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Studio di realizzazione e fattibilità di un microprogetto di sviluppo agricolo. Il caso di Tabagne, Costa d'Avorio

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Annoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Roberto Pretolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188




Scopo della tesi è sviluppare un contributo originale nella pianificazione e progettazione di studi di fattibilità e nella successiva realizzazione di progetti di sviluppo rurale in Paesi in via di sviluppo.
Lo studio ha analizzato, con particolari strumenti e metodiche innovative, il contesto di un progetto di sviluppo rurale in un villaggio del nord est della Costa d'Avorio, Tabagne, per cercare di capire se e quanto questo possa essere sostenibile dalla popolazione e dall’ambiente che lo deve ospitare.
L'approccio utilizzato per l'analisi si basa sul concetto di cooperazione decentrata, o dal basso, che negli ultimi anni è stata utilizzata per riformulare i paradigmi dei progetti di sostegno allo sviluppo nei Paesi svantaggiati, cercando di aumentare l’efficienza degli stanziamenti economici dei Paesi Donatori. Quello che poche volte viene sottolineato nei Programmi di Sviluppo a qualsiasi livello, dal sopranazionale al locale, è la necessità di capire, attraverso analisi e studi, se l’intervento potrà essere o meno sostenibile nel tempo dal luogo in esame. Infatti, solo garantendo al progetto una sostenibilità, principalmente economica, ma anche ambientale e sociale, si avranno garanzie sull’effettivo sviluppo di una zona.
Il progetto di sviluppo rurale prevede la realizzazione di un orto scuola di circa 2 ha, destinato alla formazione della popolazione femminile della zona in età scolare per cercare di promuovere pratiche agricole poco invasive per il territorio, per aumentare l’autosufficienza alimentare della popolazione e per promuovere la lavorazione dell’anacardo (Anacardum occidentalis L), largamente coltivato nella zona, per permettere agli agricoltori di controllare buona parte della filiera del prodotto e quindi renderla la più remunerativa possibile.
L'analisi, condotta attraverso una sinergia fra dati sperimentali raccolti sul campo, elaborazioni informatiche con programmi GIS (Geographical Information System) e strumenti di studio quali l’analisi SWOT (Strengths Weaknesses Opportunities Threats), l’Albero dei Problemi (Pair-wise Ranking Problems) e la PRA (Participatory Rural Appraisal), ha permesso di studiare la sostenibilità economica, ambientale e sociale del progetto e le possibili ricadute, positive e negative, per la popolazione, il territorio e la sua economia.
Grazie all’analisi SWOT si sono studiate le potenzialità e i vincoli, le opportunità e i rischi che il progetto presenta per cercare di tracciare una linea del tempo entro cui poter far crescere e promuovere il progetto.
Con l’albero dei problemi, invece, mediante inchieste sul campo, si sono analizzate le percezioni della popolazione sulle principali motivazioni che ponevano un freno allo sviluppo della zona, per poter su queste cercare di intervenire.
Infine, mediante la PRA la popolazione ha avuto la possibilità di partecipare attivamente alla scelta delle specie da coltivare nell’orto e di sentirsi coinvolta e partecipe nello sviluppo del progetto.
Il progetto risulta sostenibile a livello economico grazie alla possibilità di vendere sul mercato settimanale di Tabagne i prodotti dell’orto mentre sul piano ambientale, l’apporto di sostanza organica sostenuto con pratiche di compostaggio, innovative per la popolazione locale, e le pratiche agricole poco invasive, con rotazioni colturali, consociazioni e l’uso di tutti gli accorgimenti possibili per diminuire l’evapotraspirazione del suolo, potrà, nel breve periodo, migliorare la sua fertilità agronomica e quindi anche la produzione, incrementando in un circolo virtuoso il reddito degli agricoltori e la sicurezza alimentare della popolazione.

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7 È importante cercare di comprendere che cosa si intenda con il concetto di sviluppo prima di affrontare uno studio sulla fattibilità e la successiva realizzazione di un microprogetto di sviluppo rurale a Tabagne, villaggio a nord est della Costa d'Avorio. Il presidente USA H. S. Truman, il 20 gennaio del 1949, in occasione del discorso inaugurale al suo insediamento alla Casa Bianca, usò per la prima volta la parola sottosviluppo in un contesto pubblico mondiale di grande risonanza. “..dobbiamo intraprendere un programma nuovo ed audace per rendere disponibile i benefici delle nostre conquiste scientifiche ed il nostro progresso industriale per l’avanzamento e la crescita di aree sottosviluppate.” Usando in un simile contesto questo termine Truman cambiò il significato di sviluppo e creò il simbolo, usato sempre da allora, per alludere con discrezione al rapporto fra Stati Uniti e resto del mondo. Quel giorni 2 miliardi di persone divennero sottosviluppate, bisognose quindi di aiuti tecnici, scientifici ed economici per potersi sviluppare “con dei programmi basati su concetti di lealtà democratica nei rapporti politici.” Il concetto di aiuto allo sviluppo verticale, dall’alto al basso, fece molti anni fa i suoi primi passi sino a quando un funzionario Britannico del Kenya, in un romanzo di John le Carrè, non si domanda ingenuamente, fotografando una situazione di squilibrio esistente di fatto, “come potremmo aiutare un Paese povero se non fossimo ricchi?” Ci sono pareri discordanti sulla frase, su quel povero, sul misto di commiserazione e fatalismo che la parola racchiude, e sul verbo aiutare che implica un movimento verticale di denaro e tecnologia, come se chi ricevesse il dono non avesse nulla da proporre. Jean Léonard Touadi, congolese, collaboratore con la redazione esteri del TG3-RAI 3 e con il Ministero degli Affari Esteri Italiani, sottolinea che l’Africa “rifiuta lo sviluppo i cui principi e regole di funzionamento sono il frutto di una maturazione altrui”. Il continente rifiuta l’idea che ripropone una “nuova forma di imperialismo culturale seguendo la quale tutte le culture del mondo aspirano alla globalizzazione consumistica che pone al centro di tutte le azioni dell’uomo, sia nella sfera pubblica che in quella privata, la ricerca esclusiva del profitto e della redditività economica”. La parola sviluppo, nel suo significato, implica un cambiamento in senso favorevole, dall’inferiore al superiore, dal peggiore al migliore. La parola indica la direzione verso la quale si agisce mentre si applica il concetto si sviluppo, cioè verso la realizzazione di un miglioramento delle proprie condizioni, desiderio universale di crescita e spostamento verso contesti più soddisfacenti da parte di tutti gli individui. Contemporaneamente, da dopo il discorso di insediamento del Presidente Truman, i Paesi sottosviluppati, hanno avuto quindi bisogno di aiuti, con gli anni declinati in forme diverse, per spostarsi dalla loro situazione disagevole verso migliori realtà. Sino alla fine degli anni ’60 la politica dello sviluppo era sinonimo di un mero incremento del reddito e di crescita del PIL nonostante gia nel 1962 un rapporto delle Nazioni Unite sottolinea che “il problema dei Paesi sottosviluppati non riguarda solo la crescita economica, ma più in generale lo sviluppo. Sviluppo significa crescita più cambiamento, e il cambiamento, a sua volta, è sociale e

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Parole chiave

agricoltura tropicale
albero dei problemi
analisi swot
costa d'avorio
oritcolltura
partecipazione
sviluppo rurale
tabagne

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