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Event-Study and Econometrics Model of government bonds in European Union.

Nella prima parte della trattazione è stata ricostruita la storia dell’Unione Europea con particolare riferimento ad alcuni aspetti, riconducibili soprattutto alle origini filosofiche della stessa, alle correnti di pensiero di volta in volta prevalenti, ai maggiori successi ottenuti dall’integrazione, ai cambiamenti economico-istituzionali e alle prospettive politiche ed economiche dell’area, evidenziando sempre e soprattutto l’impatto reale dell’evoluzione del processo di integrazione.
Nel corso dell’opera si è poi cercato di investigare sulle cause che hanno comportato differenze nei rendimenti dei Governative Bonds dei paesi dell’Unione Europea. Più in particolare, si è osservato come a partire dal Trattato di Maastricht in poi si sia assistiti ad una convergenza degli yields, sottolineando come le differenze allo stato attuale, continuano a permanere per differenti tipologie di premi per il rischio richiesti dagli operatori economici. In merito a quest’ultimo punto, si è osservato come in generale, possano essere considerate cinque diverse tipologie di rischio: di credito, di liquidità, di cambio, tecnico e di interesse (o di prezzo). In merito al rischio di cambio si è notato come si sia verificata una convergenza dello stesso verso lo zero, nel momento in cui il debito in valuta estera dei paesi dell’Unione Europea è stato ridenominato in euro. Discorso analogo per i rischi tecnici, ossia quelli riconducibili a differenze della tassazione e a limitazioni nei movimenti dei capitali; da una parte il livellamento delle differenze nella legislazione tributaria e dall’altra il codice di liberalizzazione dell’OCSE nonché le direttive comunitarie hanno portato alla quasi totale scomparsa di tale categoria di rischiosità. Riguardo invece il rischio di interesse (o di prezzo) si è osservato come lo stesso sia stato soltanto in parte prevedibile, in quanto è sempre presente una parte aleatoria che può essere stimata solo sulla base di appositi modelli, di tipo monofattoriale o plurifattoriale. In conclusione, si è evidenziato come le differenze osservate nei rendimenti dei Bonds vengano in particolare a dipendere da differenti rischi di credito e di liquidità; perciò il modello proposto ha verificato l’impatto dei fattori di rischio internazionali sui fondamentali (osservabili e non) dei paesi europei nonché sulla liquidità (strutturale e residuale) degli stessi.
Nell’ultima parte della trattazione è stata posta in essere un altro tipo di analisi, sul modello dell’event-study, con l’obiettivo di verificare la rilevanza delle diverse notizie relative ad eventi manifestatisi nei paesi dell’Unione Europea. A tale scopo è stato costruito un indice fondato sugli Excess Returns, mentre i principali accadimenti selezionati sono stati quelli relativi a notizie di cronaca e quelli rilevanti per l’integrazione. Un’eventuale crescita dell’indice è stata considerata come negativa, mentre una diminuzione dello stesso ha segnalato un decrescente impatto dei fattori di rischio sui differenziali di rendimento, dando luogo ad una valutazione positiva.

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13 Introduzione Nella trattazione che segue si è investigato sulle ragioni che hanno portato alla convergenza dei rendimenti dei titoli di Stato nei paesi dell’Unione. Il primo capitolo evidenzia come il procedere del processo di integrazione abbia comportato un livellamento delle differenze istituzionali nei paesi membri, affiancato da una convergenza nelle variabili commerciali, economiche e finanziarie. Tale processo si è costituito con i Trattati di Parigi e Roma, è proseguito con gli accordi sulla tariffa comune, lo SME, l’Atto Unico e si è esaltato con il Trattato di Maastricht, di Amsterdam, di Nizza e la predisposizione della Costituzione Europea. A tale processo di rafforzamento interno, se ne è affiancato uno esterno, rappresentato dall’adesione di nuovi Stati membri; ai sei fondatori (Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) se ne sono affiancati degli altri; negli anni Settanta il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca; negli anni Ottanta prima la Grecia e poi il Portogallo e la Spagna; negli anni Novanta l’Austria, la Finlandia e la Svezia, e da pochi mesi la Polonia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Repubblica Ceca, la Repubblica Slovacca, l’Ungheria, la Slovenia, Malta e Cipro. E’opportuno anche ricordare che il processo di convergenza abbia subito dei periodi di stallo e di involuzione, soprattutto con riferimento alla liberalizzazione dei movimenti dei capitali, per motivazioni riconducibili alle difficoltà sia di carattere economico che finanziario registrate dai paesi europei (e non solo) in quel periodo. Nella trattazione si è evidenziato anche il contesto postbellico in cui sono maturate le scelte politiche degli Stati membri. Sia i paesi vincitori che quelli vinti avrebbero dovuto far fronte alle difficoltà economiche conseguenti la guerra, nonché al nuovo bipolarismo mondiale, con una nuova idea politico-istituzionale fondata sulla cooperazione fra gli Stati che fino a pochi anni addietro si erano combattuti alacremente; ciò attraverso una nuova iniziativa politica che come affermava il ministro francese Schuman nel 1950 rispecchiasse un superamento dei contrasti fra Francia e Germania, fondati sul controllo dei bacini carboniferi della Rhur e della Saar, considerati da sempre i veri arsenali dell’industria bellica tedesca. Il pensiero di Schuman, che era l’ovvia derivazione dei principi neofunzionalisti di J.Monnet, consisteva nel sostituire ai tradizionali metodi di cooperazione intergovernativa, un

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Raffaele Cianfarani Contatta »

Composta da 305 pagine.

 

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