Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L’Open Source Intelligence: quale ruolo nell’attività dei servizi di informazione e sicurezza

L’Intelligence da Fonti Aperte, O.S.INT., si sta imponendo quindi come una branca dell’intelligence classica, in grado di offrire innumerevoli vantaggi in merito alla tempestività ed affidabilità delle informazioni, al basso costo economico e soprattutto politico per la loro acquisizione.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 Capitolo 1 INTRODUZIONE 1. Che cosa è l’intelligence La parola anglosassone “intelligence” è ormai entrata nell’uso comune della lingua italiana; probabilmente perché il nostro vocabolario, pur fornendo una lunga serie di termini inerenti al tema, è sprovvisto di una parola in grado di esprimere la complessità del concetto. Per di più la maggior parte di questi vocaboli hanno una eccezione negativa. Spie, confidenti, informatori, nella cultura popolare sono sempre stati visti come persone con cui è meglio non avere niente a che fare. Molti proverbi esprimono tali sentimenti: “Chi fa la spia non è figlio di Maria”,”Spia, spia del governo va’, va’ all’inferno”, un altro, un po’ volgarmente esprime l’asocialità di tali persone accomunandone l’attività con quella del ladro “chi non ..sta.. in compagnia è un ladro od una spia”. Anche il poeta romano Belli nel 1832 scriveva un sonetto su una spia: “Che arte fate mo, voi, sor Gitano? Fate er curier di corte, o la staffetta? Fate er soffione, er piffero, er trombetta… che quando stavo a abbiti tra Ruffe e Fiano, ve volevio buttar giù da Ripetta 1 “ evidenziando come anche nella Roma papale tali persone non godevano di popolarità. Il problema della terminologia non è solo un esercizio accademico di etimologi disoccupati se anche il Senatore Francesco Cossiga, da sempre studioso attento del fenomeno, ha sentito il bisogno di corredare di vari “glossari guida” i testi delle sue proposte di legge di riforma dei servizi segreti 2 . Importante lavoro realizzato al riguardo è reperibile nell’articolo “Le parole dello spionaggio 3 ” pubblicato nella rivista di formazione professionale del S.I.S.De., ripreso ed ampliato nel libro “L’atlante delle spie 4 ”. Tale ripugnanza, molto più accentuata in Italia piuttosto che in altri paesi, nasce da lontano. Le altre democrazie si sono affermate attraverso rivoluzioni o lunghi processi di fusione e contrasti d’interessi fra monarchie, ceti nobiliari e “popolazioni”, e tutti questi 1 Giuseppe Gioacchino Belli: “Er papa. Sonetti scelti”; I edizione; Roma 2003; Economici Rizzoli. 2 Francesco Cossiga, Relazione di accompagnamento al Disegno di legge numero 233 XIV Legislatura; annunciato alla presidenza del Senato della Repubblica il 04/07/2001. 3 Paolo Preto, Le parole dello spionaggio, in “Per Aspera ad Veritatem” numero 6 settembre-ottobre 2001. 4 Umberto Rametto, Roberto Di Nunzio, L’atlante delle spie, Bergamo 2003; BUR; capitolo 3 pagina 34.

Tesi di Master

Autore: Salvatore Di Giovanni Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3191 click dal 12/07/2005.

 

Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.