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Studio ed analisi della dinamica del ventricolo sinistro usando tecniche di tagging nell’ambito della risonanza magnetica nucleare

Le malattie cardiache rimangono la principale causa di morte nel mondo occidentale, associate alla deficienza coronarica/ventricolare originano notevole mortalità o aspettative di vita molto limitate. La migliore conoscenza della intrinseca meccanica del miocardio potrebbe condurci a capirle ed interpretarle meglio, predicendo un’immediata diagnosi.
Recentemente è stato confermato che la contrazione muscolare regionale può essere utilizzata per valutare la funzionalità miocardica dopo l’infarto e in questo ambito la nuclear magnetic resonance (NMR) è una tecnica che svolge un compito di primo piano; il suo utilizzo è anche estensibile alla valutazione della anormale contrattilità sia a riposo che dopo una prova da sforzo, limitando così danni irreversibili. La prima tecnica sviluppata per quantificare il movimento del miocardio era basata sulla presenza di “marcatori” di riferimento radio-opachi, direttamente sul muscolo cardiaco che aveva come principale svantaggio anzitutto d’essere altamente invasiva, per la difficoltà in secondo luogo di reperimento di tali sostanze.
Un'altra tecnica simile usava gli ultrasuoni, ma agli svantaggi della precedente univa quello che le immagini ad ultrasuoni hanno un cattivo rapporto segnale/rumore. Anche se tutte queste metodiche lavorano bene per determinare la posizione e i contorni dell’epicardio e dell’endocardio, non sono in grado però di stimare l’intrinseca contrattilità del miocardio. Pur tuttavia il loro sviluppo ha condotto alla formulazione matematica che descrive la meccanica cardiaca.
La cinematica del cuore può essere descritta usando tensori di rotazione e di sforzo ( Strain Tensor), gli autovalori ed autovettori dei quali permettono la quantificazione della massima contrazione o del massimo allungamento (Shortening-Lenghtening).
La NMR è stata sviluppata non solo per ottenere una misura accurata di movimento delle pareti dell’epicardio e dell’endocardio, ma anche per poter dare uno sguardo al funzionamento “intra-murale” del miocardio, includendo la funzione contrattile regionale, la perfusione e la diffusione.
Questa tecnica offre la capacità di combinare misure funzionali ed anatomiche, ottenendo una valutazione più estesa e comprensiva, delle funzioni del cuore.
Tra le principali tecniche, sviluppate in seno alla NMR, con il presente lavoro tratteremo il Tagging, che brevemente possiamo descrivere come una griglia che si sovrappone alle immagini acquisite da uno scanner NMR, griglia che diventa il sistema di riferimento con cui possiamo tracciare il movimento del miocardio.
A differenza delle tecniche precedenti, il Tagging unisce al vantaggio di poter misurare lo strain con un’altissima densità di marcatori di riferimento di non essere assolutamente invasiva, limitando quindi in maniera drastica l’impatto diagnostico sui pazienti. Un altro punto sicuramente a suo favore è la possibilità, analizzando i percorsi di attivazione cardiaca, di diagnosticare preventivamente l’ischemia miocardica. Harp MRI è l’acronimo di Harmonic Phase Magnetic Resonance Imaging ed è una tecnica rivoluzionaria per estrarre informazioni dinamiche dal ventricolo sinistro. Infatti, una volta acquisite le immagini dallo scanner NMR con la griglia di Tagging sovra imposta, Harp riesce a tracciare automaticamente i contorni delle Tag lines.
Questo metodo supera i limiti delle tecniche convenzionali di Tagging dove il riconoscimento ed il tracciamento delle linee di Tagging doveva farsi in una fase successiva all’acquisizione delle immagini stesse. Come è chiaro un lavoro di post processing “costa” in termini di tempo per la diagnosi riducendone l’efficacia; con Harp invece si assiste ad un elaborazione “real-time” durante le sedute di risonanza.

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Introduzione Le malattie cardiache rimangono la principale causa di morte nel mondo occidentale, associate alla deficienza coronarica/ventricolare originano notevole mortalità o aspettative di vita molto limitate. La migliore conoscenza della intrinseca meccanica del miocardio potrebbe condurci a capirle ed interpretarle meglio, producendo un’immediata diagnosi. Recentemente è stato confermato che la contrazione muscolare regionale può essere utilizzata per valutare la funzionalità miocardica dopo l’infarto e in questo ambito la nuclear magnetic resonance (NMR) è una tecnica che svolge un compito di primo piano; il suo utilizzo è anche estensibile alla valutazione della contrattilità anormale sia a riposo che dopo una prova da sforzo, limitando così danni irreversibili. La prima tecnica sviluppata per quantificare il movimento del miocardio era basata sulla presenza di “marcatori” di riferimento radio-opachi, direttamente sul muscolo cardiaco che aveva come principali svantaggi anzitutto d’essere altamente invasiva, e di presentare difficoltà di reperimento di tali sostanze. Un'altra tecnica simile usava gli ultrasuoni, ma agli svantaggi della precedente univa un cattivo rapporto segnale/rumore delle immagini ad ultrasuoni. Anche se tutte queste metodiche lavorano bene per determinare la posizione e i contorni dell’epicardio e dell’endocardio, non sono in grado però di stimare l’intrinseca contrattilità del miocardio. Pur tuttavia il loro sviluppo ha condotto alla formulazione matematica che descrive la meccanica cardiaca. La cinematica del cuore può essere descritta usando tensori di rotazione e di sforzo ( Strain Tensor), gli autovalori ed autovettori dei quali permettono la quantificazione della massima contrazione o del massimo allungamento (Shortening-Lenghtening). La NMR è stata sviluppata non solo per ottenere una misura accurata di movimento delle pareti dell’epicardio e dell’endocardio, ma anche per poter dare uno sguardo al funzionamento “intra- murale” del miocardio, includendo la funzione contrattile regionale, la perfusione e la diffusione. 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Antonio De Simone Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2248 click dal 11/07/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.