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L'Occhio, un quotidiano "popular" all'italiana

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Daverio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Anna Lisa Carlotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

Il quotidiano della Rizzoli L’Occhio, presente in edicola a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per un totale di due anni e due mesi circa di pubblicazione, è stato il principale tentativo di realizzare in Italia un quotidiano di tipo popolare sul modello dei tabloid inglesi a larga diffusione.
Per tracciare le coordinate di una stampa quotidiana di tipo “popolare”, inesistente in Italia, è opportuno rifarsi agli altri Paesi europei ed in particolare alla Gran Bretagna ed alla Germania Occidentale, dove è possibile rintracciare due settori di stampa definiti “pops” e “qualities”, nettamente distinti tra loro per target di lettori, prezzo di vendita, scelta delle notizie e stile di comunicazione.
Uno sguardo sommario al panorama giornalistico italiano, con particolare riferimento a quello di fine anni ’70, mostra una situazione decisamente diversa, caratterizzata da un settore di quotidiani limitato ai soli qualities e dunque condannato a scarsi livelli di diffusione, a cui fa da contrasto un settore di periodici dotato di una straordinaria vitalità.
Alla base della mancata differenziazione della stampa quotidiana italiana nei due settori delineati si possono rintracciare molteplici motivazioni.
Il nuovo progetto di quotidiano si pone al crocevia di molteplici problematiche ed evoluzioni affrontate dal nostro Paese negli anni ’70: la prima diffusione dei canali televisivi privati e quindi di modelli produttivi basati su una logica di tipo più commerciale che pedagogico; la generale liberalizzazione dei costumi, specialmente di quelli sessuali; le nuove forme di divismo.
La Rizzoli è lo specchio della generale situazione della stampa italiana di allora, caratterizzata da vivacità editoriale (nel decennio considerato nascono tra l’altro Il Giornale e La Repubblica) ma anche da una crisi finanziaria di notevole rilevanza, ridimensionata da lì a poco grazie alla legge per l’editoria ed alla riconversione tecnologica.
Nessun intervento può però salvare la Rizzoli dalla bancarotta: impegnata in uno sforzo di espansione troppo azzardato, che la porta a ritrovarsi in balìa del potere di banche e di forze politiche non sempre chiare, l’azienda viene infine travolta dallo scandalo P2 e dal fallimento.
L’Occhio si presenta subito come un quotidiano totalmente nuovo nel panorama italiano, adottando una grafica aggressiva attinta direttamente dal britannico Daily Mirror: formato tabloid, pratico e maneggevole; uso del colore rosso in copertina, nell’ultima pagina e nel paginone centrale; abbondanza di fotografie di carattere emotivo; numerosi disegni e vignette di tono umoristico o drammatico; titoli di scatola; impaginazione disordinata, improntata alla formula anglosassone del “mix”, cioè all’accostamento di materiale di diverso genere.
La direzione di Maurizio Costanzo, iniziata con la nascita stessa de L’Occhio il 10 ottobre 1979, si conclude il 31 marzo 1981, quando il popolare giornalista è sostituito da Pier Augusto Macchi, ex direttore del quotidiano del pomeriggio della Rizzoli Corriere d’Informazione, affiancato da vicedirettore Alberto Tagliati, fondatore ed ex direttore di Stop.
Nella realizzazione del giornale non sono mancati dei chiari errori formula e di gestione: a Costanzo ed alla Rizzoli si possono rimproverare l’assunzione di una redazione troppo giovane ed inesperta; l’eccessivo dispendio di denaro che accompagna la progettazione e la sponsorizzazione del giornale; la fretta che caratterizza un lancio sul mercato che non tiene conto dello scarso successo di vendita nell’area-test di Pavia; i risultati contraddittori delle indagini di marketing commissionate a specifiche agenzie.
A ciò si aggiunge la mancanza di una distribuzione alternativa al sistema delle edicole così penalizzante per la stampa popolare, nonché la realizzazione di una formula giornalistica poco convincente, in gran parte “copiata” dalla realtà straniera e comunque priva di una fisionomia ben delineata: nei primi mesi di pubblicazione, infatti, il giornale sembra in una continua fase di rodaggio, che disorienta il pubblico di lettori già acquisito.
Al di là degli errori editoriali, non bisogna poi dimenticare la particolarissima situazione attraversata in quei mesi dalla Rizzoli, incapace di garantire il sostegno finanziario necessario al nuovo giornale.

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IV INTRODUZIONE Uno dei tratti più evidenti che caratterizzano il giornalismo del nostro Paese è lo straordinario successo della stampa periodica, a cui fa però da contraltare una diffusione limitata di quella quotidiana. Il fenomeno è ancor più evidente se si confronta la situazione italiana con quella di molti altri Paesi Occidentali, la cui stampa quotidiana raggiunge ogni giorno livelli di vendita sorprendenti grazie alla diffusione dei giornali popolari, settore nettamente distinto da quello “di qualità”, molto più simile ai nostri quotidiani d’informazione. E’ parso quindi importante interrogarsi circa le potenzialità di mercato di questo genere di stampa nel nostro Paese, analizzando in modo particolare uno dei più significativi tentativi realizzati in Italia di quotidiano popolare ispirato ai più fortunati modelli stranieri: L’Occhio, giornale edito dalla casa editrice Rizzoli dal 10 ottobre 1979 al 15 dicembre 1981, progettato e diretto fino al 31 marzo 1981 da Maurizio Costanzo e in seguito da Pier Augusto Macchi fino al fallimento ed alla chiusura della testata. Il titolo scelto per questa tesi, «L’Occhio: un quotidiano “popular” all’italiana», sottintende sia l’evidente ispirazione del giornale al modello straniero sia le sue peculiarità italiane, che lo rendono non una

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