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Catastrofe antropica e catastrofi naturali. La teoria delle estinzioni di massa.

La Terra ha circa 4 miliardi e mezzo di anni, ma la vita su questo nostro pianeta esiste da circa 3 miliardi e mezzo. La morte di intere specie è una realtà crudele che ha caratterizzato da sempre la vita. La maggior parte delle specie nate nel mondo, ossia il 99,9 %, si è estinto.
David Jablonsky ha distinto nettamente due tipi di estinzioni:
1) le estinzioni di fondo- considerate il normale ricambio delle specie viventi sul pianeta, prodotto da cause locali e selettive, Raup le chiama “inevitabile aspetto della storia della vita”
2) le estinzioni di massa - qualitativamente differenti dalle prime, colpiscono a caso e su grandi numeri, fanno il vuoto nella biosfera. Tra queste possiamo distinguere quelle: Regionali: hanno effetti devastanti, Planetarie: hanno effetti più distruttivi e rilevanti.
Il cammino della biodiversità è stato scandito da almeno cinque grandi periodi di crisi.
Secondo gli esperti il tasso medio di estinzione è oggi dalle 1000 alle 10 mila volte più rapido rispetto alla media degli ultimi 60 milioni di anni. Ed è per questo motivo che si parla di una possibile sesta estinzione di massa, causata da una specie distruttiva come la nostra: L’ Homo Sapiens. La biodiversità non deve essere conservata e protetta solamente per interesse della natura stessa, ma anche e soprattutto per il nostro: la salute degli umani, la nostra stessa sopravvivenza dipende da numerosi organismi, a cui purtroppo molto spesso siamo scarsamente riconoscenti.Secondo James Lovelock e Lynn Margulis (1972) le dieci milioni di specie (o più) viventi sulla Terra interagiscono fra di loro come se si trovassero in una grande rete, con reciproci impulsi. L'idea è di considerare il pianeta un unico organismo vivente, in cui tutti gli organismi coesistono e interagiscono come cellule, dando il loro contributo per mantenere un costante equilibrio, assicurando la vita. A questo organismo vivente Lovelock ha dato il nome mitologico di Gaia. La capacità dell’Homo Sapiens di distruggere e infliggere devastazioni, afferma Richard Leakey, non è una caratteristica dell’uomo moderno, ma ci contraddistingue da sempre.
L’atteggiamento egoistico ed egocentrico dell’uomo deriva dalla sua illusione di essere la specie “eletta”, dalla convinzione che le Terra sia stata creata come luogo a lui “dedicato”, a sua completa disposizione, ambiente creato “ad hoc” per la sopravvivenza e la sua prolificazione.
Lo scopo del naturalista, per lungo tempo, è stato conoscere l’ordine naturale eterno ed immutabile; dominava la visione essenzialista, che concepiva la varietà di organismi viventi come il riflesso di un numero limitato di EIDE, essenze astoriche I primi indizi sulla incongruenza delle teorie di quei tempi giunsero innanzitutto con la scoperta dei primi fossili, del tempo profondo della Terra da parte dei geologi.La pubblicazione dell’ Origine delle specie di Darwin incendiò polemiche e aspre discussioni. Egli è considerato il fondatore dell’evoluzionismo. Aveva capito, che le variazioni sono in parte ereditabili, e che possono essere trasmesse alle generazioni successive. Charles Darwin adottò una idea fondamentale del teorico della popolazione Thomas Malthus, ma il famoso biologo estese il concetto alle specie biologiche: nascono più individui di quanti possano sopravvivere e riprodursi, e date le condizioni di limiti e di spazio, i portatori di caratteristiche “migliori” resistono e lasciano le loro caratteristiche vincenti ai successori. Questa sopravvivenza differenziale costituisce un processo di selezione naturale che, accumulatosi generazione dopo generazione, produce un cambiamento lento e continuo nelle popolazioni naturali. Il risultato di tutto ciò è l’evoluzione. E. Mayr è stato colui che ha introdotto, all’interno di questa compatta ideologia, un modo nuovo di osservare i fatti, introducendo il tema della discontinuità evolutiva; aveva osservato che gli episodi di speciazione si verificavano in seguito a fenomeni peculiari climatici o geografici, chiamati dall’ornitologo “speciazione allopatrica” Niles Eldredge e Stephen J. Gould esposero nel 1972 la teoria degli equilibri punteggiati secondo cui la storia evolutiva sarebbe stata segnata da pochi, grandi sconvolgimenti, dettati da improvvise modificazioni ambientali, che avrebbero portato determinate specie ad avere la meglio sulle altre, in maniera talvolta anche casuale. Hanno dimostrato che la vita sulla terra si è evoluta seguendo un percorso a ostacoli. Hanno accertato che la stasi è la condizione a cui tendono le specie a riproduzione sessuata. Il ruolo della contingenza è determinante, il risultato finale non può essere predetto dal principio, si ipotizza in effetti che la sopravvivenza è una lotteria, non è più considerata come the survival of the fittest, ma the survival of the luckiest.

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2 Introduzione Atlantide, l’isola da non dimenticare "Da sempre si sono ripetute delle catastrofi [...] e ce ne saranno sempre anche in futuro, le più gravi per causa di acqua e di fuoco. Un tempo [...] al di là di quello stretto che voi chiamate le "Colonne d'Ercole" si trovava un isola, più grande dell'Asia e della Libia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. [...] Quest'isola di nome Atlantide [...], nel giro di un giorno e di una notte terribili, scomparve negli abissi". Platone Nel Timeo e nel Crizia Platone riporta una triste storia tramandata da Solone, politico greco, il quale, duecento anni prima, l'aveva appresa a sua volta da sacerdoti egizi, che gli avevano raccontato la misteriosa scomparsa di un’isola, con una civiltà estremamente progredita, avvenuta ben dodici mila anni prima. Questo misterioso popolo aveva una catena montuosa con un picco considerato tra i più elevati del mondo antico e una pianura estesa ricca di minerali e metalli preziosi. Possedeva anche una vegetazione rigogliosa, con ogni genere di alberi, fiori e ogni sorta di frutti. Nel mezzo di una valle sorgeva la spettacolare capitale, chiamata Atlantide, con splendidi edifici, monumenti, palazzi, templi, canali per l’irrigazione, ponti e persino strade asfaltate. La monarchia che governava l’isola aveva grandi mire espansionistiche e aveva già occupato gran parte dell’Europa e dell’Africa. Mentre combatteva un’aspra guerra contro Atene, che cercava in ogni modo di arginare il suo potere, accadde un evento catastrofico che la fece abissare e travolse lo stesso esercito greco. Da decine di anni, scrive il «Newton», innumerevoli studiosi sono impegnati nella ricerca della civiltà scomparsa; fino a oggi sono più di 25.000 i libri pubblicati nei quali si cerca di decifrare questo mistero, e chiarire quale causa catastrofica ne abbia provocato la scomparsa.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Elena Aili Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9949 click dal 29/07/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.