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Gli strumenti finanziari derivati nel bilancio delle banche

Informazioni tesi

  Autore: Mario Zacchino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Professor Aldo Pavan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

La tesi tratta, dopo una prima analisi delle principali categorie di strumenti finanziari derivati presenti sul mercato, della loro valutazione e rappresentazione nei bilanci delle banche. Sono presenti tra l'altro un capitolo dedicato alla struttura dei bilanci bancari, secondo le indicazioni di compilazione dettate dalla regolamentazione secondaria della Banca d'Italia. Relativamente agli stessi sono presenti in appendice gli schemi generali di conto economico, stato patrimoniale e nota integrativa, previsti dalla stessa normativa. Completano la trattazione l'applicazione specifica dei criteri di valutazione, per le sopraindicate classi di strumenti finanziari, e il corrispondente impatto ai fini dell'iscrizione nel documento contabile.

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Gli strumenti finanziari derivati nel bilancio delle banche pagina 5 capitolo 1 CLASSIFICAZIONE INTRODUTTIVA 1.1 PREMESSA L’innovazione finanziaria è un fenomeno in permanente evoluzione, la quale comporta continuamente sia la modificazione che l’aggiornamento in termini tecnici dei tipi di contratti esistenti, nonché la creazione di nuovi modelli negoziali. Fra gli stimoli a tale fenomeno, uno dei più rilevanti proviene dall’azione delle autorità fiscali, valutarie e amministrative, in quanto, paradossalmente, gli operatori economici cercano di eludere le normative da queste prodotte, realizzando in continuazione nuovi strumenti di ingegneria finanziaria [Caputo Nassetti 1997, pp. 5 e 6] 1 . Gli strumenti finanziari derivati, largamente e rapidamente diffusisi nei mercati dei capitali a partire dagli anni ottanta, sono un esempio confacente di nuovi modelli contrattuali, conseguenti dell’innovazione finanziaria. La denominazione contratti, strumenti, ovvero prodotti finanziari derivati, è dovuta al fatto che la valorizzazione dei diritti contrattuali in essi incorporati trae origine dalla dinamica di altre e più essenziali variabili sottostanti [Ruozi 1990 (a cura di), p. 572]. I contratti derivati, infatti, sono strumenti finanziari, il cui prezzo dipende, quindi deriva, dal valore di un’attività sottostante, reale (materie prime o merci) o finanziaria (tassi di interesse, tassi di cambio, titoli, azioni, indici di borsa, crediti), e sono parte integrante del più ampio e articolato insieme delle operazioni a termine. Sono così definite quelle negoziazioni, che prevedono il differimento della consegna dei beni, reali o finanziari, e del regolamento monetario a una data successiva a quella di definizione del prezzo e degli altri elementi della transazione stabiliti al momento della stipulazione del contratto: in pratica, ci si accorda anticipatamente sul valore che una merce o uno strumento finanziario avrà a una certa data futura. Esse quindi si differenziano dalle operazioni denominate a contanti, cosiddette anche a pronti o spot, che invece prevedono l’esecuzione immediata o entro un breve periodo di differimento, secondo tempi convenzionali fissati nel rispetto degli usi di borsa, delle regole imposte dalla CONSOB (Commissione nazionale per le società e la borsa) o della prassi dei diversi mercati [Ruozi 1990 (a cura di), p. 568]. 1 A tale proposito si veda anche Colombini 1993, pp. 122-129.

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