Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il contratto di inserimento ed il CFL nel decreto legislativo 276/03

Abstract non registrato.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 Introduzione Col titolo VI del decreto legislativo 276 del 10 settembre 2003, rubricato Apprendistato e contratto di inserimento, il legislatore ha disciplinato i contratti formativi “nel tentativo di porre fine alle ambiguità e agli equivoci che ne hanno contraddistinto l’utilizzo e lo sviluppo” 1 . A causa di un quadro normativo poco chiaro, completato dalla giurisprudenza non costante e dalla contrattazione collettiva eccessivamente settorializzata, la finalità dei contratti a causa mista ha assunto, nel tempo, configurazioni diverse: alla tipica finalità formativa si sono affiancate funzioni ulteriori quali la riduzione del costo del lavoro; il sostegno del reddito di fasce sempre più estese di giovani disoccupati; la ricerca del consenso sociale … 2 . Le linee della riforma sono state tracciate dal Libro Bianco, in cui si prospetta una distinzione, sviluppata nella legge 14 febbraio 2003, n° 30, delle funzioni dei singoli contratti formativi. Si valorizza l’apprendistato come “strumento formativo” e si afferma la “specializzazione del contratto di formazione e lavoro al fine di realizzare l’inserimento e il reinserimento mirato in azienda”. Col titolo VI è quindi andato avanti quel processo di differenziazione funzionale già avviato con l’art. 16 della legge 451/1994, letto come “una sorta di compromesso tra le esigenze occupazionali e quelle formative …” 3 . Il secondo comma dell’art. 16 ha infatti distinto due tipologie del cfl: una riferita all’acquisizione di professionalità intermedie o elevate (tip. “a”), l’altra corrispondente al contratto di formazione-lavoro mirato ad agevolare l’inserimento professionale mediante un adeguamento delle capacità professionali al contesto produttivo ed organizzativo (tip. “b”). L’assonanza di quest’ultima tipologia con la definizione del contratto di inserimento data dall’art. 54 del D.Lgs 276/2003 4 è immediatamente percepibile e lascia intendere la semplice sostituzione del contratto di formazione-lavoro della tipologia “b” col contratto di inserimento. Il punto di partenza della trattazione è costituito proprio dalla ricerca delle origini di tale contratto, nel tentativo di individuare i punti di continuità/discontinuità con la disciplina del contratto di formazione-lavoro, che comunque sopravvive, per quanto riservata alla pubblica amministrazione. Quest’ultimo argomento sarà oggetto di una specifica analisi, in cui si tenterà di verificare le compatibilità delle nuove disposizioni legislative col processo di 1 MARIELLA MAGNANI – Dispensa del corso di Diritto del Lavoro (A.A. 2003/2004) Fac. Giurisprudenza - Università degli Studi di Pavia, p. 18. 2 Sul punto, cfr M. BIAGI – M. TIRABOSCHI – I contratti a contenuto formativo, in Istituzioni di Diritto del Lavoro – Giuffrè Editore – 2003, p. 51. 3 GHERA, 2003, Diritto del lavoro, Bari, Cacucci Ed., p. 523 - DOMENICO GAROFALO, Il contratto di inserimento: dall’occupabilità all’adattabilità – www.unicz.it - p. 1). 4 L’art. 54 del D.Lgs 276/2003 così recita: Il contratto di inserimento è un contratto di lavoro diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato conteso lavorativo, l’inserimento ovvero il reinserimento nel mercato del lavoro delle seguenti categorie di persone … .

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Antonio Sulis Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2705 click dal 26/04/2005.

 

Consultata integralmente 18 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.