caratterizzati ampiamente da Combretum ma non infestati da tse-tse, gli elefanti modificassero la loro preferenza. Non è inoltre da sottovalutare che i nostri dati si riferiscono solo alla stagione delle piogge dell’anno 2002 della zona settentrionale del Tarangire national park per questo sarebbe necessario, per una visione più completa e più realistica della situazione, poterli ampliare con ulteriori osservazioni di altre stagioni e di altre aree di studio. Un’esatta valutazione, del perché di una determinata selezione degli habitat, da parte degli elefanti (e in generale della fauna selvatica), è molto importante per svariati motivi. Se, effettivamente, la massiccia presenza delle mosche tse-tse in determinati habitat dovesse influire in maniera determinante sulla selezione o meno dei medesimi da parte degli elefanti, viene spontaneo chiedersi quali possano essere le ripercussioni che ciò può avere sull’ecologia degli elefanti in Tarangire e eventualmente sull’ecologia degli elefanti di savana in tutta l’Africa. Ad esempio, se l’habitat lasciato agli elefanti non fosse adatto, per i motivi sopra citati, o per altri fattori ancora da valutare, ne potrebbe derivare una relazione diretta con la necessità di nomadismo al di fuori dell’area protetta da parte di questi animali. Ciò aumentando l’impatto sui territori a prevalente uso umano (agrosilvopastorale o infrastrutturale) potrebbe coincidere con un maggiore numero di danni o morti umani. Questo potrebbe portare alla necessità o di effettuare abbattimenti di controllo (da park staff o da sport hunter o da società private di game management) o di cambiare i criteri di designazione delle aree protette e i criteri con cui si stabilisce il loro numero, la loro posizione e la loro estensione. Fino ad ora, infatti, le aree protette sono state designate principalmente o sulla base dell’inutilizzabilità di determinate zone da parte dell’uomo (non solo in Africa) o secondo valutazioni approssimative dei gestori del territorio che facevano designare a zone “riserve” le zone che (magari stagionalmente) apparivano ricche di quegli erbivori considerati risorsa preziosa per la caccia sportiva e/o per il paesaggio, a volte senza considerare le necessità agrosilvopastorale, venatorie o delle popolazioni autoctone. In questo periodo è molto dibattuto il funzionamento delle aree protette sia dal punto di vista della conservazione che da quello riguardante i conflitti tra la fauna selvatica e le popolazioni locali ma, solo quando tali aree saranno tracciate secondo criteri adeguati tale dibattito avrà un senso e vi si potrà una dare risposta.

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5Capitolo 1 1 INTRODUZIONE 1.1 Filogenesi Moeritherium, non più grande di un grosso maiale, probabilmente privo di proboscide ma con un labbro superiore mobile, è stato rinvenuto nei terreni dell’Eocene superiore e dell’Oligocene inferiore dell’attuale regione egiziana di El Faiyum e si ritiene sia il proge- nitore dei proboscidati che, originati in Africa si sarebbero in seguito diffusi in Europa Asia e Nord America. Durante l’Oligocene (quaranta milioni di anni fa) il clima si fece più asciutto, e soprat- tutto i grandi mammiferi erbivori dovettero adattarsi alle nuove condizioni ambientali. I proboscidati dell’epoca, dovendo vivere in terreni aperti, anziché specializzarsi nella corsa e/o nel mimetismo criptico, seguirono una via evolutiva caratterizzata da: 1) aumento delle dimensioni; 2) allungamento delle ossa degli arti e sviluppo di un piede corto e largo; 3) sviluppo delle dimensioni delle ossa craniche con adattamenti fi nalizzati ad ottimizzare il rapporto dimensioni/peso e ad assicurare una temperatura ottimale per le funzioni cerebrali (aumento dello spessore della diploe); 4) sviluppo di una struttura faringea atta ad immagazzinare l’acqua; 5) sviluppo della lunghezza della mandibola, accompagnato da un accorciamento del cranio con conseguente spostamento del baricentro all’indietro onde compensare il peso della proboscide; 6) sviluppo della proboscide con conseguente rimodellamento delle ossa craniche della regione nasale, mascellare e mandibolare con conseguente accorciamento delle ultime due; 7) Accorciamento e irrobustimento del collo; 8) Eruzione orizzontale dei denti masticatorî; 9) Riduzione del numero di denti con conseguente specializzazione: i denti masti- catorî aumentano le dimensioni e sviluppano una corona caratterizzata da un numero sempre più elevato di lamelle e da una riduzione dello spessore dello smalto; 10) ipertrofi a e assunzione di una forma consona del secondo incisivo superiore sino al raggiungimento della struttura di “zanne”; 11) specializzazione della struttura della testa e degli apparati relativi, più rapida rispetto a quella degli altri apparati del resto del corpo: ad esempio l’apparato digestivo è

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Parole chiave

behaviour
comportamento
conservation biology
ecologia tropicale
elefanti
gestione fauna
risorse del territorio
sviluppo sostenibile
uso dell'habitat
wildlife management

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