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Il cinema americano e la controcultura fra gli anni '50 e gli anni '70

L’obiettivo della tesi è quello di mettere in luce la continuità di fondo fra i nuovi codici di vita, teorizzati e divulgati dalla controcultura statunitense e dal cinema che la rappresenta, e i vecchi miti della cultura americana, attraverso la nascita e la conseguente evoluzione del Movimento Underground dagli esordi negli anni ’50 alla scomparsa negli anni ’70.
Per raggiungere tale obiettivo, oltre al materiale trovato alla Biblioteca Sala Borsa di Bologna, alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara e alla Biblioteca di Lettere e Filosofia di Ferrara, mi sono avvalso di testi consultati al British Film Institute e alla National Library durante due settimane di ricerche a Londra.
I saggi, le interviste e i dossier recuperati in Inghilterra mi sono stati utili soprattutto per dare una struttura definitiva ai capitoli finali della mia tesi, quelli inerenti al cinema militante di fine anni ’60. Testi indispensabili a tal proposito sono stati The Controversies, Excesses, and Exploits of a Radical Filmmaker di James Stone Riordan, Trajets, à travers le cinéma de Robert Kramer a cura di Vincent Vatrican e Cédric Venail, Point de départ, entretien avec Robert Kramer di Bernard Eisenschitz e Robert Kramer, pubblicato nel 1977 dall’équipe della Filmoteca Nazionale Spagnola di Madrid, dossier contenente, oltre agli interventi degli stessi componenti della redazione, varie interviste rilasciate dal regista americano durante una serie di conferenze tenute nei primi anni ’70 in Francia e in Italia.
Quello che ho voluto mettere in evidenza sono stati gli aspetti propriamente sociali del rapporto fra l’arte cinematografica americana e il fenomeno della controcultura, per questo motivo mi sono stati utili un libro di storia sociale come Gli Stati Uniti contemporanei di Bruno Cartosio e i due saggi di Mario Maffi, La cultura underground vol. 1-2, incentrati sulla descrizione dell’evoluzione della controcultura, sia a livello artistico e creativo sia a livello politico.
Indispensabili sono stati anche cinque volumi interessati ad analizzare il cinema americano di quegli anni: Il nuovo cinema americano 1967-1975 di Franco La Polla (dal quale ho preso in prestito l’idea di dividere le varie componenti della cinematografia anni ’60 e del Movimento in poetiche), Hollywood ’70 di Callisto Cosulich, Celluloid Mavericks, A History of American Independent Film di Greg Merritt, Underground Film: A Critical History di Paul Tyler e Driving Visions, Exploring The Road Movie di David Laderman.
Il risultato atteso era quello di dare forza e di rinvigorire le teorie utilizzate dai critici sopra citati e di riuscire a tracciare una linea temporale ben chiara, che, rifacendosi direttamente alle tematiche alternative nate negli anni ’50 intorno alla Beat Generation (le pratiche comunitarie e pacifiste, la politica anarchica del gioco, la blanda rivolta degli allucinogeni, l’esaltazione del cattivo gusto), esplode e muore insieme al conflitto vietnamita. Finita la guerra, indebolito un Movimento che non trova più ragione di esistere, il cinema, sempre alla ricerca di nuovi soggetti e nuovi filoni, abbandona tali pratiche alternative una volta accortosi del loro esaurimento a livello commerciale, per cimentarsi a descrivere i nuovi stati d’animo nazionali degli statunitensi di metà anni ’70.

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3 CAPITOLO I Antefatto 1. Fra gli anni ’50 e gli anni ‘60 All’inizio degli anni ‘50 assistiamo ad una svolta sociale della vita americana che avrà ripercussioni in tutto il mondo: gli anni ‘50 sono il decennio dell’esportazione internazionale del mito americano. Secondo l’analisi di Bruno Cartosio, è soprattutto per esigenze di leadership, emerse alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che gli Stati Uniti diffondono, ovunque sia possibile, l’american way of life, lo stile di vita americano, propagandato attraverso status symbol e grandi miti: automobili, elettrodomestici, Coca-Cola, musica e cinema 1 . Lino Miccichè afferma che Hollywood, in questi anni, si impone come la maggiore industria cinematografica del mondo, conquistando la fama e comportandosi, con i mercati dello spettacolo che invade, “come una vera e propria potenza coloniale tradizionale: smerciando tutto il meglio e il peggio di sé” 2 . Hollywood trasforma gli Stati Uniti d’America in una terra promessa, in un immaginario collettivo per milioni di spettatori nel resto del mondo, imponendo il consumo come mito. In La società dello spettacolo, Guy Debord afferma che dove la base materiale è ancora assente, il cinema hollywoodiano con i suoi gesti, i suoi attori, le sue macchine rampanti, ha già “invaso spettacolarmente la superficie sociale di ogni continente” 3 . Creare un regime di monopolio soffocante e sicuro, diviene una garanzia per la vita di Hollywood, una società verticalmente integrata, un sistema economico fondato sull’isolamento, “una produzione circolare 1 cfr. B. Cartosio, Gli Stati Uniti contemporanei, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze 1992 2 L. Miccichè, L’ultima spiaggia del cinema? in AA.VV., Hollywood 1969-1979. Marsilio Editori, Venezia 1979, pag. 11 3 G. Debord, La società dello spettacolo, Baldini&Castoldi, Milano 1997, pag. 62

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lorenzo Mazzoni Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.