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Agricoltura ed adesione dei PECO all'UE. Il caso della Romania

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Giovannelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Margherita Scoppola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 265

Nel maggio del 2004 sono entrati a far parte dell'UE 10 nuovi paesi dell'Est europeo (altri due, Bulgaria e Romania potrebbero entrare nel 2007) segnando uno dei passi storici nella storia dell'Unione Europea.
A tali paesi, che ancora hanno una struttura economica profondamente diversa dagli attuali paesi membri dell'UE, verranno applicate politiche di intervento studiate e finalizzate a far fronte a necessità titpiche di paesi con economia altamente sviluppate, suscitando, di conseguenza, perplessità e timori riguardo ai loro effetti su econmie così profondamente differenti.
Dubbi e perplessità che si riflettono in primo luogo sulla principale politica comunitaria: la PAC (Politica Agricola Comunitaria). Che effetti potrà avere l’applicazione della PAC sulla produzione di questi paesi? Dal punto di vista distributivo, quali operatori economici ne beneficeranno maggiormente? Chi ci rimetterà? Che ripercussioni potrà avere l’applicazione di una politica particolarmente attenta a problematiche non strettamente connesse alla produzione in ambienti economici-sociali completamente differenti? E’ la politica più adatta per affrontare le esigenze di cui necessita il settore agricolo dei PECO?
Nel tentativo di fornire una risposta a questi quesiti lo studio è stato suddiviso in due parti: una parte generale che tratta complessivamente la situazione dei PECO ed una seconda parte in cui viene affrontato un caso studio specifico: la Romania.
Nel primo capitolo viene fatta una breve descrizione del processo di riforma che ha caratterizzatole economie di questi paesi negli ultimi 20 anni. A seconda di come si sia realizzata la privatizzazione, la riforma in termini legislativi volta alla tutela del diritto di proprietà ed alla modifica del diritto commerciale ed altri sviluppi legati al processo di transizione si sono venuti a delineare gli elementi principali di queste agricolture.
Obiettivo principale del secondo capitolo è quello di descrivere in generale il settore primario dei PECO. L’agricoltura di questi paesi è un’agricoltura non solo particolarmente importante dal punto di vista economico e sociale ma anche arretrata se messa a confronto con quella europea. La frammentazione della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), la presenza sul mercato di grandi aziende collettive, la sovraoccupazione agricola e soprattutto la mancanza di capitale da investire affiancata ad elementi di carattere socio-culturale ereditate dal vecchio sistema pianificato (come ad esempio la bassa propensione al rischio, la preferenza ad intraprendere attività personali, il basso livello di istruzione nelle zone rurali) hanno reso le aziende di tali economie poco competitive sia sullo scenario internazionale che europeo
Dopo aver effettuato una breve descrizione della politica agricola europea ed aver descritto in breve il processo di convergenza dei PECO, elementi cruciali per poter avanzare ipotesi sull’immediato futuro dell’agricoltura dei PECO, il terzo capitolo si chiude con una riflessione sui possibili effetti della PAC sul loro settore agricolo. L’analisi è basata sull’esame dei risultati ottenuti dai modelli elaborati da alcuni autori e dalla stessa Commissione Europea che lasciano intravedere i possibili sviluppi su diversi aspetti del settore agricolo: il livello di produzione e di consumo, il mercato della terra ed infine gli effetti sul reddito delle aziende agricole.
La seconda parte del lavoro è dedicata ad un paese specifico: la Romania. Nel passaggio dal generale al particolare è stata però mantenuta la struttura della prima parte. Dopo una breve introduzione del paese, si è proseguito ad analizzare quello che è stato concretamente fatto nel corso degli anni ’90. Successivamente si sono analizzati gli elementi cruciali della sua agricoltura cercando di vedere attentamente ciò che si produce, la struttura aziendale, il livello di produttività e le recenti politiche agrarie e commerciali. Infine sono state avanzate conclusioni sui possibili effetti dell’estensione della PAC su questo singolo paese.
La scelta della Romania come paese su cui concentrare l’attenzione non è stata causale, bensì il frutto di alcune riflessioni: il paese balcanico ha degli stretti rapporti commerciali con l’Italia (il nostro paese è il principale partner commerciale europeo della Romania sul mercato complessivo dei beni); è il più importante paese candidato all’adesione, dopo la Polonia, in termini di grandezza geografica ed economica; infine è lo Stato che maggiormente interpreta i problemi del settore agricolo dei PECO in quanto rappresenta una sorta di “pecora nera” del gruppo essendo il paese con il più grave ritardo nel processo di riforma, con la più alta percentuale di occupati nel settore (oltre il 40%) e con un livello di produttività estremamente basso visto il suo elevato grado di frammentazione della SAU ed il basso utilizzo del fattore capitale.

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VI Introduzione Nei paesi sviluppati, il peso dell’agricoltura sia in termini economici che sociali è stato ampiamente ridimensionato. Il suo apporto in termini di PIL è limitato ed il numero di persone occupate nel settore si è notevolmente ridotto. Tuttavia l’agricoltura è ancora oggi al centro di dibattiti e di discussioni economiche internazionali. L’esempio più eclatante a dimostrazione della sua importanza è fornito dalla conferenza che ha dato vita all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Le trattative tra gli stati sottoscrittori del GATT, avviate nel 1986 in Uruguay, si sono concluse ben 7 anni dopo. Tra le questioni più delicate, terreno di scontro tra i diversi paesi, ma soprattutto tra la Comunità Europea e gli Stati Uniti, vi erano, oltre che il commercio dei servizi e la regolamentazione dei diritti legati alla proprietà intellettuale, anche le vicende legate al protezionismo ed all’eccessivo sostegno del settore agricolo nei paesi europei. Non a caso il trattato istitutivo del WTO entrato in vigore nel 1995 prevede l’accordo multilaterale sull’Agricoltura come un annesso al trattato, cioè un accordo che non deve essere necessariamente sottoscritto da tutti i paesi membri dell’organizzazione internazionale e che regolamenta il commercio dei beni agricoli con norme specifiche. Anche nelle vicende europee l’agricoltura ha avuto un ruolo di primo ordine fin dall’inizio della nascita della Comunità Europea. La prima politica adottata a livello comunitario è stati infatti la PAC ed anche oggi, assorbendo gran parte dei fondi comunitari, è al centro di dibattiti e scontri politici tra i differenti paesi. Il settore primario, proprio per le sue peculiarità e per il suo peso in termini politici-sociali, ha avuto un ruolo fondamentale anche all’interno del processo europeo più importante degli ultimi dieci anni: l’allargamento ad Est dell’Unione Europea. La decisione di aprire le porte europee ai paesi del vecchio blocco sovietico venne presa ufficialmente nel 1993 dal Consiglio Europeo di Copenaghen. Da allora è iniziato un processo di intensificazione dei rapporti tra i paesi dell’Europa Occidentale con quelli dell’Europa Orientale, dapprima solo di carattere commerciale, ma che con il passare del tempo divennero veri e propri accordi di cooperazione che perseguivano non solo fini economici ma anche di carattere politico-istituzionale.

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