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Alla scoperta di Gaia nella scuola primaria. Riflessioni e percorsi tra teoria e pratica.

Lo studio del pianeta terra, come in genere viene proposto sui libri scolastici, presenta, a mio avviso, un grande limite, che rischia di determinare una visione molto riduttiva della sua straordinaria e meravigliosa complessità. La modalità con la quale si analizza il globo terrestre è, infatti, molto spesso, di tipo settoriale. Si studia il pianeta come se fosse un libro scolastico suddiviso in capitoli: gli animali, le piante, i funghi, le catene montuose, i vulcani, i mari e gli oceani, l’atmosfera e via dicendo. Non basta, invece, studiare le singole parti o i singoli capitoli sperando che, dalla loro somma, si riesca poi ad ottenere uno scenario sufficientemente adeguato a descrivere un pianeta, in cui alcuni scienziati hanno perfino intravisto una sorta di “intelligenza”, in grado di gestire le articolate dinamiche, che avvengono quotidianamente sotto i nostri occhi, molto spesso, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Da qui nasce l’idea di calarsi nella visione sistemica della terra proposta da James Lovelock, che utilizza il termine Gaia per presentare questa affascinante teoria, secondo la quale il pianeta funzionerebbe come un grande organismo, in cui tutte le parti concorrono alla sopravvivenza dell’intero, grazie a continui meccanismi interconnessi ed interdipendenti. Un organismo unico nel suo genere, poiché è il solo che conosciamo al momento in grado di adattarsi ai cambiamenti, purché non eccessivamente rapidi, che avvengono al suo interno, grazie a dispositivi di autoregolazione.
Dalla teoria sistemica della prima parte si passa poi, nella seconda, ad una riflessione pedagogica e didattica che dovrebbe consentire di portare nella scuola il contributo originale della terra vista come “pianeta vivente”.

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4 INTRODUZIONE Lo studio del pianeta terra, come in genere viene proposto sui libri scolastici, presenta, a mio avviso, un grande limite, che rischia di determinare una visione molto riduttiva della sua straordinaria e meravigliosa complessità. La modalità con la quale si analizza il globo terrestre è, infatti, molto spesso, di tipo settoriale. Si studia il pianeta come se fosse un libro scolastico suddiviso in capitoli: gli animali, le piante, i funghi, le catene montuose, i vulcani, i mari e gli oceani, l’atmosfera e via dicendo. Non basta, invece, studiare le singole parti o i singoli capitoli sperando che, dalla loro somma, si riesca poi ad ottenere uno scenario sufficientemente adeguato a descrivere un pianeta, in cui alcuni scienziati hanno perfino intravisto una sorta di “intelligenza”, in grado di gestire le articolate dinamiche, che avvengono quotidianamente sotto i nostri occhi, molto spesso, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Da qui nasce l’idea di calarsi nella visione sistemica della terra proposta da James Lovelock, che utilizza il termine Gaia per presentare questa affascinante teoria, secondo la quale il pianeta funzionerebbe come un grande organismo, in cui tutte le parti concorrono alla sopravvivenza dell’intero, grazie a continui meccanismi interconnessi ed interdipendenti. Un organismo unico nel suo genere, poiché è il solo che conosciamo al momento in grado di adattarsi ai cambiamenti, purché non eccessivamente rapidi, che avvengono al suo interno, grazie a dispositivi di autoregolazione. A questo proposito il modello del Daisyworld, proposto da Lovelock, mostra efficacemente il comportamento di Gaia di fronte a variazioni nelle condizioni abituali delle dinamiche terrestri e, se vogliamo divertirci un po’, anche il videogioco della

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Matteo Pasotti Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5354 click dal 13/07/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.