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Il problema della definizione delle materie nell'art 117 della Costituzione alla luce dell'opera interpretativa della Corte costituzionale

Lo scopo che ha guidato la redazione del presente lavoro è quello di indagare l’atteggiarsi del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni, attraverso l’esame della giurisprudenza costituzionale sulle “materie” di rispettiva competenza, ad ormai quattro anni dalla riforma del Titolo V della parte II della Costituzione.
Il punto di maggior criticità del regionalismo, come riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, risiede nella separazione di competenze per materie. Tale modello ricalca quello scelto dal Costituente nel 1947. Tale scelta – a detta di molti – poco felice è stata riproposta dal revisore costituzionale del 2001. Con l’intento di dare maggiore autonomia legislativa alle Regioni – e sotto la spinta di esigenze politico-elettorali -– l’allora maggioranza parlamentare ha confezionatuna riforma che ha ampliato notevolmente le materie di competenza regionale. Tuttavia, tale ampliamento è stato effettuato in maniera raffazzonata ed incoerente: si pensi solamente alla materia “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” affidata alla competenza regionale concorrente.
Solo esaminando la giurisprudenza ci si potrà rendere conto di quanto la Corte Costituzionale si sia adoperata per riportare a coerenza il sistema del riparto delle materie e attraverso quali strumenti.
Il lavoro della Corte è stato importante, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Il Giudice costituzionale è stato chiamato ad un lavoro extra, affinché si sia potuta trovare un strada, più o meno lineare, per uscire dal “labirinto” delle materie. Lo sforzo interpretativo della Corte Costituzionale è stato assistito da uno strumentario giuridico, concettuale e, forse, anche culturale tipico della giurisprudenza sviluppatasi nel vigore del regionalismo disegnato dal Costituente.
Sul versante della cifra dell’autonomia, non pare che la legge costituzionale n. 3 del 2001 abbia portato grossi sconvolgimenti, piuttosto si è assistito alla costituzionalizzazione ed alla consolidazione giurisprudenziale di quanto già operato dalla legge ordinaria, la c.d. “Bassanini”. Molte materie “nuove”, che la legge costituzionale di revisione del Titolo V aveva assegnato alle Regioni, sono state “recuperate” allo Stato attraverso interpretazioni del dettato costituzionale più orientate verso le esigenze dell’unitarietà che verso le ragioni delle autonomie.

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4 Introduzione Lo scopo che ha guidato la redazione del presente lavoro è quello di indagare l’atteggiarsi del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni, attraverso l’esame della giurisprudenza costituzionale sulle “materie” di rispettiva competenza, ad ormai quattro anni dalla riforma del Titolo V della parte II della Costituzione. Il punto di maggior criticità del regionalismo, come riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, risiede nella separazione di competenze per materie. Tale modello ricalca quello scelto dal Costituente nel 1947. Tale scelta – a detta di molti – poco felice è stata riproposta dal revisore costituzionale del 2001. Con l’intento di dare maggiore autonomia legislativa alle Regioni – e sotto la spinta di esigenze politico-elettorali – l’allora maggioranza parlamentare ha confezionato una riforma che ha ampliato notevolmente le materie di competenza regionale. Tuttavia, tale ampliamento è stato effettuato in maniera raffazzonata ed incoerente: si pensi solamente alla materia “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” affidata alla competenza regionale concorrente. Solo esaminando la giurisprudenza ci si potrà rendere conto di quanto la Corte Costituzionale si sia adoperata per riportare a coerenza il sistema del riparto delle materie e attraverso quali strumenti. Il lavoro della Corte è stato importante, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Il Giudice costituzionale è stato chiamato ad un lavoro extra, affinché si sia potuta trovare un strada, più o meno lineare, per uscire dal “labirinto” delle materie. Lo sforzo interpretativo della Corte Costituzionale è stato assistito da uno strumentario giuridico, concettuale e, forse, anche culturale tipico della giurisprudenza sviluppatasi nel vigore del regionalismo disegnato dal Costituente. Sul versante della cifra dell’autonomia, non pare che la legge costituzionale n. 3 del 2001 abbia portato grossi sconvolgimenti, piuttosto si è assistito alla costituzionalizzazione ed alla consolidazione giurisprudenziale di quanto già operato dalla legge ordinaria, la c.d.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lorenzo Platania Contatta »

Composta da 230 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4459 click dal 02/08/2005.

 

Consultata integralmente 26 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.