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Le funzioni penali del Giudice di Pace. Un'indagine esplorativa nel distretto di Oristano

La riforma che conferisce al Giudice di Pace la competenza in materia penale nasce dall'esigenza di rinnovare e decongestionare il sistema giudiziario tradizionale, affiancando ad esso un motore più semplice e circoscritto, sia per le professionalità coinvolte, sia per i procedimenti e gli ambiti di pertinenza, e la cui caratteristica principale è una maggiore prossimità al cittadino, sia da un punto di vista territoriale che umano. Attingendo ai paradigmi della giustizia riparativa il reato viene letto come un conflitto tra persone, risolvibile attraverso la conciliazione tra le parti e la restituzione/riparazione del danno arrecato alla vittima; tutto ciò nella logica della responsabilizzazione del reo (e di tutte le figure coinvolte) e dell'assunzione della vittima come referente privileggiato dell'azione penale.
La tesi si divide in due parti: la prima analizza le leggi che definiscono la riforma, le novità da essa introdotte e gli aspetti che la collocano nella giustizia riparativa, in particolare la mediazione e la conciliazione. La seconda propone un'indagine effettuata nel territorio di competenza della Procura di Oristano, svolta al fine di rilevare lo stato di applicazione della riforma sul territorio stesso quale si configura a 18 mesi dall'entrata in vigore del Dl. 274/2000. Attraverso la collaborazione dei giudici operanti in questo distretto è stato possibile evidenziare le difficoltà che ostacolano la piena fruibilità delle risorse e degli strumenti che il legislatore ha previsto e, altresì, la percezione dei giudici stessi circa l'effettiva perseguibilità degli obiettivi posti dalla riforma, primo tra tutti la creazione di un apparato giudiziario che si caratterizzi per la sua "vicinanza al corpo sociale".

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1 INTRODUZIONE Non è una novità il fatto che ci troviamo a vivere in una società caratterizzata da una sempre più crescente complessità e conflittualità di cui sono permeati, in modo spesso allarmante, i processi e gli ambiti di interazione e confronto tra singoli cittadini e tra gruppi, così come quelli in cui uno degli interlocutori è lo Stato. Se si pensa alla quantità di modi e articolazioni in cui vengono a presentarsi le situazioni di crisi e di squilibrio in una siffatta società si può capire come non sia facile per lo Stato stesso essere il garante di una cittadinanza salvaguardata in tutti i suoi diritti ed esigenze. E una tale difficoltà emerge con forza tanto maggiore se si prende in considerazione un settore cruciale della società odierna quale è quello della “sicurezza sociale” e dei connessi apparati istituzionali. Si tratta di un aspetto critico del vivere (che è in realtà un convivere) sociale proprio perché in esso, maggiormente che in altri ambiti, si riversano gli effetti di quella complessità e conflittualità di cui si parlava sopra. In effetti, quando si guarda alla sicurezza sociale e al sistema giudiziario che ne è il responsabile ci si trova di fronte ad un campo di scontro nel quale si confrontano le esigenze e le pretese di più protagonisti: dal governo, nella persona del legislatore, alla magistratura ecc., non ultimi i cittadini, tra i quali un ruolo particolare rivestono gli autori di reati e le vittime di questi. E’ fuor di dubbio che attualmente il sistema della giustizia penale sia fortemente congestionato e manifesti l’esigenza di un

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Francesca Mele Contatta »

Composta da 314 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.