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Teorie e pratiche della follia

Informazioni tesi

  Autore: David Pietro Annibali
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Antonella Besussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

Dopo lo svolgimento del mio servizio civile presso l’allora reparto chiuso “Tamburini” dell’OPG di Castiglione delle Stiviere (MN), nel periodo giugno 1997-aprile 1998, ho sentito il bisogno di conoscere teorie e pratiche relative al mondo della follia. Certamente il contatto con i pazienti del reparto maschile “Tamburini” mi ha spinto alla volontà di conoscere e di sapere, di vederci chiaro, insomma. Così, in veste di profano rispetto all’argomento eminentemente psichiatrico e psicoanalitico, da studente della facoltà di Scienze Politiche, ho affrontato lo studio di alcuni autori che ho poi ritenuto oltremodo interessanti e, per certi versi, affascinanti; inizialmente, grazie ad alcuni libri di Vittorino Andreoli, ho potuto conoscere nella dimensione teorica tanti aspetti vissuti praticamente; ho apprezzato moltissimo la sua semplicità divulgativa, mai banalizzante, il fascino letterario, lo spessore culturale, la profondità scientifica di alcune sue teorie che hanno conosciuto un successo internazionale non certo per le sue abilità letterarie; infine, grazie alla sua chiarezza espositiva e soprattutto alla sua onestà intellettuale, ho maturato un forte senso critico verso alcuni significati dei suoi scritti. E’ stato quindi per me un punto di partenza e di viaggio. Inoltre, data la gravità del problema individuale e della problematica sociale della follia, ho volutamente trascurato un certo filone dell’antipsichiatria degli anni Sessanta-Settanta che negava l’esistenza della malattia mentale, anche se con motivazioni provocatorie. Invece, nella vastità dell’argomento trattato, ho potuto approfondire lo studio di alcuni autori quali Ludwig Binswanger, Michel Foucault e Franco Basaglia, tralasciando lo studio di altri autori altrettanto significativi come Sigmund Freud, Jacques Lacan, Karl Jaspers, Eugene Minkowski, Georges Canguilhem. Sia ben chiaro che la presente tesi, nonostante il suo titolo, non è che un rapido sguardo rispetto all’enormità del tema in questione, rispetto ai miei studi e letture sulla follia. Va da sé che questo scritto è un buon pretesto; ero curioso di apprendere teorie e pratiche istituzionali per capire una realtà che si comprende principalmente vivendola; ero interiormente attratto da un interrogativo costante : cosa spinge un operatore della follia a diventare tale ? E così ho incontrato una lunga serie di interrogativi ai quali non ho mai voluto fornire introduzioni, a parte la presente, e quanto meno conclusioni. Uno in particolare ha un risvolto politico e sociale : Franco Basaglia scriveva nel 1967 il suo libro Che cos’è la psichiatria ? Oggi, dopo quasi 40 anni, ci si chiede che cosa non è la psichiatria ? Quali sono i suoi limiti ? Quali sono i suoi ambiti di competenza ? Cosa non può spiegare ? Perché, una volta chiarita la distinzione freudiana tra psicosi e nevrosi, la psicoanalisi ha avuto molta importanza nella letteratura, nell’arte, nella storia del pensiero dell’uomo, ma non è mai entrata in manicomio ?
Di fronte al coacervo dei linguaggi impliciti nel “problema” della follia, come ad esempio il linguaggio filosofico, giuridico, psicoanalitico, istituzionale e politico, ho ritenuto di cruciale importanza soffermarmi sul caso Pierre Rivière, individuato da Michel Foucault, e sul caso Roberto, scelto da me sulla scia dell’effetto Foucault. Sono, poi, nel tempo, ritornato inevitabilmente a Castiglione delle Stiviere per cercare altre risposte, eventuali riscontri e incongruenze dell’apparato teorico degli autori precedentemente citati, nella realtà istituzionale dell’OPG.
Infine, ho intervistato alcuni operatori dell’OPG, sempre disponibili e collaboranti. Né le domande né le riposte sono state concordate, tutte le interviste sono state condotte senza un registratore, ma trascrivendo direttamente le risposte, a volte interrotte e intercalate da mie insistenti domande, con la finalità di far parlare un linguaggio prezioso concernente la realtà e verità della follia.

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