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La cannabis e la giustizia. Breve digressione sul proibizionismo.

Informazioni tesi

Criminologia e Psichiatria Forense
  Autore: Silvestro Calabrese
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2004
Docente/Relatore: Roberto Catanesi
Istituito da: Università degli Studi di Urbino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Questa breve ricerca parte dalla considerazione che l'argomento delle droghe leggere non è forse sufficientemente analizzato nella cultura politica, giuridica e psicologica italiana. Dopo aver analizzato, nel primo capitolo, i dati riguardanti la diffusione dell'uso di cannabis si prova a confrontare la situazione italiana (con una breve cronistoria della legislazione) con quella più antiproibizionista olandese. L'ultimo capitolo è dedicato alla confutazione delle teorie proibizionista maggiormente ricorrenti, attraverso l'analisi di dati ufficiali provenienti da organismi europei e mondiali di controllo delle sostanze stupefacenti. Lungi dal voler mettere la parola fine su un argomento così complesso, si è mirato soprattutto a suscitare nel lettore la curiosità e la comprensione della necessità di un ragionamento libero da pregiudizio e strumentalizzazione

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2 Introduzione L’ebbrezza e le alterazioni dello stato di coscienza sono condizioni che l’uomo ha sempre apprezzato ed in parte ricercato. Pare che già il bambino provi la sensazione piacevole del volteggiarsi su se stesso fino ad avvertire un qualche cambiamento nella coscienza. Molte situazioni si prestano ad essere sottolineate da un certo grado di alterazione: chi non ricorda la prima sbronza da “giovane”, chi non ha provato una piacevole sensazione di euforia e disinibizione festeggiando con gli amici o con il partner un avvenimento importante. Molte religioni, apertamente o più velatamente, inseriscono alcuni tipi di sostanze nei loro riti, spesso per aumentare il senso di comunione tra fedeli e la loro vicinanza a Dio. Probabilmente non si sbaglia dicendo che la modificazione dello stato di coscienza può essere anche utile per la psiche. Alcune persone possono essere terrorizzate dalla perdita del normale stato di lucidità. Si narra che Freud non avesse mai utilizzato alcun tipo di sostanza analgesica, a quel tempo sostanzialmente a base morfinica, per alleviare le sofferenze del proprio cancro alla mascella, pur di non perdere un briciolo della propria straordinaria capacità di pensiero. Il comportamento è certamente eroico, ma quantomeno ambiguo se si considera che sul finire dell’Ottocento egli ha dovuto lottare per uscire dalla propria dipendenza dalla cocaina. Le sostanze psicotrope, capaci di indurre una qualsiasi modificazione nello stato di coscienza, hanno quindi accompagnato l’uomo fin dalla notte dei tempi. Alcune sono diventate per noi di uso comune, altre sono state bandite in ragione della loro pericolosità. Infatti, la personalità e l’organismo umano paiono non essere in grado di rinunciare a ciò che può aver reso loro un piacere fuori dal comune, innestando, in taluni casi, un circolo vizioso difficile da arrestare. Si è dovuto così porre un freno, sia in nome della salute individuale sia del costo sociale speso per aiutare coloro che avessero sviluppato una dipendenza. Oggi gran parte degli ordinamenti legislativi dei singoli stati hanno sviluppato una classificazione di cosa sia lecito usare e cosa no. Tra tutte le sostanze psicotrope che non hanno una dichiarata capacità terapeutica, ce n’è una che non riesce a trovare una precisa collocazione e che pare rimanere relegata nel limbo dell’indecisione: questa è la cannabis. L’enorme mole di studi psicofarmacologici, psicologici e sociologici non è riuscita ancora a dare un minimo di certezza, o qualcosa che gli si avvicini. E intanto nel mondo continua ad essere la sostanza illecita più utilizzata.

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Parole chiave

antiproibizionismo
cannabis
consegunze penali droghe leggere
droghe
droghe leggere
legislazione italiana droghe
legislazione olandese
prevenzione sociale
proibizionismo
riduzione del danno

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