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L'ordinamento dell'istruzione in Italia e in Spagna

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Altieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Gianfranco D'alessio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

L’obiettivo del lavoro è quello di effettuare un tentativo di comparazione tra l’ordinamento dell’istruzione in Italia e in Spagna in ordine a tre fattori di particolare interesse: il riparto di competenze tra Stato, regioni, enti locali ed istituzioni scolastiche in materia di istruzione; il rapporto che intercorre tra il settore pubblico e quello privato dell’educazione; la disciplina e l’attuazione dell’autonomia scolastica. Partendo da una breve introduzione storica su quelle che sono state le vicende dell’istruzione fino ad oggi, si è dato risalto alla tematica relativa alla costituzionalizzazione della materia e alle varie previsioni contenute nella due Carte fondamentali.Ci si è interrogati, quindi, su quale sia il riparto di competenze legislative ed amministrative desumibile dalle varie fonti normative, quale l’attore principale del sistema educativo, quale il grado di decentramento raggiunto.Ci si è chiesti, poi, se il rapporto tra scuola pubblica e privata tenda a privilegiare l’una o l’altra, quali siano le tipologie di scuole presenti nell’ordinamento, se il rapporto sia sbilanciato quantitativamente e qualitativamente a favore di una delle due, se la scelta delle famiglie sia veramente garantita e in quale modo, quali siano le modalità per la creazione di un’istituzione scolastica da parte di un privato. Per non dimenticare l’annosa questione del finanziamento pubblico erogato a favore delle scuole private e la sua rispondenza, o meno, al dettato costituzionale.Il terzo punto di riflessione è stato quello riguardante il livello di autonomia scolastica garantito dai due ordinamenti, e l’attuazione concreta di questa autonomia. Ci si è chiesti, a tal proposito, se non sia il caso di ampliarla per far sì che le scuole siano titolari di autonomia in senso stretto e non solo di uno spazio d’azione non compresso dagli enti territoriali; si è verificato quale peso l’autonomia abbia rivestito nel processo di decentramento e di quale importanza goda attualmente nei due ordinamenti.Un capitolo è stato dedicato a quella che sembra essere la vera particolarità del caso spagnolo rispetto a quello italiano, vale a dire l’esistenza e la disciplina dei centri concertati, che sono scuole private interamente sostenute con fondi pubblici. Sembra di poter trarre alcune conclusioni.Per prima cosa va detto che il sistema educativo iberico è sostanzialmente simile a quello del nostro Paese, anche se con alcuni punti di rilevante differenza.Si pensi alla figura del concierto (in base alla quale esistono scuole private interamente finanziate con fondi pubblici), irrealizzabile in Italia. Infatti, mentre la Costituzione spagnola prevede tale possibilità e, anzi, la incentiva, la nostra Carta fondamentale prevede esplicitamente che non possano essere erogati finanziamenti pubblici alle scuole private. Pertanto, giungere ad affermare che anche in Italia possa esistere una figura simile, sembrerebbe una forzatura eccessiva.
Senza considerare, poi, che se è vero, come si sostiene da più parti, che la scuola privata finanziata sgraverebbe quella pubblica da alcuni suoi compiti, è altrettanto vero che bisogna andare a vedere l’attuazione concreta del modello. Si vuole dire che se realmente un “effetto sgravante” è riscontrabile, e, quindi, il concierto risulta essere un istituto positivo, bisogna però stare attenti che tale tipo di scuola non diventi un istituto elitario, come di fatto sta avvenendo sempre più spesso in Spagna.Con riferimento all’autonomia, la posizione di chi scrive è quella secondo la quale sarebbe auspicabile che gli enti territoriali (in particolar modo lo Stato in Italia e le CCAA in Spagna) si sforzassero realmente affinché questa diventi il criterio basilare dell’erogazione dell’istruzione. D’altronde, sono le istituzioni scolastiche gli enti più vicini al cittadino (cioè all’utente del servizio educativo) e dovrebbero, pertanto, essere in grado di prendere autonomamente molte decisioni che tuttora spettano al potere centrale o regionale, il quale, a dire il vero, non sembra orientato nel senso di ridurre consistentemente i propri spazi di azione.Se il Pof per quanto concerne l’Italia, e il PEC (o l’ideario) per la Spagna, sembrano essere strumenti abbastanza validi per l’esercizio dell’autonomia, il vero problema appare quello della provvista e gestione delle risorse, sia finanziarie, sia riguardanti il personale, di cui si è ampiamente parlato nel corso del lavoroPassando al riparto di competenze, occorre sicuramente ricordare come in Italia l’eventuale approvazione del d.d.l. n. 2544 avvicinerebbe ulteriormente i due sistemi di istruzione con il conferimento di spazi di potere più ampi alle regioni, le quali verrebbero a porsi, forse, come i possibili attori principali dell’istruzione, cosa che già accade in Spagna, sempre ammesso che lo Stato sia davvero disposto a cedere spazi di potere.

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4 INTRODUZIONE Plinio il Vecchio sosteneva che “l’uomo è l’unico animale che non apprende nulla senza un insegnamento: non sa parlare, né camminare, né mangiare, insomma non sa far nulla allo stato di natura tranne che piangere” 1 . L’affermazione, seppur con una certa enfasi, mette in risalto il punto di partenza di questo lavoro, vale a dire il riconoscimento della fondamentale importanza dell’istruzione per la vita del singolo individuo e per la sua integrazione nella società. Non a caso l’istruzione è considerata un servizio pubblico essenziale, che va erogato ai cittadini secondo il principio di uguaglianza. Si pensi, d’altronde, al fatto che negli ultimi anni si sono manifestate politiche riguardanti l’istruzione e la formazione professionale non solo a livello statale, ma anche comunitario. Per esempio, così si è espresso il Consiglio dell’Unione Europea in una sua risoluzione del 2003: “il capitale umano è una risorsa per lo sviluppo complessivo dell’Europa e le politiche in materia di istruzione e formazione degli Stati dovrebbero essere orientate verso una valorizzazione della personalità di ogni individuo lungo tutto il corso della vita e 1 PLINIO IL VECCHIO, Storia naturale.

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