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L'indennità parlamentare

Conviene affrontare preliminarmente una questione intimamente connessa al tema che si sta trattando: la derogabilità o modificabilità dello Statuto. Negli ottantaquattro articoli che lo componevano infatti non vi era accenno alla possibilità di una revisione, né di una deroga o di variazioni nelle disposizioni contenute negli articoli stessi. Tuttavia ai compilatori dello Statuto giammai era venuto in mente di consacrare con quelle parole l’intangibilità assoluta delle disposizioni, impedendo per sempre qualsiasi riforma; quella dichiarazione messa in fronte allo Statuto aveva un diverso significato: da una parte importava il riconoscimento e la consacrazione di quei diritti e di quelle franchigie contenuti nella carta costituzionale, dall'altra parte escludeva il concetto che questa fosse “una graziosa e revocabile concessione che il re faceva al popolo”1, come era stato per le carte ottriate dei re di Francia.

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3 CAPITOLO I 1. IL PARLAMENTO ITALIANO NELL’OTTOCENTO ED IL DIVIETO POSTO DALL’ARTICOLO 50 DELLO STATUTO ALBERTINO 1.1 CENNI INTRODUTTIVI Già ai tempi della democrazia ateniese gli Η Σ Λ Ω Λ Π Ρ Λ epìtimoi) che partecipavano all'adunanza popolare depositaria della sovranità e del potere statuale, la Η Ν Ν Ο Η ς Λ ∆ ecclesìa), nel momento in cui entravano nella Pnice ricevevano una tavoletta che, al termine dei lavori dell'assemblea, doveva essere esibita per ottenere il pagamento dell'ecclesiasticon, termine che indicava la somma dovuta dalla collettività e pagata dall'erario ad ogni ecclesiastes per la partecipazione ai lavori dell'assemblea. Già allora quando la democrazia era reale principio dello Stato e della vita del cittadino si avvertiva il senso del pubblico servizio. Non altrettanto può dirsi sia avvenuto successivamente in Roma, dove la contrapposizione tra attività politica ed amministrativa era netta, nel senso che se la seconda era sicuramente retribuita (munus), la prima doveva invece svolgersi gratuitamente trattandosi di un honor. Infatti il senato era un'assemblea che essenzialmente rappresentava il corpo consultivo del magistrato e pertanto anche le magistrature erano honores e non comportavano alcuna retribuzione; importavano invece spesso ingenti spese. Sotto il principato invece si istituì

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Umberto Giordano Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4029 click dal 07/04/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.