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La condizione della donna in epoca classica

Alcuni sostengono che per capire la condizione delle donne romane non si debba prendere in considerazione esclusivamente l’astratta severità delle regole giuridiche in vigore nei primi secoli – il cosiddetto periodo arcaico- , che ci mostrano una pressoché totale sottoposizione delle donne al potere e al controllo maschile.
Per capire la condizione reale delle donne romane, bisognerebbe basarsi piuttosto sulle leggende, che narrano di personaggi femminili il cui ruolo e le cui gesta non si conciliano con l’immagine di una donna sottomessa e dominata.
Tali leggende, alla base delle credenze e del mos maiorum della civitas rivelerebbero, quindi, l’importanza del ruolo femminile, la dignità, l’onore e i riconoscimenti di cui le donne godevano in famiglia e nella società.
E proprio in base a queste considerazioni, spesso si è pensato che il contrasto tra le dure regole giuridiche e la felice condizione sociale delle donne si spiegasse come il ricordo di un antico, e ancora latente, potere femminile.
In altre parole, la libertà di movimento, di cui le donne romane godettero da sempre rispetto per esempio alle donne greche chiuse nei ginecei, il grande rispetto sociale a loro riconosciuto, il ruolo centrale da esse ricoperto all’interno della familia, le grandi figure femminile dell’epoca romana etc. sarebbero stati esempi di questo ipotizzato potere matriarcale.
A prescindere dalle conclusioni, certamente è molto valido il metodo di ricerca di costoro che, avvalorando l’ipotesi matriarcale, hanno prestato la medesima attenzione sia al mondo del diritto e delle istituzioni sia a quello della società e del costume, nel tentativo di ricercare le prove del potere femminile.
Ed infatti, nel nostro caso, sarebbe errato ricostruire la condizione della donna romana solo in base alle norme dell’antico ius civile sia perché si giungerebbe a una conclusione parziale non tenendo conto dell’ambito anche sociale e non solo giuridico in cui la donna visse, sia perché lo stesso ius civile-soprattutto quello arcaico- essendo stato un diritto fatto di consuetudini, di mos maiorum, a cui spesso si intrecciarono credenze religiose e sociali, necessita di una comprensione ‘allargata’, tenendo conto dell’ incidenza della società e del costume sulle norme e viceversa.
Ma qui , pur proseguendo sul doppio binario di una ricostruzione dal punto di vista giuridico e di un’altra dal punto di vista sociale, non si vorrà seguire la linea-guida dell’ipotesi matriarcale contrastando e avvalorando questa tesi.
Non si prenderanno posizioni cercando di dimostrare o meno che, come alcuni studiosi asseriscono, anche in epoca romana ci fu una ‘forte’ presenza della figura femminile tale da far pensare a un matriarcato, se pur durato per breve tempo e poi magari rimasto solo in forma latente.
La prospettiva di questa ricostruzione è,invece, quella di una evidente differenza tra la condizione della donna così come ‘imposta’ dal diritto e dal costume in epoca arcaica e, invece, la situazione di profondo cambiamento sociale ma anche giuridico in cui si trovò la donna in epoca classica.
Non è una visione di parallelismo tra la condizione della donna secondo il diritto e la condizione della donna secondo la società.
Vuole essere, piuttosto un confronto tra due epoche storiche, e su come nello scorrere dei secoli si sviluppò la condizione della donna.
E’ un confronto tra quello che la donna doveva essere secondo il diritto e il costume dell’età arcaica e quello che la donna in realtà fu secondo il diritto e il costume dell’età classica.
E’ uno scontro tra dover essere ed essere..
L’intento di questa tesi è solo quello di proporre un altro modo di osservare le modificazioni e i cambiamenti della condizione della donna nei secoli.
La donna che nel suo evolversi mostra la sua vera natura, ciò che è, a dispetto del guscio in cui è sempre vissuta, ciò che doveva essere.

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3 PREFAZIONE LA CONDIZIONE DELLA DONNA: TRA ‘ESSERE’ E ‘DOVER ESSERE’. Nel 1861 lo storico svizzero Johann Jakob Bachofen assisteva, a Basilea, alla pubblicazione della sua opera: ‘Das Mutterrecht.eine untersuchung uber die Gynaikokratie der alten Welt nach tjrer religiosen und rechtlichen Natur’. In questo scritto,egli fu il primo a sostenere la cosiddetta ipotesi matriarcale secondo la quale tutti i popoli dell’antichità, compresi quelli italici, sarebbero passati attraverso un periodo di potere femminile. Più precisamente, nella ricostruzione bachofeniana, tutti i popoli, nel loro cammino verso la civiltà, avrebbero dovuto inevitabilmente attraversare una serie di fasi, che sarebbero state: 1) un periodo di promiscuità nel quale gli uomini, grazie alla loro forza fisica, avrebbero sottomesso le donne; 2) una fase nella quale le donne, dopo aver tentato invano di ribellarsi con le armi, usando il loro potere legato al loro superiore senso religioso, avrebbero costretto gli uomini ad accettare il matrimonio monogamico, impossessandosi del potere sociale e politico. Imponendo la ‘ginecocrazia’, avrebbero dato vita a un periodo felice, pacifico e democratico, in cui sarebbero prevalsi i valori tipici della natura delle donne, quali la giustizia, l’uguaglianza e la clemenza; 3) infine, una terza fase, in cui gli uomini essendo

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rosa Giovanna Orri Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.