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Effetti dell'ozono atmosferico sulle piante officinali

Informazioni tesi

  Autore: Sara Di Criscienzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia
  Relatore: Rosaria De Martino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

L’OZONO COME INQUINANTE E POTENZIALE RISCHIO PER LE PIANTE


Fin dal 1950 gli ossidanti fotochimici sono stati riconosciuti come agenti gassosi potenzialmente tossici per le piante e per l’uomo. Alcuni dei fotossidanti più diffusi sono il PAN, l’acido nitrico, le aldeidi secondarie, l’acido formico. Essi sono inquinanti secondari prodotti principalmente da reazioni fitochimiche a partire da precursori quali ossidi d’azoto (NOx), idrocarburi, composti organici volatili (VOC), monossido di carbonio (CO), metano. Il più importante fotossidante, a causa della sua abbondanza e tossicità, è proprio l’ozono (O3). Gli altri non sembrano costituire un rischio ingente per la salute o la vegetazione ai livelli attualmente osservati nell’ambiente.
Tuttavia a concentrazioni maggiori è noto che il nitrato di perossiacetile (PAN), che deriva insieme all’ozono dalla reazione tra ossidi d’azoto e idrocarburi, causa irritazione dell’apparato respiratorio e danni alle piante simili a quelli dell’ozono.
In un primo momento alcuni rilevamenti nelle aree urbane di Los Angeles misero in luce le connessioni esistenti tra i danni arrecati alla vegetazione e l’alto livello di fotossidanti, i cui precursori sono rilasciati nell’atmosfera da fonti industriali e di altro tipo antropico.
Successivamente gli studi condotti da Heggestad e Middleton (1950) stabilirono che le tipiche ferite a macchia delle foglie di tabacco erano dovuti alla componente d’ozono dell’inquimento fotochimico
Durante l’ultimo decennio sono stati registrati alti livelli di ozono in tutti i maggiori centri urbani, ed è stato rilevato un progressivo innalzamento dei valori di ozono persino nelle zone rurali (Matissek e Innes, 1999).
Sebbene sia ancora molto controverso l’effettivo ruolo di questo agente gassoso nel declino delle zone boschive dell’Europa e dell’America dell’est, c’è oramai unanimità nel riconoscere nell’ozono un importante fattore di rischio per piante ed alberi.
L’intensa ricerca nel campo condotta a partire dagli anni ’80 ha provveduto a creare un’ampia banca dati. È ancora, tuttavia, da stabilire la misura in cui l’attuale conoscenza sulle risposte delle piante all’ozono sia compatibile con il comportamento degli alberi adulti nei loro siti naturali. Si tratta quindi di un problema ecofisiologico che richiede, per la sua risoluzione, l’integrazione dei profili sperimentali con le peculiarità dell’habitat naturale e la variabilità che da esse deriva.

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IV 1. L’OZONO COME INQUINANTE E POTENZIALE RISCHIO PER LE PIANTE Fin dal 1950 gli ossidanti fotochimici sono stati riconosciuti come agenti gassosi potenzialmente tossici per le piante e per l’uomo. Alcuni dei fotossidanti più diffusi sono il PAN, l’acido nitrico, le aldeidi secondarie, l’acido formico. Essi sono inquinanti secondari prodotti principalmente da reazioni fitochimiche a partire da precursori quali ossidi d’azoto (NOx), idrocarburi, composti organici volatili (VOC), monossido di carbonio (CO), metano. Il più importante fotossidante, a causa della sua abbondanza e tossicità, è proprio l’ozono (O3). Gli altri non sembrano costituire un rischio ingente per la salute o

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