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Premessi cenni di natura sostanziale e processuale sull’istituto della applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444 ss. c.p.p.), il candidato si soffermi ad analizzare il contenuto del potere del giudice di valutare la correttezza e congruità dell’accordo raggiunto tra le parti.

Informazioni tesi

  Autore: Mauro Barraco
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Professioni Legali
Anno: 2004
Docente/Relatore: Giorgio Spangher
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 28

I poteri del giudice nella richiesta delle parti di applicazione pena ai sensi dell'art. 444 e ss c.p.p.

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2 INTRODUZIONE La negozialità della pena: dallo scambio penitenziario al patteggiamento. In ossequio alle direttive contenute nella legge delega (art. 1, n. 2 e 103, legge 16 febbraio 1987, n. 81), il codice di rito vigente prevede una serie di procedimenti speciali (c.d. riti alternativi) cui è affidato il compito di assecondare l’esigenza di massima semplificazione nello svolgimento del processo, con eliminazione di ogni atto ed attività non essenziale. Invero, nonostante la centralità del dibattimento, sede naturale della formazione della prova nel contraddittorio fra le parti, rappresenti l’esaltazione del rito accusatorio – oltre che per il sistema dialettico, per i principi di oralità e di immediatezza che vi si realizzano – tuttavia, il costo del dibattimento stesso, in termini di adempimenti ed impegno di strutture e mezzi, reca il limite intrinseco della sua concreta praticabilità. In altre parole, l’utilizzo generalizzato del dibattimento implicherebbe la paralisi della macchina giudiziaria: a limitare l’afflusso dei processi al dibattimento sono preordinati, per l’appunto, i riti alternativi. Essi si distinguono in due grandi categorie, corrispondenti a distinte funzioni che si vuole perseguire: in primo luogo, vi sono i c.d. procedimenti di deflazione dibattimentale, che tendono a risolvere la controversia anticipatamente rispetto all’itinerario del rito ordinario, evitando la celebrazione del dibattimento (giudizio abbreviato, applicazione della pena su richiesta delle parti e procedimento per decreto). In secondo luogo, per perseguire l’anticipazione del dibattimento, sono previsti il giudizio direttissimo ed il giudizio immediato che, contrariamente ai procedimenti della prima categoria, consistono, invece, nel condurre rapidamente l’imputato al dibattimento senza passare per la udienza preliminare 1 . Il ricorso a taluni riti speciali è agevolato dal legislatore con misure premiali per stimolare lo stesso indagato o imputato a richiedere la rapida definizione della sua vicenda, con riduzioni di pena in misura fissa (giudizio abbreviato) o elastica, entro un limite prefissato (decreto penale ed applicazione della pena su richiesta delle parti), nonché con altri benefici. Premesso che taluni riti speciali sono alternativi – oltre che con il rito ordinario – tra loro (rito abbreviato ed applicazione della pena su richiesta delle parti), non essendo consentito un tramutamento dell’uno nell’altro 2 , una volta enunciati i caratteri comuni, è necessaria una analisi distinta dei vari riti, caratterizzati da spiccati connotati peculiari: oggetto della trattazione è l’istituto del patteggiamento, che ha visto la luce con l’entrata in vigore del vigente codice di rito e che 1 Sul punto, si veda, ZAPPALÀ E., I procedimenti speciali, in AA.VV., Diritto Processuale Penale, ed. IV, vol. II, Giuffrè, Milano, 2001, pp. 229 e ss. Analizza il rapporto fra udienza preliminare e riti alternativi, NAPPI A., Il codice di procedura penale torna alle origini, in Diritto & Giustizia, 2000, 1, p. 8, laddove si afferma che “l’udienza preliminare avrebbe dovuto svolgere la sua funzione di filtro rispetto al dibattimento, non tanto perché avrebbe permesso un effettivo controllo sulla consistenza della accusa formulata dal pubblico ministero, quanto perché era destinata a favorire, attraverso un contatto diretto tra il giudice e le parti, la scelta per i riti speciali, in alternativa al giudizio ordinario”; cfr. anche PERONI F., Le novità in tema di patteggiamento, in AA.VV., Il processo penale dopo la riforma del giudice unico, Cedam, Padova, 2000, p. 511. 2 Così, ex multiplis, Cass. S.U., 23 dicembre 1994, n. 12752.

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