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Il mercato borsistico per le piccole e medie imprese - Analisi Geox SPA

Informazioni tesi

  Autore: Jerome Zodo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Liuc di Castellanza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Roberto Del giudice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

Nel nostro sistema economico, negli ultimi anni, le Pmi sono le uniche realta’ che hanno mostrato un certo dinamismo, ma sono, da sempre, trascurate dai mercati finanziari e dalle istituzioni, che imputano loro la debolezza del sistema Paese.
La loro scarsa dimensione, invece, non preclude assolutamente la competitivita’ sui mercati internazionali.
L’estrema difficolta’ con la quale le PMI riescono ad ottenere il sostegno del sistema bancario, obbliga queste piccole realta’ a trovare fonti alternative di finanziamento.
In questa ottica la quotazione diventa un passaggio irrinunciabile.
Per accedere ai mercati borsistici sono comunque richieste alcune pre-condizioni, per cui tale decisione deve essere accuratamente programmata dal management.
L’accesso alla Borsa non va, pero’, concepito come un punto di arrivo. Una societa’ quotata genera delle attese che non vanno assolutamente deluse: gli azionisti desiderano dividendi stabili e capital gains e se non li ottengono il titolo subira’ un forte ribasso.
L’andamento delle quotazioni veicola una serie di informazioni che si diffondono in tempo reale in tutta la comunita’ finanziaria, per cui il management deve essere attento sia nella gestione dell’impresa, sempre improntata alla ricerca della qualita’ totale, sia ad una efficace comunicazione.
La Geox e’ un valido esempio di come questo processo accuratamente pianificato e implementato da un management preparato, possa portare una piccola impresa artigianale al successo internazionale.
I risultati raggiunti sono eccezionali, soprattutto se consideriamo lo scenario economico globale nel quale sono stati conseguiti.
Da questa analisi possiamo desumere che il successo di lungo periodo e’ il prodotto dei seguenti fattori:
• Idee innovative sui prodotti e i processi produttivi, originate dalla ricerca di soluzioni atte a soddisfare le richieste della clientela;
• Efficace comunicazione per far conoscere sia ai potenziali clienti che alla comunita’ finanziaria le proprie strategie di crescita in modo da attirare i capitali necessari per lo sviluppo di nuovi progetti;
• Collaborazione tra imprese, con il sistema finanziario e con le pubbliche amministrazioni.

Quest’ultimo aspetto e’ risultato carente in Italia, con la sola eccezione della efficace collaborazione tra imprenditori che si instaura all’interno dei distretti industriali.
In futuro, la capacità di tutti gli operatori di “fare sistema”, superando le contrapposizioni tra pubblico e privato, piccola e grande impresa, industria e finanza, sarà indispensabile per la rinascita dell’economia italiana.

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5 INTRODUZIONE Il sistema economico italiano e’ costituito da tante piccole imprese e poche grandi o multinazionali. Le piccole e medie imprese (PMI) si possono definire tali secondo diversi parametri: i più utilizzati sono il numero d’addetti ed il fatturato. In entrambi i casi, l’Italia è composta principalmente da PMI, infatti, dal censimento intermedio dell’industria e dei servizi del 1996 si desume che il 94,81% delle imprese nazionali aveva meno di dieci addetti, mentre l’81,75% delle imprese con più di 20 addetti non superava i 25miliardi di lire di fatturato 1 . Le PMI incontrano grossi problemi ad approvvigionarsi di mezzi finanziari, cosa che non succede per le imprese più grandi. I mercati finanziari, infatti, sono di più difficile accesso per questo tipo di operatori sia con riferimento al credito che con riferimento ai mercati mobiliari. Si tratta di ostacoli di ordine burocratico e normativo ma anche culturale: le PMI sono percepite dalla comunità finanziaria come meno meritevoli di fiducia poiché troppo deboli. Queste imprese sono spesso sotto capitalizzate e la loro crescita e’ anche frenata da resistenze di tipo culturale da parte degli stessi titolari. Costoro non intendono per nessuna ragione limitare la propria “sovranità” perciò rifiutano sia l’allargamento della base societaria che l’idea di consorziarsi con altre imprese. In conformità a queste considerazioni l’unico modo per finanziarsi e’ il ricorso all’indebitamento. Per le PMI i prestiti obbligazionari presentano evidenti difficoltà di collocamento in quanto l’emittente dovrebbe pagare tassi d’interesse molto alti per invogliare il risparmiatore ad investire in titoli di cui conosce poco. L’unica vera fonte di finanziamento per le PMI rimane la banca la quale richiede comunemente garanzie personali ai soci, aggirando l’autonomia patrimoniale delle imprese. In seguito al recepimento di numerose direttive comunitarie in materia di mercati finanziari ed alla crescente attenzione alla specificità del sistema economico nazionale da parte di organismi 1 ISTAT, Censimento intermedio dell’industria e dei servizi, 1996

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