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Il credito al consumo: La fattispecie

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Milillo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonella Antonucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

Il contratto di credito al consumo è la forma di finanziamento più usata per soddisfare la domanda di beni, soprattutto “durevoli”, proveniente dai consumatori.La posticipazione del pagamento rispetto al momento di godimento del bene è il motivo principale per cui tale contratto, ha raggiunto nel nostro Paese dimensioni considerevoli. Il credito al consumo è comunque una fattispecie disciplinata in Italia già dal 1992. Infatti, è con alcune disposizioni della legge comunitaria del 12.2.1992 n°142 (che ha dato attuazione alle direttive comunitarie sul credito al consumo 87/102 e 90/88), che per la prima volta da noi,viene regolato tale contratto.La disciplina sul credito al consumo è stata poi inserita nel testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d.lgs.385/1993), agli articoli 121 ss. La disciplina sul credito al consumo ha origine comunitaria e, infatti, gli articoli del testo unico relativi al credito al consumo risentono profondamente del modello normativo adottato dal legislatore comunitario. Quasi identiche sono nelle due fonti le definizioni dei soggetti parte del rapporto (professionista/consumatore) e dell’oggetto del contratto che è delimitato ricorrendo alla tecnica delle esclusioni.
L’articolo 121 co.°1 del testo unico dispone che: “per credito al consumo s’intende la concessione, nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.Dalla definizione del contratto che emerge dalla fonte nazionale e comunitaria, si può notare come a questa tipologia contrattuale siano riconducibili fattispecie negoziali eterogenee. Sono quindi considerati contratti di credito al consumo, tutti i contratti mediante i quali il consumatore, riceve un credito da un creditore che lo concede nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale.La definizione di credito al consumo presente sia nella fonte nazionale che in quella comunitaria è molto lata, quindi per poter delineare l’ambito oggettivo d’applicazione della disciplina, entrambi i legislatori ricorrono al metodo delle esclusioni elencando, dopo aver definito il contratto, le fattispecie alle quali la disciplina non si applica.
Sul piano soggettivo, il contratto di credito al consumo, è circoscritto dalle caratteristiche delle parti contraenti: cioè del consumatore in veste di debitore, e di una banca o di un intermediario finanziario, ovvero di un soggetto autorizzato alla vendita di beni o servizi, in veste di creditore. Per quanto riguarda i soggetti creditori, secondo la fonte comunitaria, per creditore s’intende “una persona fisica o giuridica che concede credito nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, ovvero un gruppo di tali persone”. Cioè secondo la direttiva, è creditore qualunque soggetto, persona fisica o giuridica, che si trovi ad essere contraente attivo in un rapporto di credito. Nella disciplina italiana, non ci si limita solo a prevedere che il credito debba essere concesso nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, ma i soggetti creditori vengono invece ben individuati. Infatti, l’esercizio del credito diviene da noi attività riservata alle banche, intermediari finanziari, soggetti autorizzati alla vendita di beni e servizi nel territorio della Repubblica, ma nella sola forma della dilazione del pagamento del prezzo .
La disciplina comunitaria sul credito al consumo, poneva molta importanza alla figura del consumatore , prevedendo che la normativa si applicasse ai contratti di credito, a condizione che il soggetto destinatario del credito fosse un consumatore, cioè “la persona fisica che per le transazioni disciplinate dalla stessa direttiva, agisce per scopi che possono considerarsi estranei alla sua attività professionale”. L’individuazione del consumatore come la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta, qualifica la fattispecie contrattuale del credito al consumo e a contribuisce a delimitare l’oggetto del contratto. La scelta comunitaria del termine consumatore, è stata effettuata soprattutto allo scopo di approntare regole e rimedi, tali da proteggere interessi considerati al tempo stesso meritevoli di tutela ma deboli, se confrontati con quelli di cui è titolare il “professionista”. La contrapposizione consumatore/professionista ha lo scopo di creare posizioni di favore per la parte considerata più debole, il consumatore, rispetto a quella considerata più forte. L’articolo 121 comma 1 del testo unico, nel definire il contratto di credito al consumo, ricalca il modello seguito dal legislatore comunitario, riproponendo, con alcune variazioni formali, la stessa definizione di consumatore usata dal legislatore Europeo.

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6 I.1 La nozione di credito al consumo tra disciplina nazionale e disciplina comunitaria La disciplina del credito al consumo, è stata introdotta in Italia in attuazione di direttive comunitarie (dir.87/102/Cee, successivamente modificata dalla dir. 90/88/Cee): a queste ultime è stata data attuazione con gli articoli 18 e seguenti della legge comunitaria del 12/2/1992 n°142. Tali disposizioni sono poi state trasfuse nel testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d.lgs.385/93, artt. 121 ss.), emanato in occasione del riordino dell’ordinamento del credito. 1 La disciplina nazionale risente profondamente del modello normativo adottato dal legislatore comunitario, infatti, rimane identica la tecnica disciplinare che procede per via di esclusioni alla delimitazione della fattispecie contrattuale. 2 1 G. ALPA-P.ZATTI,Commentario breve al codice civile e leggi complementari,Tomo II, p. 1895, CEDAM ; 2 A. FRISULLO,Commento all’articolo 121 T.U., Commentario al Testo Unico in materia bancaria e creditizia,a cura di F. CAPRIGLIONE, p .613, prima edizione, CEDAM;

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Parole chiave

banche
consumatore
credito al consumo
criterio delle esclusioni
d.lgs 385/93 art.121
intermediari finanziari
professionista
regime di vigilanza
testo unico in materia bancaria e creditizia

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