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Il consulente di investimento: una sfida di democrazia finanziaria

Il bisogno di consulenza ha radici lontane che trovano fondamento nelle asimmetrie informative esistenti tra varie categorie di persone, imprese ed istituzioni. La consulenza di investimento risulta essere già affermata e regolamentata nel mondo anglosassone, mentre l’Europa Continentale presenta un quadro eterogeneo e dettato dalla singola normativa nazionale. In Italia il ruolo del consulente di investimento è stato per anni surrogato da altre figure quali l’operatore bancario e il promotore finanziario. La direttiva comunitaria 39/2004, di recente approvazione e che dovrà trovare recepimento nelle normative nazionali entro l’aprile 2006, crea maggiore chiarezza nel settore della consulenza di investimento definendo una netta linea di confine tra la figura del “tied agent”, preposto alla vendita di prodotti finanziari e quella dell’ “investment advisor”, il cui ruolo è quello di fornire una consulenza di investimento svincolata da qualsiasi obiettivo commerciale.
La figura del consulente di investimento necessita di competenze specifiche i cui tratti distintivi sono un’ottima capacità organizzativa, delle conoscenze economico-finanziarie significative e delle spiccate doti relazionali. Il consulente di investimento deve possedere un bagaglio professionale composto da esperienza maturata sul campo e tensione all’aggiornamento continuo; la riservatezza e la discrezione devono risultare dal suo operato in modo tanto naturale, quanto imprescindibile.
Il compito del consulente di investimento è consigliare l’allocazione dei capitali la più efficiente possibile per il cliente, considerato il profilo di rischio/rendimento di quest’ultimo e alla luce dello scenario in essere sui mercati finanziari. Risulta quindi evidente che tale ruolo può essere rivestito con etica e professionalità solo in assenza di conflitti di interesse, cioè grazie ad una reale indipendenza del consulente di investimento nei confronti dei consigli erogati.
In Italia, fino ad ora, tale compito è stato svolto da altre figure dette della pseudo-consulenza (l’operatore bancario ed il promotore finanziario), in quanto in tali ruoli risulta insanabile il conflitto esistente tra gli obiettivi della consulenza e quelli della commercializzazione dei prodotti finanziari, spesso accompagnata da budget stringenti e da incentivi sul venduto. L’unica via percorribile sembra quella di sgomberare il campo dagli equivoci, rendendo trasparente per l’investitore che la coincidenza di obiettivi tra cliente e consulente è percorribile solo in presenza di una figura la cui stessa esistenza dipenda dal grado di soddisfazione del cliente e la cui unica remunerazione sia la parcella da quest’ultimo corrispostagli.
E’ altresì auspicabile che tale nuova figura venga regolamentata e che il suo operato sia sottoposto a vigilanza da parte delle istituzioni. Sull’esempio anglosassone, che enfatizza il ruolo dell’autoregolamentazione della categoria, nel 1996 in Italia è stata costituita Assoconsulenza, un’associazione che riunisce i consulenti di investimento e che persegue l’obiettivo di regolamentare, facilitare e sviluppare l’esercizio della figura professionale del consulente di investimento.
L’affermazione del consulente di investimento, in termini di dignità professionale propria e diffusamente riconosciuta, sembra rispondere ad un bisogno reale espresso anche dai risparmiatori italiani in modo trasversale rispetto al patrimonio mobiliare di pertinenza, identificando prospettive di sviluppo per la categoria estremamente promettenti. Sarà comunque necessario attendere qualche anno per verificare se a tali prospettive seguiranno altrettanto significativi risultati, consapevoli che l’affermazione del consulente di investimento è una sfida che abbraccia tutto il sistema economico-finanziario ed i suoi delicati equilibri e che può rappresentare il compimento di un ulteriore passo nel cammino quotidiano da percorrere verso il raggiungimento di un’autentica democrazia finanziaria.

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4 INTRODUZIONE Fin da bambino, prendendo in mano i primi libri ed iniziando ad assaporare il gusto della lettura, che muta con il passare degli anni lasciando inalterata solo l’intensità, mi domandavo come si potesse condensare il valore di uno scritto articolato, eterogeneo e complesso in un titolo; se fosse possibile coniugare la capacità di trasmettere delle emozioni e di sintetizzarle in poche parole; quale immenso valore potessero rivestire quei caratteri stampati sulla copertina attraverso i quali suscitare l’interesse del lettore, accendere la sua curiosità, attrarre la sua attenzione, catturare la sua immaginazione destando dei sentimenti sopiti ed alimentando la molla che spinge l’uomo a non essere mai pago di ciò che già conosce ed a “protendersi oltre” in quello spazio infinito del sapere che chiamiamo cultura. Ed eccomi qui, oggi, a scegliere un titolo al mio scritto, a cui tengo particolarmente non solo perché corona il cammino universitario intrapreso, ma soprattutto perché identifica la mia recente scelta professionale. Ed allora mi scuso fin dall’inizio se tratterò alcune tematiche con un’animosità atipica del linguaggio accademico; se in alcune circostanze non saprò mantenere il giusto distacco del narratore è

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative

Autore: Gabriele Pinosa Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2582 click dal 09/06/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.