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Il rapporto tra le Regioni e l'Unione europea

In seguito alla crisi subita dagli Stati – nazione europei nell’ultimo quarto del ventesimo secolo, causata soprattutto dal fenomeno della globalizzazione, il tema del rapporto tra le entità substatali e quelle sovrastatali è diventato quanto mai attuale. In questo lavoro di tesi si studia il tema de quo guardandolo da due diversi e speculari punti di vista: quello dell’Europa e quello dell’ordinamento interno. A ciascuno di essi è dedicata una specifica sezione.
Nella prima si analizza l’evoluzione che ha condotto l’Unione Europea a guarire parzialmente dalla sua iniziale “cecità” nei confronti delle articolazioni interne degli ordinamenti statali. Ci si sofferma, in particolare, sui riconoscimenti più importanti che hanno consentito alle Regioni di godere di una sorta di proprio locus standi nell’ordinamento comunitario. Si tratta dell’introduzione nell’ambito della politica di coesione economica e sociale del principio di partenariato; dell’istituzionalizzazione del principio di sussidiarietà e della tendenziale estensione della sua applicazione non più solo ai rapporti UE – Stati ma anche a livello regionale (così come sembra dal trattato che istituisce la Costituzione Europea, ancora non ratificata); e dell’istituzione del Comitato delle Regioni, l’organo comunitario deputato a rappresentare le esigenze locali e regionali.
Nella seconda sezione l’analisi si sposta sul piano interno e traccia la parabola nazionale che, dalla riserva statale di qualunque rapporto estero, ha condotto ad una prassi, avallata dalla giurisprudenza, recepita in alcune disposizioni normative, e da ultimo costituzionalizzata, che ha ammesso una certa “azione esterna” delle Regioni. Si affrontano così i temi dei loro rapporti internazionali, così come da d.P.R. 616/77 e da sentenza 179/87, e della “specialità” della disciplina dei rapporti comunitari (L. n. 146/1994, art. 4 d.P.R. 167/1994, L. n. 52/1996); della partecipazione regionale alla “fase ascendente” (Legge Fabbri, Legge La Pergola, L. n. 128/1998, d. lgs. 281/97) e alla “fase discendente” (L. n. 128/1998) del diritto comunitario. Da ultimo il lavoro di tesi si concentra sulla Riforma costituzionale n. 3/2001 e sulla relativa legge di adeguamento, detta La Loggia, in merito ai rapporti comunitari ed internazionali delle Regioni.
Da quanto spiegato in entrambe le sezioni si traggono, infine, queste conclusioni: i rapporti tra l’UE e le Regioni si sono sempre più intensificati ma non tanto da trasformare il mito “Europa delle Regioni” in realtà. Si assiste, invece, molto più verosimilmente, alla tendenza verso la realizzazione di un sistema multi – level governance sempre più complesso.

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4 Introduzione Il tema oggetto di analisi in questo lavoro, il rapporto tra entità sovra- statali e sub-statali, è venuto in rilievo a seguito delle trasformazioni subite dagli Stati nazione europei nell’ultimo quarto del Ventesimo secolo. Giunto al suo apogeo nella prima metà del Novecento, per l’effetto dei nazionalismi, lo Stato nazione, definito da Massimo Severo Giannini “pluriclasse” 1 , ha cominciato, infatti, a partire dalla metà del secolo, a declinare a causa soprattutto dal multivalente processo della globalizzazione, la fondamentale causa della sua crisi. Le nuove tecnologie informatiche e le linee telematiche hanno creato uno spazio planetario nel quale lo scambio di merci e servizi può avvenire senza alcun limite, le decisioni sono istantanee, i trasferimenti monetari avvengono in tempo reale, un’unica piazza finanziaria e comunale è aperta ventiquattro ore su ventiquattro e l’industria, gli investimenti, gli individui e le informazioni possono fluire oltre i confini delle singole Nazioni. Questa economia radicalmente aperta ha smantellato i confini nazionali (“I confini degli Stati non segnano più i confini dei mercati” 2 ) e ha sottratto allo Stato il monopolio delle politiche fiscale, monetaria e quindi redistributiva, rendendolo “troppo piccolo per i grandi problemi della vita e troppo grande per i piccoli problemi della vita” 3 . Ma c’è di 1 Quello che, succeduto allo Stato liberale, borghese, “monoclasse” che attribuisce i diritti politici solo a quei cittadini che pagano imposte dirette oltre un certo livello, è caratterizzato dall’introduzione del suffragio universale, dall’estensione del potere politico a tutti i membri della società, dalla ‘democratizzazione delle forze armate, dall’introduzione di sistemi tributari basati sulla generalizzazione dell’imposizione sui redditi, dalla gestione pubblica dell’economia. Per un corretto approfondimento CASSESE S. e GUARINO G. (a curo di), Dallo Stato monoclasse alla globalizzazione, ISLE, Giuffrè, 2000. 2 FERRARESE M.R., Le istituzioni della globalizzazione. Diritto e diritti nella società transnazionale, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 14. 3 Citazione ripresa da autonomie con l’Europa, città e Regioni verso l’integrazione europea, CENSIS, Franco Angeli, 1997, p. 287.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppina Doganieri Contatta »

Composta da 207 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.