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Attaccamento ai luoghi negli anziani

Informazioni tesi

Psicologia gerontologica
  Autore: Anna Leonardi
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2004
Docente/Relatore: Maria Rosa Baroni
Istituito da: Università degli Studi di Padova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Questo scritto si colloca nell’alveo della Psicologia ambientale che indica nell’approccio interazionista il paradigma per una lettura ecologica, olistica della realtà.
Il senso di appartenere a un tempo e a uno spazio definiti trasforma il luogo in cui si vive in spazio soggettivo (Lewin). Si genera un attaccamento ai luoghi di natura poliedrica. Ma la terminologia adottata non deve creare confusione con la Teoria dell’Attaccamento di Bowlby dato che quest’ultima innesta le sue radici nelle Teorie biologico evoluzioniste, mentre l’attaccamento ai luoghi si basa su fattori socio culturali (Giuliani, 2004). Nel corso delle diverse fasi evolutive le basi cognitivo/affettive del pensare, del valutare, dell’attaccarsi affettivamente ai luoghi svolgono funzioni e scopi diversificati. Infatti le categorie dello spazio e del tempo risuonano in modo differente nell’arco della vita e creano prospettive peculiari in ogni persona. L’identità personale risente dell’identità di luogo (Place identity, Proshansky), cambia e matura nel corso dell’esistenza. L’intensa e prolungata esperienza emozionale, nata a contatto diretto dei luoghi in cui si è vissuti, configura e connota in modo originale la conoscenza della realtà che un anziano struttura.
In questa Tesi viene privilegiato l’approccio umanistico fenomenologico che concentra l’attenzione sulla qualità del vissuto individuale. Una persona che invecchia spesso indirizza i pensieri verso il luogo per eccellenza: la casa che simboleggia per lei l’oggetto libidico primario. Invecchiare, però, equivale spesso a dipendere dal luogo in cui si vive (vulnerabilità ambientale, Lawton). Infatti con gli anni si diventa via via meno competenti e più vulnerabili agli stress. Eppure la valorizzazione delle funzioni legate alla vita quotidiana (ADL, IADL) può continuare a esplicarsi in un ambiente protesico che consenta lettura e gestione migliori del mondo che circonda un vecchio (con tutte le ricadute pratiche e le esperienze metacognitive che ne derivano, ad esempio l’autostima, l’autoefficacia). Da questo discendono la valutazione qualitativa dell’ambiente, il benessere soggettivo, la soddisfazione residenziale. Quindi, per una persona che invecchia, è estremamente importante prestare attenzione al mantenimento, alla stimolazione, al supporto delle varie funzioni ancora possibili di attivazione.
Da sempre si è parlato dell’invecchiamento dal punto di vista degenerativo. Ma, accanto a questa visione pessimistica dell’ultima parte dell’esistenza umana, si affianca quella di chi vede crescere con gli anni la maturità e la saggezza (Erikson, Jung). L’essere umano è destinato dall’evoluzione a invecchiare e a morire, ma, accanto al patrimonio biologico possiede quello culturale che scavalca lo stesso programma genetico: l’homo sapiens tende infatti allo sviluppo psicologico della mente matura che mira alla saggezza e affronta la vecchiaia con armi migliori, più adattive (Birren, Schroots). E’ necessario educare al cambiamento, all’accettazione dell’inevitabile arrestarsi della vita, ad una sana geragogia (Aveni Casucci, Demetrio) che orienti a un interiore, positivo invecchiamento di successo. D’altra parte, se lo sviluppo (di sviluppo si deve sempre parlare, non di involuzione) è caratterizzato da cambiamento, da adattamento, da variabilità nell’autorealizzazione, è possibile migliorare a qualsiasi età (Demetrio). Accanto al Modello medico che vede nella categoria dei vecchi la malattia, l’involuzione, la morte e persevera nell’arrestare l’inarrestabile degenerazione, occorre avvicinarsi alla persona che invecchia con un approccio olistico che tenga conto di tutta la sua ricca storia, dei principi chiave che hanno guidato la sua vita e hanno costruito nel corso del tempo la sua individualità. L’ Approccio centrato sulla Persona, elaborato da Rogers, adottato recentemente da Tom Kitwood, è una delle possibili vie da percorrere perché caldeggia interventi individualizzati: è un modo di avvicinarsi anche agli anziani e ai vecchi che li fa sentire persone da conoscere, rispettare, amare.

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PREVIEW I nostri vecchi sono pieni di nostalgia e il desiderio del ritorno a casa può scatenare reazioni che coinvolgono la sfera emotiva, cognitiva, comportamentale, psicosomatica e persino psichiatrica. La rottura dei legami affettivi con i luoghi, con le persone da sempre frequentate, con le situazioni vissute e rivisitate a lungo, è terreno fertile per quel sentimento ubiquitario che viene chiamato Nostalgia. L’identità di una persona si ancora all’Identità di Luogo. Così argomentano Proshansky e collaboratori (1983): gli agganci psicologici con i luoghi creano identità di sé, dipendente dall’identità di luogo. L’attenzione è rivolta sia agli aspetti spaziali. sia a quelli cognitivi, sia a quelli emotivi del relazionarsi con la realtà (Giuliani, Tuan in vari artt.) e l’ambiente viene inteso come “...contesto fisico e sociale in cui si sviluppano la personalità e i comportamenti dell’individuo” (Baroni). Il processo dinamico di costruzione dell’identità, in una persona invecchiata rispecchia variegati contesti in cui la sorte le ha concesso di vivere. L’identificazione personale strutturatasi nel tempo e nello spazio con luoghi specifici, le abitudini consolidatesi nell’arco dell’esistenza e nel contesto locale, gli oggetti sui quali estende la sua influenza il Sé, sono un potente mezzo per il mantenimento dell’identità. L’individuo anziano si àncora ai luoghi dei quali ha fatto esperienza soddisfacente nel passato (Bonaiuto) e cerca così di agganciarsi a qualcosa di stabile, contro le sabbie mobili di un mondo che frana. La Teoria del Luogo (detta anche Psicologia ambientale o Psicologia ecologica) “...si occupa delle interazioni e delle relazioni tra le persone e il loro ambiente”( Baroni, 1998; Proshansky 1987) con tutte le difficoltà dello studiare l’uomo, il contesto in cui vive, dei reciproci influssi, relazioni, rimandi continui. E’ una metateoria in quanto ingloba altri campi di studio e vi sovraintende (Bonnes et al., 2004), si richiama alla Teoria della Gestalt e ha come padre fondatore K. Lewin . Privilegia l’approccio molare e studia le specifiche influenze che un luogo esercita su tutti i processi psicologici umani. Le funzioni psicologiche, gli schemi mentali, i modelli culturali, le valenze affettive che influenzano i legami di attaccamento a un luogo, lo interpretano come spazio soggettivo (Lewin) e determinano le spinte motivazionali, affettive, cognitive e, conseguentemente, l’intero comportamento (Bonnes). Lo spazio acquista connotati soggettivi, risponde a bisogni personali, interni; si valutano oggetti e situazioni a seconda dell’ottica personale; vengono coniugate opportunità e preferenze calate nell’hic et nunc: l’ambiente si trasforma in luogo (Giuliani, 2004; Rubinstein, Parmalee, 1992), ma non perde di vista l’assioma fondante della Psicologia ecologica

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Parole chiave

adattabilità
anziani
attaccamento
docility hypothesis
home/house
identità di luogo
life span theory
nostalgia
psicologia umanistica
trasferimento da luoghi

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