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Strategie di diversificazione: opportunità e minacce per la creazione di valore

Il principio da cui ha preso le mosse il presente lavoro è quello secondo cui una strategia di diversificazione possa essere perseguita quando si basa su un nucleo di risorse e competenze ben radicate nell’impresa, difficilmente riproducibili dalla concorrenza e in grado di creare e sostenere il vantaggio competitivo in tutti gli ambiti in cui sono applicate. Si è approfondito il tema delle motivazioni alla base della scelta strategica di diversificare. Partendo dalla teoria sugli incentivi ed ostacoli alla diversificazione (Penrose), riscontrata nel caso del distretto salentino della cravatteria e dall’analisi delle ragioni prevalentemente addotte per spiegare questa strategia (crescita, incremento della redditività, riduzione del rischio), si è evidenziato come una motivazione di fondo, per quanto condivisibile, non sia sufficiente a giustificare la scelta di diversificare, se essa non è adeguatamente supportata da una base di competenze distintive che garantiscano la creazione e sostenibilità di un vantaggio competitivo. In seguito si è passati a verificare la sostenibilità delle due opzioni strategiche esistenti per l’implementazione di una strategia di diversificazione: logica finanziaria e logica sinergico-organizzativa. I casi Edizione Holding e Sara Lee Co. mostrano che le differenze esistenti tra imprese industriali e holding finanziarie (in termini di patrimonio strategico di risorse/competenze detenute) impongono l’adozione dell’una o dell’altra alternativa a seconda del tipo di impresa coinvolta. Imprese che posseggono competenze rilevanti a livello «operativo» (produzione, marketing, ricerca e sviluppo, ad esempio) devono ricercare nuove opportunità in ambiti competitivi vicini al proprio core business, al fine di creare interrelazioni e sinergie; imprese che detengono competenze «corporate» (selezione e valutazione delle imprese da acquisire, corporate governance, scelta dei manager delle controllate, controllo strategico) possono invece sviluppare portafogli strategici in cui far coesistere ASA gestite in maniera indipendente.

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INTRODUZIONE PROLOGO Il tema della diversificazione è uno dei più dibattuti a livello accademico e dei più controversi a livello di pratica manageriale, come dimostrato dal comportamento effettivo delle imprese in relazione ad essa, che appare spesso incoerente e di difficile interpretazione. I manager dei nostri giorni sembrano solitamente essere piuttosto maldisposti relativamente alle strategie di diversificazione. Essi hanno infatti un obiettivo ben definito e piuttosto impegnativo: far rendere il capitale impiegato più della media del mercato. Un simile compito richiede grandi capacità di affrontare la competizione e un’elevata attenzione ai dettagli dai quali deriva l’efficacia e l’efficienza dell’impresa. I manager devono però anche impegnarsi al fine di assicurare che i risultati effettivamente raggiunti siano adeguatamente compresi e valutati dal mercato. Questo passa attraverso il riconoscimento dei meccanismi che regolano il mercato finanziario e, in particolare, dal fatto che all’interno di questo mercato l’opinione degli analisti finanziari, specializzati nello studio di un determinato business, contribuisce in maniera rilevante ad influenzare l’opinione degli operatori. Ciò implica che un buon apprezzamento dei risultati di un’impresa dipende dal giudizio di analisti di settore che, in quanto specializzati in un determinato business, sono in grado di collocare una certa società all’interno di quello specifico contesto competitivo e di

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Fedele Cappiello Contatta »

Composta da 206 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.