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Tipologia degli atti del Presidente della Repubblica nell'ordinamento costituzionale italiano

Il ruolo del Presidente della Repubblica nel sistema costituzionale italiano quale organo di garanzia e di rappresentanza dell'unità nazionale secondo la classificazione tipologica degli atti. Nel corso dell'esperienza repubblicana i 10 presidenti che si sono succeduti nell'alto ufficio hanno interpretato, ciascuno a modo suo, una carica che la dottrina ha giudicato come una delle più ambigue fra quelle previste dalla Costituzione del 1948. Nel percorso di questo lavoro è stato indispensabile un approccio sistematico ed interdisciplinare, oltremodo necessario quando, come nel caso in esame, si studia l'organizzazione giuridica di una istituzione, quella presidenziale, che, per certi versi, eccede il mondo giuridico e si colloca su una dimensione alta e nobile di rappresentazione dello Stato-Nazione, con le nuove implicazioni dovute all'appartenenza all'Unione Europea. L'analisi svolta si è, dunque, articolata in questo modo: nel primo capitolo è stata posta, in chiave di evoluzione storico-istituzionale, la questione del ruolo del Capo dello Stato a partire dalla rivoluzione francese in poi, per comprendere quale modello concettuale si andava affermando in Europa, grazie all'ausilio e all'esposizione del pensiero di autorevoli giuristi e politologi, fino all'affermarsi della tradizione costituzionale comune europea; in questo quadro si è riletta la vicenda costituzionale italiana attraverso le caratterizzazioni dello Statuto albertino, presentato in chiave sia giuridica sia storica, per giungere alla nascita della Costituzione repubblicana, con l'illustrazione dell'ampio dibattito svoltosi in Assemblea Costituente intorno al ruolo da assegnare al Capo dello Stato; quindi è seguita una presentazione generale del Presidente della Repubblica nel disegno costituzionale del 1948, secondo anche le indicazioni fornite dalla legislazione ordinaria e dalla giurisprudenza successiva. Al termine di questa panoramica generale, l'attenzione si è concentrata sulla tipologia degli atti presidenziali, con la suddivisione a seconda che questi riguardino la funzione legislativa, nel capitolo secondo, la funzione esecutiva, nel capitolo terzo, e la funzione giurisdizionale ed amministrativa, nel capitolo quarto. Durante questa dettagliata trattazione, accanto all'aspetto giuridico e agli indispensabili riferimenti normativi, è stato dato ampio spazio alle vicende storiche, alla prassi, ossia al come, in concreto, nell'alternarsi degli episodi più significativi di storia repubblicana si siano attuate empiricamente le singole attribuzioni presidenziali. Nel corso del capitolo quinto, inoltre, si è trattata la questione della responsabilità presidenziale, in base agli istituti previsti dalla Costituzione, prima fra tutte, la controfirma ministeriale, e in base ad altri strumenti più informali, come le esternazioni, che la prassi repubblicana ha visto affermarsi con sempre maggiore frequenza. In ultima, come conclusione il più possibile esauriente dell'elaborato, sono seguite tre appendici: la prima ha presentato le biografie personali ed istituzionali dei dieci Presidenti della Repubblica, da Enrico De Nicola a Carlo Azeglio Ciampi, e ne ha ripercorso la formazione, lo stile, il pensiero, il periodo storico contingente, elementi indispensabili per capire il modo con cui ognuno di essi ha voluto significare il proprio mandato presidenziale; la seconda appendice, invece, ha avuto ad oggetto un argomento più di colore, simpatico ma non meno rilevante per analizzare il significato della tradizione e del prestigio del Capo dello Stato, ossia la storia, in via generale, del Reggimento Corazzieri, i maestosi custodi della sicurezza del Presidente; infine, nella terza appendice, è stata riproposta un esempio di onorificenza, un atto ufficiale ed autentico del Presidente della Repubblica. Questa tesi di laurea, quindi, cerca di raccontare cosa dovrebbe fare, cosa fa e cosa si vorrebbe che facesse il Capo dello Stato, nel tentativo di dare risposte precise e concrete ai molti interrogativi sorti intorno ad una figura cruciale per il funzionamento del sistema costituzionale italiano, evidenziando come il Presidente effettivamente sia il "garante" di cui non si può fare a meno.
In data 20 maggio 2005 mi è giunta una comunicazione ufficiale dal Palazzo del Qurinale con la quale il Presidente della Repubblica Ciampi mi ha espresso apprezzamento e felicitazioni per il lavoro svolto.

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8 INTRODUZIONE Alla caduta dell’Antico Regime, attraverso la Rivoluzione francese, furono sovvertite le pretese assolutistiche dei sovrani per diritto divino, i quali non ritenevano affatto di dover rendere conto del proprio operato agli uomini, secondo la formula princeps superiorem non recognoscens. In questo modo, una delle maggiori questioni organizzative del costituzionalismo dell’Europa continentale riguardava la nuova funzione e il ruolo da assegnare alla figura del Capo dello Stato, la quale veniva ritenuta comunque necessaria, forse anche per un innato organicismo antropomorfo, ossia l’idea, tuttora parte della nostra cultura, che ogni istituzione posta dagli uomini per condurre gli affari comuni non possa non avere un capo, una testa, a somiglianza del corpo umano e quindi la necessità di attribuire ad una figura di vertice una forma consona di preminenza; a tal proposito, risalendo nel tempo, nell’XI secolo, questo concetto era efficacemente espresso da Ugone di Fleury 1 , celebre glossatore del diritto longobardo e giudice presso il sacro palazzo a Pavia, con queste parole: sicut caput in corpore, ita rex in regno suo principatum debet optinere. In seguito, la progressiva affermazione del principio rappresentativo, ad esempio, nel Regno Unito manifestatosi nella Gloriosa Rivoluzione, e l’inesorabile avanzata del principio democratico, poneva come ineliminabile la discussione sul ruolo del Capo dello Stato in un ordinamento giuridico ispirato al sistema parlamentare, il tutto sollecitato dal fatto che, a cavallo fra Ottocento e Novecento, in Europa, con le sole eccezioni svizzera e francese, vi erano tutte monarchie ereditarie. La sottrazione a queste di importanti prerogative provocò, ovunque, resistenze comprensibili: infatti, la questione non era unicamente riconducibile alla ritrosia dei sovrani che non intendevano rinunciare al potere politico, ma anche alla presenza di malumori che si registravano nella società civile, soprattutto da parte dei ceti nobili, preoccupati che l’affermazione della rappresentanza, specie nella sua forma democratica, potesse minare i loro diritti, in particolare il diritto di proprietà. Dunque, una situazione generale di questa natura, segnata da crescenti tensioni sociali, rafforzava i propositi dei sovrani, riluttanti a cedere potere e prerogative proprie, cercando di imporre un difficile equilibrio fra legittimità e sovranità nazionale. A causa di ciò, si sarebbe dovuto attendere 1 NEUMANN, Lo Stato democratico e lo Stato autoritario, Il Mulino, Bologna, 1973.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Guglielmo Bernabei Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.