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La percezione delle distanze:un'analisi mediante lo scaling multidimensionale

Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Cafari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1986-87
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Vincenzo Cinanni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103


La percezione delle distanze: un’analisi delle distanze mediante lo scaling multidimensionale è un esempio di ricerca empirica sull’influenza degli schemi spaziali sulle mappe cognitive relative a macrospazi, analisi condotta in questo caso con la tecnica dello scaling multidimensionale classico.
Si ricostruisce attraverso l’analisi di giudizi di vicinanza un’ipotetica mappa geografica dell’Italia, ossia si mira ad identificare le influenze delle euristiche che deformano le mappe cognitive, relative in questo caso alle conoscenze geografiche. Si presuppone infatti che le valutazioni espresse dai diversi gruppi riguardo ai giudizi di vicinanza siano influenzate tanto da componenti di tipo designativo che di tipo valutativo ‘distorcendo’ la mappa cognitiva.
Per studiare questa distorsione si è utilizzato, in questo caso, il modello di Torgerson, che permette di costruire delle mappe partendo dai giudizi di vicinanza, quindi ricavando informazioni di tipo metrico a partire da frequenze di giudizi di somiglianza, usando inoltre il metodo delle triadi che permette di compensare eventuali asimmetrie di giudizio con una rotazione degli stimoli in questione.
La mappa ricavata presenta notevoli distorsioni rispetto all’immagine della penisola italiana allungata nel senso nord-ovest/sud-est; la ricerca qui riportata riguarda i dati raccolti sul campo della città di Reggio Calabria, mentre i dati completi riguardanti nove città italiane possono essere consultati su ‘Dimensioni di somiglianza’, Cinanni, Il Mulino, Bologna.

Formalizzare una teoria significa tradurla in un linguaggio formale di tipo quantitativo in modo che gli enunciati assumano l’aspetto di leggi quantitative, questo è strettamente legato al problema della misurazione che rappresenta la teoria formalizzata in numeri.
In psicologia si è avuto uno sviluppo di teorie assiomatiche in maniera autonoma rispetto alle interpretazioni empiriche, ossia uno sviluppo anomalo degli studi relativi alla fase finale del processo di trasformazione in senso quantitativo di una teoria.
Questo in base ad una presunta analogia fra la misurazione fondamentale delle scienze fisiche e quella delle scienze psicologiche: nel primo caso la misurazione si presenta unidimensionale mentre nel secondo è multidimensionale.
La sopravvalutazione del modello di misurazione di tipo fisico ha portato in psicologia a confondere le teorie con i modelli, che assumono lo status delle prime senza averne i requisiti.
De Leew e Heiser hanno proposto una nuova tassonomia dei diversi tipi di rappresentazione in funzione della natura dei dati, basati sulla distinzione fra teoria di misurazione e metodi di scaling, e due approcci fondamentali ( modellistico ed algoritmico ) per trattare dati di diversa natura.
L’integrazione dell’analisi dei dati e la costruzione delle teorie potrà permettere di evitare in psicologia il rischio evidenziato dal noto racconto ittita:

A sei persone che non avevano mai visto un elefante dissero che in una stanza buia ce n'era uno e ciascuno di loro aveva diritto di entrare e di toccare quello strano animale per sapere come fosse fatto.
I sei andarono uno alla volta per scoprire com'era fatto l'elefante. Il primo toccò la proboscide, il secondo una zanna, il terzo un orecchio, il quarto una zampa, il quinto la pancia, il sesto la coda. E se ne tornarono tutti a casa convinti di sapere esattamente come era fatto un elefante.
Cominciarono a descriversi vicendevolmente l'elefante. "Oh, è fantastico", disse il primo, "così lento e morbido, lungo e forte"'. "No!" disse quello che aveva toccato la zanna, "è corto, e molto duro". "Avete torto entrambi", disse il terzo, che aveva tastato l'orecchio, "l'elefante è piatto e sottile come una grande foglia". "Oh no", disse il quarto che aveva toccato la zampa, "è come un albero". E anche gli altri due intervennero: "E' come un muro", "è come una corda". Discussero e discussero, fino a litigare e a fare a botte.
Finalmente qualcuno portò l'elefante fuori dalla stanza in piena luce e i sei si resero conto che avevano tutti un poco di ragione: tutte le parti che avevano descritto, messe insieme, formano l'elefante.

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PSICOLOGIA AMBIENTALE Il paesaggio è ‘il supporto per eccellenza , la materia prima dell'analisi geografica. Progressivamente... si è venuta delineando la tendenza a privilegiare lo 'studio delle strutture, dei meccanismi, dei processi e... di uno spazio più astratto... E' certo ormai che non è il paesaggio oggettivo ad influenzare i comportamenti, ma il paesaggio soggettivo o, meglio, l'idea che si ha di un paesaggio...’ (Rochefort, 1974); Questo implica il trasferimento dell'obiettivo della geografia dalla realtà oggettiva allo studio delle immagini della realtà. Nel predisporre uno schema di ricerca ed analisi in chiave percettiva si incontra un duplice problema: da un lato comprendere la differenza che esiste tra il reale comportamento dei gruppi sociali e quello adottato da uomini pienamente informati e razionali, dall'altro valutare lo scostamento che esiste tra la percezione ed il mondo reale,

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