Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Identità subita, identità voluta. Vivere una femminilità diversamente abile.

Vivere una femminilità diversamente abile è oggi possibile? Quali sono le difficoltà che una bambina ed una donna portatrici di handicap fisici incontrano nel percorso di definizione della propria identità?
Un'analisi del mondo disabile infantile ed adulto al femminile: il gioco, la famiglia, le amicizie, la maternità, il lavoro, il matrimonio. La parte teorica trae vivo supporto da numerosi scritti autobiografici di donne che hanno duramente combattuto per affermarsi tali e che oggi promuovono con orgoglio la cultura della "diversabilità"

Mostra/Nascondi contenuto.
1 Introduzione L’idea del presente lavoro di tesi nasce dalla lettura del saggio del professor Carlo Fratini intitolato “Handicap e marginalità sociale”, che si trova all’interno del libro “L’educazione ed i marginali”, a cura della professoressa Simonetta Ulivieri. Parlando delle problematiche legate allo sviluppo del Sé ed alla costruzione dell’identità, il professor Fratini inserisce in tale saggio alcuni racconti autobiografici di ragazze disabili. È stata proprio la lettura della testimonianza di Elisabeth Auerbacher a far nascere in me la voglia di approfondire la tematica dello sviluppo dell’identità in donne portatrici di handicap di tipo motorio. Avevo in particolar modo voglia di comprendere quale rapporto una ragazza disabile instaurasse con la propria femminilità e sessualità. Mi turbava ma nello stesso tempo affascinava l’idea di un corpo percepito come fratturato e dunque vissuto a metà. Volevo inoltre cercare di comprendere come potessero tra loro coniugarsi femminilità ed handicap, all’interno di una società che investe sempre di più sull’estetica. Il mio lavoro di tesi si è concentrato su due momenti critici all’interno del processo di sviluppo dell’identità: l’infanzia e l’adolescenza. Su un substrato teorico, ho innestato alcune testimonianze di donne portatrici di differenti deficit di tipo motorio (distrofia muscolare, paraplegia, spina bifida, paralisi dovute a poliomielite, ecc..), accomunate da un’intelligenza nella norma e da una grande voglia di denunciare la propria emarginazione per affermare un’identità libera dagli stereotipi tramite i quali la società legge l’handicap.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Veronica Rico' Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5454 click dal 07/09/2005.

 

Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.