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Il concorso ''esterno'' nei reati associativi

La necessità di poter incriminare soggetti la cui condotta sia riconosciuta di c.d. contiguità "esterna" ad associazioni di tipo criminale, ha condotto giurisprudenza e dottrina ad applicare, in combinato disposto, gli istituti di cui agli articoli 110 e 416, 416-bis del c.p.; istituti che per fisiologica struttura sono di per sè caratterizzati da aporie dommatiche (o presunte tali) circa il rispetto dei principi costituzionali del diritto penale. Ad alimentare le incertezze circa l'applicazione in parola si pone l'impasse concettuale in merito alla possibile "confusione" e "sovrapposizione" della condotta partecipativa interna e la concorsuale esterna. In merito la Corte di Cassazione si è pronunciate, e per ben due volte a Sezioni unite, affermando che le differenze sostanziali, sia sul piano oggettivo che su quello soggettivo, tra le due condotte renderebbero queste scevre da possibili confusioni e sovrapposizioni, posizione giurisprudenziale il cui sentore già aleggiava nelle corti dello scorso secolo.

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1 PREMESSA Come noto, la necessità di perseguire condotte di contiguità a favore delle associazioni mafiose ha indotto da diversi anni la giurisprudenza a far uso di un controverso modello incriminatorio: il c.d. “concorso esterno in reato associativo”, a sua volta fondato su due controverse figure 1 , (l’una di Parte Generale, il concorso di persone nel reato ex art. 110 c.p.; l’altra di Parte Speciale, l’associazione per delinquere e di stampo mafioso, ex artt. 416 e 416-bis c.p.). Di tale prassi viene tradizionalmente attribuita la paternità al compianto giudice Giovanni Falcone che, all’epoca del primo maxi–processo alle cosche mafiose nella metà degli anni ottanta, scriveva: “le manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni possono – eventualmente 1 PAPA, Un baco del sistema? Il concorso esterno nell’associazione mafiosa di nuovo al vaglio delle sezioni unite tra prospettive di quarantena e terapie palliative in Leg. Pen. 2003, pag. 703.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Daniel D'angeli Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4117 click dal 07/09/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.