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Evidenza empirica sul Value at Risk

Informazioni tesi

  Autore: Edoardo Cingolani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Maria Letizia Guerra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Attraverso lo svolgimento del presente lavoro intendo introdurre le principali caratteristiche relative alle funzioni del Risk Management, le quali, negli ultimi anni, hanno subito un’ evoluzione tale da causare il cambiamento quasi completo dei ruoli precedentemente svolti.
Tutto ciò è stato senza dubbio causato dallo sviluppo dei mercati finanziari, accompagnato da un processo di innovazione finanziaria, che ha investito tutti gli ambiti relativi al mondo della finanza stessa.
L’analisi delle varie tipologie di rischio, alle quali gli intermediari finanziari e, più in generale, tutti coloro che operano nei mercati finanziari sono sottoposti, mi ha poi permesso di introdurre l’oggetto di analisi principale di questo lavoro, ossia lo strumento sintetico, statistico-matematico, di quantificazione del rischio noto come Value at Risk.
Lo strumento è stato ideato verso la fine degli anni Ottanta, ma ha iniziato ad affermarsi solo dopo che la società finanziaria J.P. Morgan ha introdotto uno metodologia di calcolo del rischio che basa le proprie peculiarità su quelle del Value at Risk.
Grazie alla sua validità, il VaR è divenuto il punto di riferimento per la gestione del rischio finanziario, tanto che il Comitato di Basilea ha autorizzato le banche a dotarsi di modelli interni di stima del VaR per definire i requisiti minimi di capitale, in cui si potesse tener conto anche delle correlazioni tra le diverse fonti di rischio.
L’aspetto che maggiormente mi ha stupito di questo strumento è la sua capacità di sintetizzare la stima del rischio in un unico valore, permettendo di determinare la massima perdita attesa su di un determinato orizzonte temporale e per un certo livello di confidenza, anche di un portafoglio notevolmente diversificato.
Il Value at Risk, dunque, permette di definire l’ammontare da accantonare per fronteggiare eventuali fluttuazioni negative del portafoglio finanziario, un informazione molto facile da concepire e che, dunque, permette al VaR di essere un valido supporto informativo anche per i meno esperti di finanza.
Un contributo fondamentale per questa ricerca, mi è stato fornito dall’esperienza svolta presso la sede della Banca Popolare dell’Adriatico, nell’ufficio finanza, dove ho avuto la possibilità di osservare in maniera diretta come il VaR venga utilizzato da banche e altri intermediari; la mia analisi è stata rivolta in maniera particolare allo strumento di calcolo del VaR fornito alla banca dall’agenzia finanziaria Bloomberg.
Oltre che applicare lo strumento al caso concreto, ho ritenuto importante analizzare le procedure matematico-statistiche utilizzate dalle metodologie applicate per il calcolo del VaR, che sono: la Simulazione Storica, il metodo Monte Carlo e l’approccio Varianza-Covarianza; infatti, è solo grazie ad un loro attento studio che si può capire l’impressionante validità dell’ intuizione su cui il VaR si basa.
Ho concluso il mio lavoro valutando le performance empiriche del Value at Risk, applicandolo su strumenti finanziari molto diversi tra loro, come: i titoli Tim e Telecom, il cambio Euro-Dollaro, l’indice della borsa giapponese Nikkei 225.

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4 INTRODUZIONE Attraverso lo svolgimento del presente lavoro intendo introdurre le principali caratteristiche relative alle funzioni del Risk Management, le quali, negli ultimi anni, hanno subito un’ evoluzione tale da causare il cambiamento quasi completo dei ruoli precedentemente svolti. Tutto ciò è stato senza dubbio causato dallo sviluppo dei mercati finanziari, accompagnato da un processo di innovazione finanziaria, che ha investito tutti gli ambiti relativi al mondo della finanza stessa. L’analisi delle varie tipologie di rischio, alle quali gli intermediari finanziari e, più in generale, tutti coloro che operano nei mercati finanziari sono sottoposti, mi ha poi permesso di introdurre l’oggetto di analisi principale di questo lavoro, ossia lo strumento sintetico, statistico-matematico, di quantificazione del rischio noto come Value at Risk. Lo strumento è stato ideato verso la fine degli anni Ottanta, ma ha iniziato ad affermarsi solo dopo che la società finanziaria J.P. Morgan ha introdotto uno metodologia di calcolo del rischio che basa le proprie peculiarità su quelle del Value at Risk. Grazie alla sua validità, il VaR è divenuto il punto di riferimento per la gestione del rischio finanziario, tanto che il Comitato di Basilea ha autorizzato le banche a dotarsi di modelli interni di stima del VaR per definire i requisiti minimi di capitale, in cui si potesse tener conto anche delle correlazioni tra le diverse fonti di rischio.

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