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La condizione giuridica dello straniero nell'ordinamento italiano

La nuova legge n. 189/02 sull’immigrazione chiamata “Bossi-Fini”, invece, modifica il T.U. sull’immigrazione inasprendo la disciplina dei flussi migratori.Questa legge ha reso l’esistenza degli stranieri ancora più precaria, discriminata, rispetto alla precedente legislazione (la legge 189/2002 supera la logica binaria e inserisce l’opzione “immigrazione zero” e quindi si pone come un rifiuto dell’immigrazione) accrescendo per tutti gli stranieri il rischio di cadere in una condizione di irregolarità e di clandestinità.Da testo emerge il carattere di legge manifesto fonte dell’immaginario collettivo di una percezione dell’immigrato come potenziale criminale e dell’immigrazione come problema di ordine pubblico, con la creazione di un diritto penale speciale per lo straniero “non comunitario”, con gravi violazioni dei principi costituzionali.
Con la nuova legge, è il lavoro la condizione primaria per la permanenza sul territorio: lo straniero, ora, appare sempre più forza-lavoro (visione dello straniero usa e getta) e sempre meno soggetto umano e giuridico.
Per il mercato globale, l’utilizzo della forza-lavoro migrante come forza-lavoro a basso (bassissimo) costo e priva di diritti è il segreto che la fa tanto ambita.Rispetto al principio per cui "ogni uomo non può essere sradicato dalla propria terra per motivi di lavoro" la nuova legge sull’immigrazione afferma invece il principio per cui “ogni uomo ha il diritto di venire in Italia solo se ha un lavoro”.All’art. 33 della l. n. 189/02 e con il decreto legge 9 Settembre 2002 n. 195, (“disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare e di extracomunitari”.) convertito nella legge del 9 Ottobre 2002, n. 222 in materia di “legalizzazione” di lavoro irregolare, dedicato “all’emersione di lavoro irregolare”, viene prevista la sanatoria di colf e badanti (ovvero la regolarizzazione).L’ultima regolarizzazione, chiusa l’11 Novembre 2002 con la presentazione di 703.000 domande, ha da sola quasi eguagliato il numero complessivo di richieste delle precedenti tre regolarizzazione degli anni ’90.
Da questo si può dedurre che, i canali di ingresso regolare sono in realtà veramente impraticabili (infatti non esiste nessun meccanismo di regolarizzazione “in itinere”); le sanatorie diventano l’unico strumento effettivo utilizzato per governare il fenomeno migratorio (anche la procedura di regolarizzazione diventa un ulteriore strumento di rafforzamento della posizione del datore di lavoro che ha “il potere” di porre in essere o meno la procedura di regolarizzazione) e per compensare il ridotto numero di autorizzazioni all’ingresso dei “decreti flussi” emanati negli anni precedenti.La riscrittura complessiva degli allontanamenti rappresenta il nucleo centrale della Bossi-Fini.
Nel suo complesso, la normativa in tema di allontanamenti, che individua nell’espulsione la solo risposta a qualsiasi forma di irregolarità, rivela “allarmanti” profili di illegittimità costituzionale. Infatti, la normativa, affievolisce il ruolo garantistico della giurisdizione, subordinando l’intervento del giudice a quello dell’autorità di polizia che, con la nuova legge, assume una posizione di centralità nel governo del fenomeno migratorio.Con due recentissime sentenze, la Corte Costituzionale (Sentenza n. 222 del 15/07/2004 e Sentenza n. 223 del 15/07/2004), apre una “spaccatura” nella Bossi-Fini. La legge sull'immigrazione, scrive la Consulta, è incostituzionale dove prevede che, il “clandestino”, possa essere espulso dal nostro paese senza stabilire che il giudizio di convalida del provvedimento del Questore debba svolgersi in contraddittorio prima dell'accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa.
La legge è incostituzionale anche nella parte in cui, prevede l'arresto obbligatorio in flagranza di reato per lo straniero che, senza giustificato motivo, non abbia rispettato l'ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni.

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1 PRESENTAZIONE Il movimento di popolazioni da un luogo ad un altro è un fenomeno riscontrabile in tutte le epoche storiche. Parlare della nostra come dell’età delle migrazioni è corretto non solo per l’elevata portata degli spostamenti di popolazione, ma anche e soprattutto per la rilevanza della questione in tutti i paesi, sia in quelli di partenza che in quelli di arrivo. Oggi i movimenti migratori sono costituiti soprattutto da uomini e donne provenienti da “paesi impoveriti” (quelli ad economia arretrata, in crisi strutturale o faticosamente in via di sviluppo) cioè da regioni che nelle fasi precedenti avevano fatto registrare poche partenze e quasi esclusivamente verso i paesi di cui erano colonie. I processi di delocalizzazione, cioè il trasferimento di interi processi produttivi nei “paesi impoveriti”, spesso governati da regimi autoritari, dove non esiste alcun tipo di protezione per i lavoratori ed il costo del lavoro è bassissimo, sono una delle cause delle migrazioni. Infatti, essi, garantiscono immensi profitti alle multinazionali occidentali e lasciano in condizioni di estrema povertà quei lavoratori ed i loro stessi paesi: l’emigrazione spesso diventa una scelta di sopravvivenza. Globalizzazione e disuguaglianze sono due facce della stessa medaglia: infatti le migrazioni il più delle volte sono il prodotto/reazione di queste disuguaglianze. Diventa inevitabile l’aumento del fenomeno migratorio se la disparità di sviluppo e la disuguaglianza sociale permette al 20% della popolazione globale di consumare l’80% dei beni disponibili.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Rinaldi Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.