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Storia diplomatica della questione cipriota e sua incidenza sui rapporti euro-turchi

Informazioni tesi

  Autore: Michele Cavallo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Danilo Veneruso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

La storia della divisione di Cipro è una precondizione necessaria per comprendere le attuali dinamiche euro-turco-cipriote e per giudicare dell'efficacia del cosiddetto "fattore europeo" per una possibile soluzione della questione cipriota

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III INTRODUZIONE Con l’espressione “questione cipriota” s’intende generalmente indicare quell’insieme di avvenimenti che hanno dato origine da un lato alla creazione e alla crisi della Repubblica di Cipro, e dall’altro all’attuale divisione in uno Stato greco-cipriota al Sud – riconosciuto a livello internazionale come il rappresentante legale della Repubblica – e in uno Stato turco-cipriota al Nord – riconosciuto solo dalla Turchia che ne garantisce la sopravvivenza economica e militare. Già questa prima e sommaria definizione mostra comunque come la “questione cipriota” sia difficilmente riducibile a pochi tratti essenziali e, soprattutto, a un’unica dimensione. La principale peculiarità della questione cipriota è infatti la sua sostanziale multidimensionalità, e gli eventi caratterizzanti la vicenda muovono da ambiti diversi ma convergenti. In primo luogo siamo infatti in presenza di un conflitto coloniale, fra una popolazione colonizzata e la potenza colonizzatrice. D’altro lato siamo di fronte anche a un conflitto intercomunitario, fra la maggioranza della popolazione di appartenenza etnico-linguistica (o nazionale) greca e una minoranza più o meno integrata che inizialmente reclama alternativamente il mantenimento dello status quo, la spartizione dell’isola e la parità politica con l’altra comunità. La presenza di questo circa 20% di ciprioti di origine anatolica (forse), di lingua turca (in gran parte) e di religione musulmana (senz’altro) è dunque funzionale agli interessi dei colonizzatori, che sfruttano le divisioni della società cipriota per puntellare il loro dominio. Quando tuttavia, in seguito alla fine della seconda guerra mondiale, agli albori del processo di decolonizzazione e al sorgere della guerra fredda e del confronto bipolare, questa strategia del divide et impera non basta più, intervengono massicciamente nella questione le due potenze alleate ma avversarie della regione, ciascuna in nome e in sostegno della propria ”comunità nazionale” a Cipro. Particolarmente evidente è la natura strumentale dell’intervento turco, sollecitato ad un’Ankara fino a quel momento disinteressata della questione. Il conflitto coloniale − leggermente anomalo dato che l’anticolonialismo si unisce all’irredentismo enosista greco − si trasforma dunque in conflitto intercomunitario prima e in confronto greco-turco poi. La convergenza di queste tre conflittualità distinte produce dunque un’ardita − e per certi versi inedita o inaudita − cornice politico-istituzionale “octroyée” da un negoziato diplomatico fra Regno Unito, Grecia e Turchia. Essa tuttavia non fa che “anestetizzare” il conflitto coloniale − trasformando il dominio britannico nella presenza permanente e “sovrana” di basi e truppe di Sua Maestà − cristallizzare la conflittualità intercomunitaria − facendo della dialettica fra greco-ciprioti e turco-ciprioti il perno della vita istituzionale dell’isola − e infine assecondare, e solleticare, gli appetiti di Grecia e Turchia − consentendo ai due Paesi di sbarcare truppe a Cipro e di poter intervenire in forze, unilateralmente, in caso di disordini intercomunitari. Tanto a livello interno quanto a livello esterno − fra loro in uno stretto rapporto di interdipendenza − gli accordi di Zurigo e Londra (‘59-’60) hanno dunque posto le basi per le crisi del ’64 e del ’74. La prima può infatti essere vista come essenzialmente interna (scontro fra le due comunità) mentre la seconda è eminentemente “internazionale” (intervento militare della Turchia a Cipro e guerra greco-turca evitata solo per il collasso di quel regime dei colonnelli che aveva fornito ad Ankara il pretesto per intervenire). Il collegamento fra le due crisi è poi fornito da quella del ’67, in cui le spinte interne ed

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