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La popolazione di Canis lupus nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna:

La gestione faunistica nelle aree protette parte necessariamente dalla conoscenza delle specie ivi presenti, quindi della loro densità, della struttura delle loro popolazioni, fino all'uso che queste fanno del territorio. E questo è più che mai necessario con specie "problematiche" come sono i grandi carnivori, per come vengono percepiti dalla popolazione, residente e non, e per l'impatto che hanno sulle popolazioni di prede presenti. Questa tesi riguarda la popolazione di Canis lupus nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, M.Falterona e Campigna, ed è un primo tentativo di riassumere i dati raccolti sul campo, a partire dal 2000, e i primi risultati forniti dalle analisi genetiche condotte a cura dell'I.N.F.S., integrandoli in un'analisi basata sull’individuazione di centri di concentrazione di segni di presenza, da noi assunti come "fix". I fix sono localizzazioni, tramite coordinate Est/Nord, di un determinato animale; questi vengono quindi elaborati statisticamente, tramite il metodo di Kernel, con software specifico, Range V. Infine,i dati sono stati riportati su cartografia digitale tramite softwares GIS (ArcGis 9.0 e MapInfo 7.0). Si è così ottenuto una rappresentazione grafica dell’home range grazie alla conversione di una distribuzione discontinua di punti (le localizzazioni dei segni di presenza) in una distribuzione continua, costituita da curve dette isoplete a probabilità costante. La nostra è pertanto interpretabile come una stima sull’Area Minima occupata dai singoli branchi, intendendo, con questo termine, le aree in cui gli animali si trattengono per la maggior parte del tempo, e in cui sono pertanto rilevabili, con abbondanze e frequenze maggiori, i segni della loro permanenza.

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3 INTRODUZIONE L’area dove si è svolto il presente studio è il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, M. Falterona e Campigna, divenuto tale nel 1994 dopo essere stato approvato nel 1993 (sulla base della L.N. 394/91). La Toscana, con le province di Arezzo e Firenze, e l’Emilia-Romagna, con la provincia di Forlì-Cesena, sono le regioni comprendenti il territorio del Parco Nazionale, esteso per 36.426 ettari dei quali l’80% è ricoperto da boschi. Questo importante risultato è dovuto alla gestione presente, portata avanti dal Corpo Forestale dello Stato con la collaborazione delle comunità locali, ma ha radici che affondano nel passato, infatti sono da ricordare l’opera di protezione secolare da parte dei monaci Camaldolesi ed i vasti rimboschimenti ottocenteschi, a testimonianza sia dell’amore per il territorio che di una lungimirante gestione. La protezione delle Foreste Casentinesi e dell’aspro versante adriatico è, quindi, antecedente all’istituzione del Parco e ciò ha consentito il mantenimento dell’elevato livello di biodiversità che caratterizza questa zona: sono, infatti, presenti centinaia di specie, tra piante ed animali, con rarità ed associazioni particolari. Da sottolineare la scarsa antropizzazione del Parco (3.000 residenti pari a una densità di 8 persone su 100 ha), e l’assenza di grosse arterie di comunicazione. Ci troviamo quindi di fronte ad un insieme di caratteristiche che fanno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, un luogo ideale per gli studi di tipo naturalistico. Il territorio vanta, tra le altre, la contemporanea presenza di cinque specie di Ungulati selvatici che vivono in condizioni di simpatria all’interno del suo territorio: il Capriolo (Capreolus capreolus), il Cervo (Cervus elaphus), il Daino (Dama dama), il Cinghiale (Sus scrofa) ed il Muflone (Ovis [orientalis] musimon). Sia per il Cervo che per il Capriolo, entrambi autoctoni in questo tratto di Appennino, abbiamo testimonianza di reintroduzioni passate; la presenza di Daino, Cinghiale e Muflone è frutto di introduzioni. L’interesse scientifico è ancor più accentuato se consideriamo la presenza nel Parco del maggior predatore di Ungulati selvatici del continente europeo: il Lupo (Canis lupus). Si può ben capire il valore ecologico dell’associazione preda/predatore che si ha l’opportunità di studiare, considerando pure la quasi totale assenza della pressione venatoria. La presente ricerca nel territorio del Parco si inserisce in un ampio progetto, partito nel 2001: “Monitoraggio genetico della popolazione di Lupo (Canis lupus)”.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Carlotta Cicotti Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.