Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Interventi pubblici per la sicurezza alimentare

Negli ultimi anni i consumatori europei ed italiani, anche a causa di vari scandali legati alla sicurezza dei cibi, (polli alla diossina, caso BSE, residui di pesticidi in frutta e verdura, solo per citare gli ultimi e più noti casi), hanno preso coscienza dell’importanza della sicurezza alimentare e della sua stretta correlazione con la salute. Qualche dato: da un recente sondaggio dell’Unione Europea tra gli oltre 300 milioni di consumatori, gli italiani sono i primi a ritenere che la mancanza di sicurezza alimentare è il fattore che più di ogni altro può avere effetti negativi per la salute dell’uomo. Solo il 60% degli europei crede che la propria alimentazione sia sicura, e, dunque per recuperare lo strappo creato dalle crisi “mucca pazza”, è ancora necessario intervenire nell’ambito della sicurezza.
I consumatori sono sempre più attenti alla selezione delle marche e degli ingredienti, si rifugiano più frequentemente in prodotti tipici, di qualità e biologici, e sono disposti a spendere di più per certificazioni di qualità.
I problemi legati all’igiene, alla sicurezza e alla qualità degli alimenti sono molteplici, e vengono ancor più amplificati se si considera il contesto di globalità dei mercati. Garantire la completa sicurezza alimentare è un’impresa ardua e complessa che presuppone penetranti sistemi di controlli, non solo a “monte” e a “valle” dei processi produttivi, che possono avere varie fasi e vedere coinvolti varie materie prime importate da diversi paesi. E dunque intuitivo che la tutela della salute dei consumatori non può e non deve rimanere confinata nell’ambito delle legislazioni nazionali.
Da questo punto di vista, e anche in virtù della scarsa tutela riservata al consumatore nell’ambito della disciplina nazionale, emergono l’importanza dell’intervento del legislatore comunitario e degli accordi internazionali in settori strettamente legati all’alimentazione come l’agricoltura e la tutela internazionale dei marchi.
L’impegno della comunità nell’ambito della sicurezza alimentare, iniziato negli anni ’60, si manifesta con interventi diversi in “funzione della natura e delle priorità del problema” . Dopo gli interventi sulla PAC, quelli di emergenza per le crisi alimentari,quelli di riforma delle normative sull’igiene delle produzioni alimentari e quelli per la tutela dei marchi,oggi, dopo il Libro bianco sulla sicurezza degli alimenti presentato nel 2000, si sta cercando di dare coerenza e sistematicità ad un settore, che a causa di direttive orizzontali e verticali, di prodotto e di produzioni, lasciava troppo spesso “zone grigie”, che disorientavano gli stessi produttori. Gli obiettivi del Libro Bianco sono molti, tra questi vi è la creazione di un’Autorithy per la sicurezza alimentare.
Va inoltre osservato che il concetto di sicurezza alimentare nel corso degli anni ha assunto un significato sempre più ampio, che va ben al di là dell’igiene, che oggi è solo uno degli elementi legati alla qualità dei cibi. In questo ambito si inserisce la riscoperta e la valorizzazione dei prodotti mediterranei, che tra l’altro già dalla fine degli anni ’70 con la ricerca americana di Ancel Keys veniva indicata come la più idonea per la prevenzione dei tumori, per l’azione di contrasto alle malattie cardiovascolari e per la riduzione del processo di invecchiamento cellulare. Il successo dei prodotti tipici può dunque essere visto come una strategia del consumatore nel frammentato panorama attuale, e la ricerca della tradizione e dell’origine locale come sinonimo di genuinità, di salubrità, di qualità, di sicurezza.
Gli interventi del legislatore, nazionale e comunitario, in materia alimentare, nel corso degli ultimi anni tendono in primis alla salvaguardia di un diritto primario come quello alla salute, e nel contempo alla tutela del consumatore. Non sempre è stato così, e non tutto ancora è stato fatto. Senza alcuna pretesa di esaustività cercherò di evidenziare come la concezione di sicurezza alimentare sia cambiata nel tempo, e con essa le politiche di intervento in ambito agricolo e produttivo, porrò l’accento sull’attuale stato dell’arte, sottolineando al tempo stesso, dove presenti, le lacune del sistema vigente e le prospettive del settore nell’ambito del futuro allargamento dell’unione.

Mostra/Nascondi contenuto.
iii INTRODUZIONE Negli ultimi anni i consumatori europei ed italiani, anche a causa di vari scandali legati alla sicurezza dei cibi, (polli alla diossina, caso BSE, residui di pesticidi in frutta e verdura, solo per citare gli ultimi e più noti casi), hanno preso coscienza dell’importanza della sicurezza alimentare e della sua stretta correlazione con la salute. Qualche dato: da un recente sondaggio 1 dell’Unione Europea tra gli oltre 300 milioni di consumatori, gli italiani sono i primi a ritenere che la mancanza di sicurezza alimentare è il fattore che più di ogni altro può avere effetti negativi per la salute dell’uomo. Solo il 60% degli europei crede che la propria alimentazione sia sicura, e, dunque per recuperare lo strappo creato dalle crisi “mucca pazza”, è ancora necessario intervenire nell’ambito della sicurezza. I consumatori sono sempre più attenti alla selezione delle marche e degli ingredienti, si rifugiano più frequentemente in prodotti tipici, di qualità e biologici, e sono disposti a spendere di più per certificazioni di qualità. I problemi legati all’igiene, alla sicurezza e alla qualità degli alimenti sono molteplici, e vengono ancor più amplificati se si considera il contesto di globalità dei mercati. Garantire la completa sicurezza alimentare è un’impresa ardua e complessa che presuppone penetranti sistemi di controlli, non solo a “monte” e a “valle” dei processi produttivi, che possono avere varie fasi e vedere coinvolti varie materie prime importate da diversi paesi. E dunque intuitivo che la tutela della salute dei consumatori non può e non deve rimanere confinata nell’ambito delle legislazioni nazionali. Da questo punto di vista, e anche in virtù della scarsa tutela riservata al consumatore nell’ambito della disciplina nazionale, emergono l’importanza dell’intervento del legislatore comunitario e degli accordi internazionali in settori strettamente legati all’alimentazione come l’agricoltura e la tutela internazionale dei marchi. 1 Summit alimentare della Ciaa,confederazione delle industri agro-alimentari europee.Agrisole 10-16 maggio2002.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Fiorella Iarussi Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7565 click dal 14/03/2005.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.