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Il danno non patrimoniale nel rapporto di lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Massaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mauro Paladini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

La responsabilità aquiliana è da sempre un argomento oggetto di una continua evoluzione che coinvolge indifferentemente sia dottrina che giurisprudenza. Nell'ultimo decennio il dibattito dottrinale in materia di risarcimento del danno alla persona ha partorito la controversa categoria del danno esistenziale. Dopo un imbarazzante silenzio la Corte di Cassazione ha finalmente espresso il proprio indirizzo con le "rivoluzionarie" sentenze n. 8828 ed 8827 del 2003, precedute di qualche mese dalla pronuncia della Corte Costituzionale n.233/2003.
Lo scenario così delineato ha favorito lo sviluppo di una maggior sensibilità anche dei giudici di merito nei confronti delle tematiche del risarcimento del danno alla persona.
Di particolare interesse è osservare come proprio nell'ambito del diritto del lavoro ed in particolar modo con riferimento alle complesse relazioni aziendali, il danno esistenziale possa trovare una dimensione di rilievo, volta a colmare spesso le lacune del bipolarismo del sistema risarcitorio aquiliano che non consente la tutela di pregiudizi non patrimoniali non identificabili con il danno biologico od il danno morale subiettivo.

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1 CAPITOLO PRIMO L’INSUFFICIENZA DELLA TUTELA DELLA PERSONA E LA NASCITA DEL DANNO ESISTENZIALE SOMMARIO:1. Considerazioni introduttive.- 2. La ricerca di un modello alternativo.- 3. La “costituzionalizzazione” dell’ art. 2059 c.c.- 4. Genesi del danno esistenziale.- 5. Nozione di danno esistenziale.- 6. La risarcibilità del danno esistenziale.- 7.L’ “ingiustizia” del danno esistenziale.- 8. L’elemento soggettivo del danno esistenziale.- 9. La quantificazione del danno esistenziale. 1§ Considerazioni introduttive. Il continuo dibattito che, fin dagli anni ’50, ha avuto ad oggetto la responsabilità civile, sta vivendo da più di un ventennio una nuova stagione. La rinnovata attenzione alla tutela del danno alla persona, coerentemente con i dettami della carta costituzionale, ha decretato il venir meno di quella logica patrimonialistica di cui era permeata la tutela aquiliana, fortemente radicata sulla dicotomia: danno patrimoniale (2043 c.c.); danno non patrimoniale (2059 c.c.). Il sistema tradizionale, rimasto per lunghi anni inalterato nella sua essenza, è entrato profondamente in crisi a seguito dell’elaborazione della categoria del danno biologico. Il riconoscimento dell’autonoma valenza risarcitoria del bene salute (Corte cost.14.7.1986, n184), indipendentemente dalla “diminutio patrimonii” che ne possa derivare, ha mutato radicalmente l’impostazione dell’istituto.Gli effetti di un simile cambiamento di prospettiva hanno comportato un impatto, sul sistema aquiliano, destinato a travalicare le frontiere del torto lesivo della salute. Dal 1991, quando Paolo Cendon e Patrizia Ziviz, dalle pagine della

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