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I Toubou del Ciad, "razza fossile vivente": valutazioni sul turismo etnologico esistente e potenziale

Viaggiare ha sempre presupposto una profonda apertura mentale, una forte sete di conoscenza e un’illimitata disponibilità al confronto, sociale e non. Eppure molti stereotipi circolano anche tra turisti dromomaniaci, curiosi esploratori ed esperte guide turistiche. Le persone che si sono avventurate nelle zone abitate dai Toubou sono ancora molto poche (anche se recentemente questo gruppo etnico è soggetto all’attenzione di un numero sempre più nutrito di studiosi) e già tra loro si può osservare la radicata diffusione di rigidi cliché. L’indisciplina, l’individualismo e l’anarchia dei Toubou sono stati a tal punto estremizzati dai primi esploratori dell’Ottocento che per lungo tempo nessuno ha voluto approfondire la conoscenza dei loro usi e costumi. Il fatto poi che i Tuareg godessero di una reputazione nettamente più positiva, perché studiati fin da tempi più remoti e idealizzati come nobili cavalieri, ha accentuato maggiormente l'impopolarità dei Toubou. Altri motivi (la scarsa conoscenza dell'arabo e la mancanza di capi, per esempio) hanno amplificato questa concezione già estremamente negativa. Le opere degli etnologi del Novecento, quali Charles e Marguerite Le Cœur, Jean Chapelle e Catherine Baroin, non sono riuscite a sfatare questa credenza.
Il problema di fondo, quindi, non è tanto quello di aver considerato casi particolari come fatti generali, che è la questione che si deve affrontare quando ci si trova di fronte a delle idées reçues: se si vuole cercare di capire la mentalità di questi nomadi sahariani, è fondamentale fare tabula rasa del nostro complesso di opinioni e di rappresentazioni collettive derivato dall’esperienza occidentale. Dobbiamo per un attimo dimenticarci del nostro modo di vedere le cose, di interpretare la realtà, di ragionare. Eliminare dal nostro pensiero tutti quei luoghi comuni, che altrimenti prenderemmo per dati di fatto. E’ necessario cercare di pensare come un Toubou per apprezzare la singolarità dell’etnia in questione, ma anche per capire meglio il suo rapporto con un territorio ostile, seppur ricco di fascino.

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1 PREMESSA “Ci sono molti vantaggi nel viaggiare, e nulla serve di più a rimuovere i pregiudizi”. David Hume, 1748 Viaggiare ha sempre presupposto una profonda apertura mentale, una forte sete di conoscenza e un’illimitata disponibilità al confronto, sociale e non. Eppure molti stereotipi circolano anche tra turisti dromomaniaci, curiosi esploratori ed esperte guide turistiche. Le persone che si sono avventurate nelle zone abitate dai Toubou sono ancora molto poche (anche se recentemente questo gruppo etnico è soggetto all’attenzione di un numero sempre più nutrito di studiosi) e già tra loro si può osservare la radicata diffusione di rigidi cliché. L’indisciplina, l’individualismo e l’anarchia dei Toubou sono stati a tal punto estremizzati dai primi esploratori dell’Ottocento che per lungo tempo nessuno ha voluto approfondire la conoscenza dei loro usi e costumi. Il fatto poi che i Tuareg godessero di una reputazione nettamente più positiva, perché studiati fin da tempi più remoti e idealizzati come nobili cavalieri, ha accentuato maggiormente l'impopolarità dei Toubou. Altri motivi (la scarsa conoscenza dell'arabo e la mancanza di capi, per esempio) hanno amplificato questa concezione già estremamente negativa. Le opere degli etnologi del Novecento, quali Charles e Marguerite Le Cœur, Jean Chapelle e Catherine Baroin, non sono riuscite a sfatare questa credenza. Roberto Salvai, uno tra i più conosciuti viaggiatori africani di oggi, sostiene che la letteratura esistente, pur essendo valida, manca di obiettività, nel senso che gli scienziati adottano sempre un approccio distaccato nei loro studi. Conseguentemente la loro visione si scontra spesso e volentieri con quella dei ben più emotivi globe-trotter. Salvai stesso sottolinea, oltre alla strenuità (altra caratteristica tipica), la loro dedizione al brigantaggio, che lui interpreta come una semplice tecnica di sopravvivenza, e ricorda non piacevolmente l’incontro con questi guerrieri del deserto. I turisti riscontrano sempre numerose difficoltà ad entrare in contatto con loro, soprattutto legate alla lingua e alla ritrosia dei Toubou, col risultato che le relazioni che si creano sono molto superficiali e le dicerie si auto-alimentano. I contatti, in fin dei conti, non sono neppure così sporadici, come potevano risultare fino agli anni Cinquanta; eppure i rapporti sono estremamente limitati. Alcuni Toubou offrono ospitalità, mentre altri si sono trasformati in guide turistiche; ma la

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Chiara Scalini Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1208 click dal 14/03/2005.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.