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La poetica del confine.Tre poesie tradotte di Robert Frost

La poesia di Robert Frost non si colloca in alcuna corrente; egli non era un modernista, infatti adoperava temi e metri tradizionali, non era un relitto del passato, come molti hanno sostenuto, ma un poeta che non amava le definizioni riduttive. L’ essenza della poesia di Frost si trova nella tensione tra opposti, nel confronto continuo tra elementi discordanti in cui si cerca un difficile quanto precario equilibrio. R. Poirier, uno dei critici più autorevoli, parlò di home and extravagance, definizione che comprende tutte le antitesi presenti nel poeta: la forza espressiva bilanciata dalla rigidità metrica, il selvaggio mondo della natura di fronte alle regole e tradizioni dell’uomo, la forza prorompente del dolore che distrugge calmi ragionamenti.
Attraverso tre poesie, che coprono le tre aree principali del corpus frostiano, si è appunto cercato di far emergere questo ininterrotto dialogo tra estremi e di far uscire Frost dalla banalità di letture affrettate.
La prima, “Come in” è una delle liriche migliori e rappresenta magistralmente il fascino misterioso e pericoloso della morte. “Home Burial” è invece una delle migliori poesie drammatiche mai scritte: in essa, come ha sostenuto I. Brodskij, si danno battaglia le opposte voci del Dolore e della Ragione, che rispecchiano anche l’eterno conflitto tra uomo e donna.
Infine, “Mending Wall” è uno squarcio narrativo, almeno ad una prima lettura. Si tratta in realtà di un dialogo abortito in un monologo, teso a descrivere con tinte benignamente ironiche la solitudine di ogni uomo, ma lo si può anche vedere come metafora della scrittura, vista come armonia tra forma e ispirazione.
Le tre opere vengono commentate prima in lingua originale e poi nelle traduzioni fatte in italiano, al fine di comprendere come il poeta è stato recepito nel nostro paese.
L’ultima parte riguarda appunto la critica italiana, che, nella maggior parte dei casi, ha preferito relegare Frost tra i tradizionalisti, dandone un’idea distorta e banalizzata;
ma non si possono dimenticare i commenti di autorevoli studiosi e traduttori, come G. Giudici e M. Bacigalupo, che sono riusciti a trasmettere l’enorme ricchezza del pensiero frostiano.

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3 INTRODUZIONE Se si pensa alla poesia Americana del Novecento i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Pound ed Eliot, non certo quello di Robert Frost; eppure egli fu ritenuto vate nazionale, anche se non ufficiale, degli Stati Uniti. Non fu un innovatore, ma si contentò di definirsi un artigiano del verso. Non fece parte di nessuna avanguardia, eppure anch’egli ebbe la sua parte nel modernismo. Scelse di descrivere la regione in cui si erano stabiliti i suoi antenati e in cui aveva deciso di vivere, il New England, ma questo non vuol dire che fosse un “regionalista”. Parlare di Robert Frost significa affrontare un autore in cui convivono diverse tensioni, che non bloccano, ma arricchiscono di sfumature una poetica che vuole mostrarsi semplice, limpida. << I’m an ordinary man, I guess. That’s what’s the trouble with me. I like my school and I like my farm and I like people. Just ordinary, you see. 1 >> Da un poeta che si definisce “un uomo comune” non ci si può aspettare che opere semplici e tranquille, composte secondo i metri tradizionali. Ed è proprio questo il grande tranello in cui si rischia di cadere nel commentare Frost: sottovalutare la portata della sua voce, relegandolo negli angusti spazi di una poesia regionale versata solo nei lavori campestri. Lo si potrebbe chiamare un neo-romantico e citare le parole che Wordsworth scrisse nella famosa introduzione delle Lyrical Ballads; e in effetti molti critici si sono soffermati sulla somiglianza tra i due artisti. Ma chi abbia letto attentamente Frost non può non aver colto una differenza fondamentale: dove il poeta del Lake District vedeva l’unione spirituale tra l’uomo e la Natura, il cantore del New England non può che constatarne la scissione. L’epoche sono cambiate e se il Novecento viene considerato il secolo delle divisioni per eccellenza, allora Robert Frost è 1 << Sono un uomo comune, credo. Questo è il mio problema . Mi piace la mia scuola, la mia tenuta e mi piace la gente. Proprio comune, come vedete >> in Interviews with Robert Frost, a cura di E. C. Lathem, New York, Holt, Rinehart and Winston, 1966, p. 53.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Marangoni Contatta »

Composta da 211 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14807 click dal 28/02/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.