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La politica commerciale europea: un'analisi di principal-agent theory

In questi ultimi anni, gli studi sull'Unione Europea,spinti dall'accelerazione della sua crescita come entità economica e politica internazionale, si vanno sempre più moltiplicando. Seguendo questo percorso di analisi, il presente lavoro nasce da un'idea alquanto ambiziosa: quella di utilizzare una teoria economica nata nell'ambito dell'economia dell'organizzazione, la principal-agent theory, nello studio della politica commerciale europea. La teoria di principal-agent, sebbene attualmente sia molto utilizzata all'interno delle teorie di relazioni internazionali che si sono soffermate su uno studio istituzionale del processo di integrazione europeo (le c.d. integration theory), risale a precedenti studi di diversa natura. Essa, infatti, si è recentemente sviluppata all'interno del framework di public choice e, grazie al suo utilizzo, ho avviato un'analisi istituzionale del processo di decision-making nella politica commerciale dell'U.E. In particolar modo, ho studiato i possibili conflitti che possono sorgere fra la Commissione (assunta come agent) e gli Stati membri (assunti come principals), tratteggiando in conclusione delle possibili soluzioni.

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3 INTRODUZIONE In questi ultimi anni, gli studi sull’Unione Europea, spinti dall’accelerazione della sua crescita come entità politica ed economica internazionale, si vanno sempre più moltiplicando. Il presente lavoro, seguendo questa filone, nasce da una idea abbastanza ambiziosa: quella di utilizzare una teoria economica nata nell’ambito dell’economia dell’organizzazione, la principal-agent theory, nello studio della politica commerciale europea. La vera sfida, quindi, sta nel fatto di introdurre una teoria economica nello studio dei rapporti che intercorrono fra Stati membri e Commissione e nell’intero processo di decision-making che caratterizza la politica commerciale comune. Inoltre, il lavoro segue anche una tendenza degli ultimi sviluppi dell’economia istituzionale che mette in evidenza la caduta quasi completa di uno steccato disciplinare fra lo studio economico del settore pubblico e quello del settore privato. La seguente tesi si divide in tre capitoli. Nel primo, vengono trattati gli approcci della c.d. “integration theory”. Si tratta di teorie di relazioni internazionali che si sono interessate al processo d'integrazione europea. Il primo approccio che si prende in analisi è quello del neo-razionalismo, con lo studioso che ha dedicato maggior tempo allo studio dell’integrazione europea, Grieco. Come si vedrà, questo studioso ha ideato una teoria nella quale si lascia ampia importanza alla possibilità di “voice” da parte degli Stati membri. Con questo termine inglese si vuole intendere una possibilità di protesta o di dissenso, ma anche un semplice intervento nell’arena decisionale, esercitabile dagli stessi Stati membri. L’analisi poi passa ad analizzare la teoria liberal-intergovernamentalista la quale, grazie al suo maggior rappresentante, Andrew Moravcsik, ha dedicato attenzione al processo di interdipendenza che si crea fra gli Stati membri. In questo framework teorico, vengono prese anche in considerazione le critiche principali che, rivolte a Moravcsik, sono state alla base di una sua meglio comprensione della complicata realtà europea attraverso l’utilizzo di un “rationalist framework”.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gianfranco Carriero Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3199 click dal 18/02/2005.

 

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